La lanterna magica di Molotov

Michele Lupo

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coverAndarsene in giro fra le memorie della Russia prima che diventasse l’Unione Sovietica
e soffermarsi prevalentemente ma non solo sugli anni tragici e virulenti della Rivoluzione d’Ottobre ricostruendo storie di luoghiMosca innanzitutto, città che cambia volto più volte, ma anche la Siberia e le terre vicine al Volga – e di personaggi di varia fama: politica e letteraria, mirabile o sciaguratamente funesta.

Questo fa Rachel Polonsky ne La lanterna magica di Molotov, prodigioso volume tradotto da Adelphi che ci fa entrare letteralmente nelle stanze che furono di Molotov, Trockij e altri russi insigni, finanche nei recessi privati di figure che più pubbliche non avrebbero potuto essere. E per caratteristiche intrinseche al loro pensiero politico: per i bolscevichi il privato era pubblico, pretendevano di annientare la borghesia estirpandone le radici antropologiche, a partire dalle dimore che l’Ottocento aveva eletto a custodi dello spirito di un individuo – in questo, lo zelante servitore di Stalin non si distanzia ideologicamente dalla loro vittima. Sia Molotov che Trockij infatti vedono nel comunismo non solo un’ideologia politica ma “una teoria morale”.

Ci racconta Rachel Polonsky che, in attesa di preparare l’impresa dei Passages Walter Benjamin prende appunti su Mosca, ma fatica a trovare una casa in cui dilettarsi dolcemente con la sua amata: “nel nuovo credo comunista – scrive l’autrice – l’amore e il matrimonio erano diventate bagatelle”. Come il lusso borghese. Vaglielo però a dire alla moglie di Molotov, che invece all’estetica ci tiene e parecchio. Mentre Stalin riempie di microspie gli appartamenti dei compagni di partito (il ricatto sulle faccende private potendo quanto la tirannide sulla linea politica) la signora si vanta di essere la donna meglio vestita di tutta l’Unione Sovietica, cura la pubblicità di dentifrici, assolda i migliori insegnanti su piazza (stranieri, va da sé) di musica, lingue e ginnastica per la figlia.

Libro dunque di dotte e minuziose scorribande nel clima di un tempo lungo (pre e post-rivoluzione bolscevica, ma anche la Russia post-sovietica: dagli anni in cui “la nomenklatura circolava per Mosca  a bordo di berline americane” alla libertina ostentazione con cui oggi la ricchezza esibisce la propria volontà di potenza rendendo difficile anche il camminare – “significa infilarsi negli interstizi tra i paraurti delle macchine e i muri delle case”: potrebbe anche essere un frammento di reportage italiano…).

La ricerca vi acquista un sapore densissimo perché l’indagine muove dalle occasioni biografiche della stessa autrice, che sa unire la responsabilità del ricercatore all’umore del narratore. E perché Polonsky va a caccia di umori più che di sterile aneddotica, nel tentativo riuscito di cogliere il cuore di esperienze esistenziali che mere biografie o manuali di storia non possono penetrare.

Dalla politica alla letteratura nella Russia degli ultimi due secoli il passaggio spesso è breve. Prima di addentrarsi nelle vicende particolari di poeti e narratori dalle alterne fortune – Mandel’štam, Babel, Achmatova, gli amici Cvetaeva e Pasternak, etc –  prima di punteggiarne alcuni tratti della meravigliosa mappa esistenziale, ci si addentra nei loro libri tenendo stretta la convinzione romantica di Nikolaj Fedorov, lettore impareggiabile e custode della biblioteca Lenin, che essi appaiano come “esseri animati”. Che creano il mondo non meno di quanto lo rappresentino – mentre combatte con la fame Marina Cvetaeva esorta Pasternak a cercare nelle steppe meridionali il luogo simbolico di un’amicizia fra i sessi più intensa di un ordinario rapporto amoroso. Alcuni decenni prima, un uomo che difficilmente assoceremmo a una qualche forma di eroismo, affatto privo dell’allure guerriera evocata dalla poetessa suicida, aveva scritto un racconto intitolato La steppa. Conosceva bene l’aura tragica di un paese troppo grande, uno spazio nel quale “un piccolo essere umano non ha letteralmente la forza di orientarsi”.

Ciò che viene da quel mondo non poteva non essere per forza di cose fuori misura. La lanterna magica di Molotov, con la sua non riassumibile mole di storie, ne dà una qualche saporita ragione.

 

Rachel Polonsky

La lanterna magica di Molotov

Adelphi

traduzione di Valentina Parisi

Pagine 434

Euro 28,00

 

 

 

 

 

 

 

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Michele Lupo

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