I ponti di Bergen

Alessandra Stoppini

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pontibergengrandeIl romanzo I ponti di Bergen di Jan Gallou (Corbaccio 2013) narra “la storia di tre ragazzi poveri provenienti da un’isola fuori Bergen che grazie a uno scherzo del destino avevano ricevuto una borsa di studio per diventare ingegneri presso la più rinomata istituzione nel campo della tecnica”.
Norvegia fine del XIX Secolo. Nel piccolo villaggio di pescatori di Osteroya alcuni uomini erano annegati nelle fredde acque del Mare del Nord. Non era la prima volta e non sarebbe stata nemmeno l’ultima, perché era questo il destino della gente che viveva lungo le coste, su altri fiordi e su altre isole. Maren Kristin Lauritzen era rimasta vedova e i suoi tre figli, Lauritz, Oscar e Sverre erano diventati orfani. I ragazzini erano stati mandati a lavorare a Bergen presso la corderia di Cambell Anderson, erano svegli, abili e sapevano maneggiare corde e attrezzi talmente bene che ben presto sarebbero diventati cordai esperti.

Tutto procedeva con ordine e raziocinio in fabbrica fino al giorno in cui gli operai si erano accorti che i piccoli Lauritzen avevano costruito da soli una riproduzione in scala di una nave vichinga. A causa di questa “birichinata” i tre bambini erano stati licenziati ma Christian, il figlio del proprietario della corderia fanatico della cultura vichinga aveva subito compreso di trovarsi di fronte a un capolavoro ideato e costruito da “tre monelli geniali”. Christian aveva deciso che i Lauritzen non avrebbero fatto i pescatori ma sarebbero diventati ingegneri ferroviari, costruttori di ponti ma soprattutto edificatori di quella ferrovia che da qualche tempo si doveva montare. Un progetto, un’incredibile sfida di tecnica e d’ingegneria non impossibile da realizzare. La loggia di beneficenza di Bergen Il buon proposito avrebbe sostenuto i costi dell’istruzione dei Lauritzen: il Politecnico e la facoltà d’ingegneria all’Università di Dresda in Germania “la scuola di ingegneria più rinomata al mondo”. In cambio i ragazzi si sarebbero impegnati nella costruzione della mitica ferrovia Bergen – Oslo. Il sogno più grande di Lauritz, Oscar e Sverre stava per diventare realtà. “Prendetevi pure cura dei miei figli.”

L’autore svedese costruisce una trama che cattura l’interesse del lettore spostando lo scenario tra l’Africa Nera e le più importanti capitali europee. Assomiglia a una saga vichinga la storia di tre fratelli che avevano non solo un’assoluta predisposizione per la matematica e la fisica ma possedevano una propensione allo studio fuori dal comune. Divenuti adulti, gli ingegneri Lauritzen sarebbero andati incontro ciascuno al proprio destino: Lauritz innamorato di Ingeborg, sarebbe stato ostacolato dal padre di lei il barone von Freital, Oscar truffato da una donna, avrebbe abbandonato i fratelli e Sverre sfidando la rigida morale dell’epoca, avrebbe scelto il suo amore segreto.

Il romanzo, la cui coinvolgente storia continuerà nel volume La moglie proibita in uscita per il prossimo maggio, è composto di molti personaggi, ma il protagonista assoluto è il Novecento. Quello stesso XX Secolo che nel 1901 il Rettore della Technishule Hochschule alla cerimonia della consegna dei diplomi di laurea aveva definito come un mondo nuovo “testimone del più grande progresso della tecnica mai registrato in qualsiasi altra epoca nella storia dell’umanità”. Il viaggio di Lauritz, Oscar e Sverre era stato lungo ma grazie al loro ingegno e alla borghesia di Bergen avrebbero visto cambiamenti rivoluzionari e assistito a conquiste tecnologiche. Ardite fantasie di ieri e di oggi sarebbero divenute realtà.

“Pertanto ciò che abbiamo davanti a noi non è solo un progetto di uomini con un regolo di calcolatore al posto dell’anima, o una questione di leggi fisiche o altre scienze naturali. Ciò che avete davanti è soprattutto un progetto umanistico”.

Jan Guillou, svedese di origini francesi, è uno degli autori più letti e seguiti in patria. Giornalista investigativo, è stato arrestato nel 1973 con l’accusa di spionaggio, per aver scritto un articolo sui servizi segreti svedesi. Dopo quell’episodio Jan Gallou ha incominciato a scrivere romanzi, tra cui numerosi thriller e la serie delle Crociate: Il Templare, Il Saladino, La Badessa e L’erede del Templare che ha avuto successo in tutto il mondo, e che, pubblicato in Italia da Corbaccio (ora anche in edizione Tea), ha venduto 260.000 copie.

I ponti di Bergen è tradotto da Umberto Ghidoni.

Autore: Jan Guillou
Titolo: I ponti di Bergen
Editore: Corbaccio
Anno di pubblicazione: 2013
Prezzo: 16,40 euro
Pagine: 398

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Alessandra Stoppini

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