Storie di “miliardari per caso”. La nascita di Facebook

Valentina Presti Danisi

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miliardari-per-caso-facebookEduardo Saverin, studente del terzo anno di Harvard, incontra per la prima volta Mark Zuckerbeg nell’ottobre 2003. Da questo incontro inizia la storia di “Miliardari per caso” (Sperling & Kupfer), la storia dei creatori di Facebook.

Un incontro che genera questo commento da parte dello studente americano: “non poteva prevedere che il ragazzo con i riccioli un giorno avrebbe ideato e sviluppato l’intero concetto di rete di rapporti sociali, capovolgendolo. E che avrebbe cambiato la vita di Eduardo…”.

Eduardo e Mark sono due “geek”, come vengono definiti i “ragazzini secchioni e sfigatelli che trasformavano in algoritmi le proprie fissazioni”. Non se la cavano molto bene con le relazioni sociali, soprattutto con le ragazze. In compenso ciascuno di loro possiede un indiscutibile talento. Eduardo per gli affari, e Mark per il computer: “il ragazzo era un enigma, ma ovviamente anche un genio”. Ed è proprio la mente geniale di Mark a concepire un sistema in grado di mettere in comunicazione tutti gli studenti dell’ateneo, in maniera rapida, efficace e divertente.

Il libro di Mezrich svela i retroscena dell’impresa, facendo immergere il lettore nella vita del più prestigioso college americano, che però sembra ruotare attorno a un chiodo fisso: “Riuscire a fare sesso: era per questo che gli studenti (…) sceglievano certi corsi piuttosto che altri, e perché occupavano determinati posti in sala mensa”. In effetti, nella ricostruzione fatta da Mezrich, fu proprio in risposta all’ennesimo rifiuto da parte di una ragazza che Mark decise di dimostrare a tutti il proprio genio e la propria superiorità. Una sfida, insomma, che si concretizzerà in un sofisticatissimo atto di pirateria informatica.

Spinto dalla convinzione che “Le informazioni sono fatte per essere condivise. Le fotografie sono fatte per essere guardate”, il ragazzo rubò le schede e le foto di centinaia di studenti dagli archivi informatici dei vari dormitori, aggirando qualsiasi sistema di sicurezza. Poi rese pubblica la mole di informazioni, invitando gli studenti a votare le ragazze più carine. Da questo primo esperimento, che ebbe un inaspettato quanto istantaneo successo, sarebbe poco più tardi nata l’idea di Facebook: “uno strumento straordinario, capace di rendere più fluidi i legami, di accelerare l’intero meccanismo di socializzazione” o, ancora, “un vero social network digitale, che trasferiva il mondo reale su internet”.

Grazie al supporto economico di Saverin, Mark riesce quindi a creare il suo social network. All’inizio all’interno di Harvard, ma espandendosi poi a velocità impressionante in tutti gli altri atenei americani. Nel giro di pochissimo tempo diviene sempre più evidente che Facebook, o meglio Thefacebook come si chiamava allora, “sarebbe diventato l’affare più grosso del mondo”. Il progetto comincia ad attirare investitori di ogni specie. E se in un primo momento i due ragazzi, insieme a un fidato gruppo di amici, riescono a mantenere le redini della situazione, le cose sono inevitabilmente destinate a cambiare. Entrambi sono costretti a realizzare che “non era più una questione di amicizia. Si trattava di affari, semplicemente di affari”.

Ed è qui che le loro strade si dividono. Mark dimostra di essere pronto a tutto per salvaguardare la sua creazione, anche fare fuori gli amici dalla società che vale ormai miliardi. “Come nel caso di Eduardo, come nel caso dei Winklevoss, qualunque situazione si trasformasse in una minaccia – e non importava quale intenzione ci fosse dietro – doveva essere affrontata perché, in definitiva, l’unica cosa che contasse davvero era Facebook”.

Per quanto godibile, il libro di Mezrich presenta almeno due limiti: il primo è la visione necessariamente parziale della vicenda, dal momento che l’autore ha potuto raccogliere la testimonianza di Eduardo e non quella di Mark, il quale resta ancora per molti versi un mistero. Il secondo limite è l’approccio forse eccessivamente leggero, che tende a mettere in evidenza gli aspetti positivi dell’invenzione, accennando appena agli aspetti più “oscuri”, come ad esempio le battaglie legali che hanno coinvolto i protagonisti. In molte pagine traspare con evidenza la voce di un fan di Facebook, e non quella di un narratore obiettivo.

Ben Mezrich, laureato ad Harvard, è giornalista e scrittore. Opinionista della rivista Boston Common e collaboratore di Flush, è autore di numerosi saggi e romanzi di grande successo. Dal suo bestseller Blackjack Club è stato tratto il film 21, con Kevin Spacey. Vive a Boston con la moglie Tonya.

Autore: Ben Mezrich
Titolo: Miliardari per caso
Editore: Sperling & Kupfer
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 19 euro
Pagine: 276

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Valentina Presti Danisi

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