È una mattina come le altre quando Ann Joo Cho, figlia di immigrati coreani negli USA e protagonista di “Un taxi chiamato fedeltà” (66th and 2nd), torna da scuola e arrivata sotto casa vede la madre in taxi con il fratello minore.
Sulla portiera dell’auto, la scritta “fedeltà“, che è semplicemente il nome della compagnia di taxi eppure suonerà beffarda nei ricordi della piccola Ann per tutti i lunghi anni che passerà sola col padre, costruendosi una vita negli Usa in attesa che la madre torni da lei.
Primo e unico romanzo della coreana Patti Kim, uscito negli Stati Uniti nel 1997, Un taxi chiamato fedeltà è un libro sull’abbandono, i contrasti famigliari aggravati dall’immigrazione, dall’essere e sentirsi soli e diversi in un Paese straniero (lo proverà prima la madre di Ann, trascinata via dalla Corea dal marito e contro il suo volere, poi la stessa Ann crescendo in America). Ma anche sul diventare grandi senza madre, e con un rapporto padre-figlia tutto da costruire. La scrittrice è bravissima nel raccontare i tormenti interiori della piccola Ann, che da bambina profondamente intelligente diventa un’adolescente problematica, facendo un uso sapiente dell’ironia.
Un romanzo sempre delicato ma dove le parole, i pensieri, le vite dei personaggi pesano come macigni, in un’alternanza costante di leggerezza, sofferenza e capacità di continuare comunque a vedere i lati ordinari o paradossali della vita, mettendo il dolore dietro le cose quotidiane, il the, i pranzi e le cene, la scuola e una riparazione alla macchina. Capacità che è anche stratagemma molto umano per nascondere la sofferenza agli altri e soprattutto a se stessi, come nelle bellissime pagine finali. E così anche il rapporto, prima conflittuale, poi quasi affettuoso tra Ann e il padre, pur essendo quello tra due solitudini che si incontrano e con tutti i non detti e i drammi che il padre si è lasciato alle spalle, sa essere se non spensierato a tratti ironico, con l’immediatezza di alcuni rapporti tra padri e figlie.
Patti Kim ha anche il merito di portarci a contatto con usanze e abitudini della Corea, come nelle magnifiche storie che Ann ascolta dal padre, storie di villaggi, campagne poverissime, tragedie, famiglie patriarcali. Il legame della scrittrice con le sue due patrie - la Kim arrivò negli USA a quattro anni - torna vivido anche nell’appendice al romanzo, dove sono descritti alcuni dei giochi più popolari tra i bambini coreani e tra quelli americani.
Patti Kim è nata a Pusan, in Corea, nel 1970. A soli quattro anni emigra con la famiglia negli Stati Uniti. “Un taxi chiamato fedeltà”, suo romanzo d’esordio, le è valso il Towson University Prize per la letteratura. Nonostante l’ottimo successo di critica e pubblico però, Patti Kim si è fermata a questa opera prima. Vive negli Stati Uniti, a Potomac (Maryland).
Autore: Patti Kim
Titolo: Un taxi chiamato fedeltà
Editore: 66th and 2nd
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo: 14 euro
Pagine: 176
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