L’inverno si era sbagliato. Intervista a Louisa Young

inverno-siera-sbagliatoL’inverno si era sbagliato” di Louisa Young (Garzanti 2011) è un potente affresco della vita in Gran Bretagna e sul fronte alleato di tre donne, Nadine, Julia, Rose e due uomini, Riley e Peter, durante la Prima Guerra Mondiale.

L’enorme sconvolgimento, l’immensità assoluta di ciò che succede là riduce l’individuo a un nulla”. Così scriveva “nel fango assoluto della trincea il Capitano Riley Purefoy, nato povero, a Nadine Waveney, dolce amicizia d’infanzia trasformatasi in amore profondo e assoluto osteggiato dai genitori di Nadine, perché non apparteneva a una giusta classe sociale.

Oh mio adorato marito, non avrei mai pensato di doverti scrivere una notizia simile in una lettera e ora che mi tocca farlo quasi non so in che modo formularla”. La “bella Julia che amava suonare il violoncello comunicò in questo modo al proprio marito, il Maggiore Peter Lockeuomo puro, dai gusti puri e gradevoli”, la sua gravidanza. Julia attendeva il ritorno, nella magione avita di Locke Hill, del suo compagno mentre lui era testimone, insieme ai suoi uomini, in terra francese degli infiniti orrori di una guerra che sarebbe dovuta essere lampo e che invece durò quattro anni. “La guerra sarebbe finita. Lui sarebbe tornato”.

Rose la cugina di Petersapeva benissimo che nessuno si era mai aspettato sul serio che lei prendesse marito”. La donna era infermiera presso il Queen Mary’s Hospital a Sidcup nel sud est di Londra, dove si eseguivano innovativi e sperimentali interventi di chirurgia plastica al viso dei soldati feriti in trincea, grazie al talento del Maggiore Harold Gillies.

Questo romanzo è un’opera di finzione, per la quale ho preso spunto da fatti reali” ha scritto l’autrice nelle note finali. Mentre tre donne attendevano con trepidazione la fine dei combattimenti, la guerra deflagrava nelle Fiandre nelle battaglie di Ypres con l’uso indiscriminato di gas letali e nelle battaglie della Marna, affluente della Senna a ovest di Parigi. La giornalista e scrittrice inglese dimostra di saper descrivere l’atmosfera e le sensazioni dell’epoca sulle note di It’s a Long Way to Tipperary la più famosa canzone inglese della Prima Guerra Mondiale.

Il romanzo, già fenomeno editoriale in Inghilterra, si legge senza staccare gli occhi dalle pagine, il lettore rimane colpito dalla forza d’animo delle donne protagoniste, dalla fermezza e dal coraggio degli uomini in prima linea. L’autrice vuole dimostrare come l’essere umano possa cambiare attraverso dolorose esperienze e grandi dolori. “E poi fu inverno, e Natale, e la guerra non sembrava voler finire”.

My Dear I Wanted to Tell You. Signora Young, come mai ha scelto questo titolo per il Suo secondo romanzo?
“Il titolo è preso da una delle cosiddette cartoline prestampate inviate dal fronte dai soldati feriti alle famiglie a casa. Erano modelli di cartoline ideate per far risparmiare tempo alla censura, nelle quali le diciture erano standardizzate, salvo per alcuni spazi vuoti per il nome e l’entità delle ferite. Cartoline date ai soldati feriti che iniziavano con Miei cari volevo dirvi… Mi sembra naturale che se a un soldato ferito, poco o tanto in guerra, fosse chiesto di compilare questa cartolina non potrebbe che dire una bugia ai propri cari, perché non potrebbe mai scrivere “mi hanno ferito al volto” ma scriverebbe “mi hanno ferito al dito” e così via… Da qui poi è scaturito anche tutto il mio pensiero riguardo al fatto che questi reduci una volta tornati a casa non parlavano mai della guerra. Questo fatto di non parlare di non esprimere le proprie sofferenze è una cosa tipicamente inglese. Volevo scrivere della volontà, della voglia e della difficoltà di comunicare questi sentimenti.”

Dove ha tratto l’ispirazione per scrivere il libro?
“Ho tratto ispirazione da mia nonna, la quale nel periodo della Prima Guerra Mondiale aveva lavorato con i primi chirurghi plastici. Mia nonna aveva scritto un diario. Inoltre ho tratto ispirazione dai soldati che avevano subito delle deturpazioni al viso, avevo letto delle operazioni chirurgiche che avevano fatto. Operazioni ammirevoli da un lato ma allo stesso tempo sorprendenti e spaventose. I chirurghi, tra i quali il Maggiore Gillies, adottarono una tecnica introdotta in India 4.000 anni prima facendo crescere lembi di pelle sul viso. In questo modo inventarono la moderna chirurgia plastica.”

Desidera descriverci brevemente le figure di Riley e Nadine?
“Lui è un giovanotto veramente dolce e carino, lei è una ragazza molto dolce e carina… Nadine è nata in una famiglia benestante, possiede un notevole talento artistico, Riley è un giovane ambizioso, lavoratore che proviene dalla working class. I ragazzi s’innamorano e poi fra loro si frappongono non solo i genitori di Nadine che considerano Riley non all’altezza della loro figlia ma anche la guerra che diventa un altro ostacolo da superare. Quello che unisce i due giovani è un amore vero, c’è molta forza in questo amore che fa sì che loro superino tutto quello che la storia butta loro addosso.”

Quali fonti ha consultato per scrivere il romanzo?
“Tutto quello che ho trovato! Mi sono documentata leggendo di tutto: libri di memorie, biografie, romanzi, poesie. Ho visto film, fotografie, ho ascoltato la musica. In effetti, la storia ruota intorno a un episodio vero che ho trovato di un giovane che si vedeva così brutto dopo l’operazione di ricostruzione del volto che pensava che la sua fidanzata non lo avrebbe mai potuto accettare e quindi le raccontò una bugia, dicendole che si era innamorato di un’altra e l’ha lasciata. Come si sarà sentita la ragazza? Come avrà reagito la ragazza? Avrà scoperto o no la verità? In pratica ho raccolto anche la storia di un libro di memorie di un’infermiera che lavorava nel reparto del Queen Mary’s Hospital a Sidcup dedicato alle ricostruzioni facciali.”

Questo romanzo parla di amore, di guerra ma soprattutto della nascita della moderna chirurgia estetica e sul concetto di bellezza. Ce ne vuole parlare?
“Il libro parla più che altro degli effetti della guerra. Io per fortuna non ho mai vissuto l’esperienza della guerra. Questo libro riguarda tutto ciò cui noi attribuiamo veramente valore, cioè la bellezza ma non la bellezza fisica. Sono tutte cose ovvie lo so… però ogni tanto abbiamo bisogno che qualcuno ce le ricordi. Proprio attraverso un’esperienza tragica e di sofferenza come la guerra ci vengono ricordati prepotentemente valori quali la gentilezza, il sostegno reciproco, l’amore, l’affetto, l’onore. Le cose superficiali scompaiono…”

Lo splendido finale sembra preludere a un sequel del libro, ne ha già in mente il seguito?
“Sì, sì! L’ambientazione è al tempo della Seconda Guerra Mondiale, ci sono sempre Riley e Nadine, i loro figli, la famiglia di Nadine si trova in Europa, in Francia… Ma non posso dire molto, perché la trama ancora non si è abbastanza sviluppata nella mia testa…”

Louisa Young, londinese, discende da una famiglia di scrittori, scultori e poeti. Giornalista scrive regolarmente per il Guardian. Il suo primo romanzo Baby Love è stato candidato all’Orange Prize.

Autore: Louisa Young
Titolo: L’inverno si era sbagliato
Traduzione di Roberta Scarabelli
Editore: Garzanti
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo: 18,60 euro
Pagine: 352