Esoterismo e omicidi nella Verona di Maxima culpa

Valentina Presti Danisi

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maxima-culpa-nundiniUn brutale omicidio, rituali occulti, inquietanti ritrovamenti: sono gli ingredienti di “Maxima culpa” (Ibiskos Editrice Risolo, 2010). Ambientato tra le ville della Verona bene, il giallo di Marco Nundini segue le indagini dell’avvenente ispettore Loreta Assensi. Mentre la giovane viene incaricata di fare luce su alcuni atti di vandalismo, forse collegabili al mondo dei rituali proibiti e delle sette sataniche, scopre il cadavere di un uomo, un bracciante moldavo a cui sono stati strappati gli occhi.

Sulla scena del delitto
viene rinvenuta una misteriosa sfera di legno. Si aprono diverse piste, da quella religiosa a quella del traffico d’armi dall’Europa dell’est, che porteranno la Assensi a scavare nei segreti di una comunità parrocchiale dove nessuno è ciò che sembra.

In un’intricata trama che coinvolge un numero sempre maggiore di personaggi, punto di svolta è la scomparsa di uno degli indiziati, il giovane prete Don Savino. L’uomo, apparentemente suicida, lascia un messaggio, “Mea culpa, mea maxima culpa”, e degli indizi che sembrano ricondurre la vicenda all’infinita, infinitamente retorica lotta tra il bene e il male, tra “mondo di sopra e mondo di sotto”, i due lati della sfera che abbracciano tanto la luce quanto l’oscurità, gli inferi, l’occulto.

Tuttavia, “dopo quasi cinque giorni dal suicidio di Don Savino la parola novità sembrava scomparsa dal vocabolario. In compenso sul dizionario qualcuno aveva sottolineato la parola letargo. L’intero paese pareva esservi sprofondato, complice la lunga pausa di agosto”.

A tratti letargica si fa anche la lettura del libro. Mentre si divaga su mitologia mesopotamica e intrighi internazionali, un nugolo di figure secondarie, dal collega della scientifica al medico legale alla archeologa, svolgono la funzione di deus ex machina nelle indagini, con le loro provvidenziali rivelazioni, intuizioni e conoscenze pregresse in svariati campi dello scibile umano.

Non si può dire che il libro rientri nel genere del giallo classico, fondato sulle brillanti intuizioni del protagonista e sulla ricostruzione dei fatti in base a una logica ferrea, e che non necessita di appoggiarsi sulle vicende private o sui particolari piccanti di protagonisti e comprimari per mandare avanti la storia.

Ci troviamo di fronte, piuttosto, a un nuovo genere, o forse, si teme, un nuovo classico: quello dei ggm, gialli geneticamente modificati, a causa dell’apporto massivo della cultura televisiva. Oggi qualsiasi appassionato di CSI e varie sue filiazioni sembra in grado di produrre qualcosa di fagocitabile per il mercato editoriale. Ma questo resta: un prodotto, non un’opera.

Si presuppone, tuttavia, che ogni genere abbia i propri lettori e cultori, ai quali ovviamente il libro in questione sarà consigliatissimo.

Marco Nundini, reggiano di nascita e veronese d’adozione, ha firmato per le maggiori riviste italiane di viaggi e turismo (Gente Viaggi, Panorama Travel, Qui Touring, Oasis, Traveller Condé Nast) reportage da ogni angolo del pianeta. Nel 1999 ha ricevuto in Messico il premio giornalistico “Pluma de Plata”, quale autore del miglior reportage sul paese in lingua italiana. Giornalista pubblicista da oltre un decennio ha coordinato l’area iniziative speciali del mensile Itinerari e luoghi. Nel 2008, per Ibiskos Editrice Risolo, ha pubblicato il poliziesco Vite Corsive.

Autore:  Marco Nundini
Titolo:  Maxima culpa
Editore:  Ibiskos Editrice Risolo
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo:  14 euro
Pagine:  304

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Valentina Presti Danisi

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