“Amanita” (Pendragon, 2009) di Gabriele Cremonini, è la storia di due donne diverse, nate e cresciute in epoche diverse ma nelle stesse valli bolognesi. Malvina, che apre e chiude l’intero romanzo, nata all’alba del ventesimo secolo; e Zelda, la “streja”, venuta al mondo nel 1669. Donne diverse ma accomunate da una particolarità, uno scherzo della natura: hanno tre seni. Le loro rispettive madri cercheranno di proteggerle per questo, ben sapendo i tanti malintenzionati pronti a colpire le ragazze così intimamente.
Ma non c’è scampo: il diverso, quali che siano le epoche storiche, è sempre osteggiato. In Malvina, un “dottorino” vede la possibilità di far carriera e diventare celebre; la maîtresse di una casa d’appuntamenti la compra per i suoi clienti più facoltosi; un impresario di spettacoli ne fa un fenomeno da baraccone.
Non va meglio a Zelda, la cui peculiarità fisica viene scoperta e divulgata in seguito a una violenza sessuale, e si ritrova a fare da capro espiatorio nell’eccezionale carestia che ha colpito la valle. Per l’occasione viene chiamato da Bologna un Inquisitore e Zelda viene tenuta segregata ma in vita perché confessi pubblicamente di essere una strega.
Intorno alle due eroine, una galleria di personaggi minori ai quali vengono dedicate diverse pagine per raccontarne la storia, come quella dell’Inquisitore, frate Serpieri, e del suo amore tragicamente stroncato sul nascere. Ogni personaggio ha dignità narrativa e il risultato è un romanzo costellato di cammei delicati e incisivi. Interessante risulta essere l’analisi della condizione femminile nell’Appennino emiliano, in un arco di tempo che comprende all’incirca quattro secoli: chiaro omaggio alla donna, ma anche preciso lavoro di documentazione storica.
“Amanita” è un romanzo storico con corpose pennellate di noir, che tingono un epilogo inatteso. Il titolo fa riferimento all’unico fungo dal nome femminile e dalla bellezza mozzafiato. Cremonini utilizza una lingua d’altri tempi, ma il tema della demonizzazione del diverso risulta straordinariamente attuale.
Gabriele Cremonini è un giornalista bolognese. Si occupa di comunicazione su diversi fronti: teatro, televisione, radio, pubblicità. Il suo romanzo d’esordio, Sputasangue, è uscito nel 2007 e si è aggiudicato il premio opera prima Rhegium Julii. In seguito ha pubblicato Bo-stick e CiBò, raccolte di racconti brevi su Bologna, il suo territorio e la gastronomia. È autore di Maiali si nasce, salami si diventa, dissertazione sul porco scritta insieme a Giovanni Tamburini, pubblicata, come tutti gli altri volumi, dalla casa editrice Pendragon.
Autore: Gabriele Cremonini
Titolo: Amanita
Editore: Pendragon
Anno di pubblicazione: 2009
Prezzo: 14 euro
Pagine: 212
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