È davvero tutta colpa di Robben?

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Nicola Tanno ha poco più di vent’anni, come tanti della sua generazione decide di cambiare aria, di cambiare Paese. Lo fa per amore e sceglie Barcellona, nella civilissima Spagna di Zapatero, tutto normale, tutto simile a centinaia di giovani italiani che scelgono altre strade. Continue reading

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Ecco “E invece sono fuoco”. Poesie per Valeria Gentile

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Si può viaggiare intorno al mondo, si può avere sempre pronto uno zaino da mettere in spalla e lasciarsi guidare dal vento o dall’istinto ma, quando partiamo, difficilmente riusciamo a dimenticare le nostre origini.   Continue reading

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“Guerrilla Blues”. Poesia nel segno di Jack Hirschman

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Dall’incontro “catartico” con il poeta americano Jack Hirschman, nello storico Caffé Trieste di San Francisco, nasce “Guerrilla Blues” (Edizioni Ensemble) di Alessandra Bava. Queste liriche bilingue (scritte in inglese e poi tradotte in italiano dalla stessa autrice) mostrano tutta la sapienza e la passione di questa poetessa, nata a Roma ma cresciuta all’estero, frequentando scuole internazionali. Continue reading

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“Il quadro del mondo”

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Il quadro del mondo è il primo libro di Gerry Gherardi. Si tratta di una raccolta di poesie accorate e palpitanti, all’insegna di sentimenti onesti e genuini. Il tema conduttore del volume è l’amore, affiancato a un’autobiografismo soave e a tratti malinconico. Da un lato, assistiamo alla vocazione al canzoniere, inteso come cronistoria dell’Io delle più svariate sfaccettature del sentimento amoroso, dall’altro, invece, sembra rifuggirlo ed aspirare al nobile quanto ardito tentativo di approdare al romanzo in versi.

Il verso, infatti, tende spesso al prosastico ma, altrettanto fermante, lo elude tenendo sempre alta la tensione poetica attraverso una serie si strumenti linguistico-poetici propri della materia lirica.  Gherardi ricorre spesso all’utilizzo dell’anafora (come perdersi per caso/ … come un bimbo innamorato), di incisi che destano subito l’attenzione del lettore (M’innamorai della malinconia), di cesure per cadenzare il verso e degli enjambement per rendere più fluida e avvincente la narrazione. Come già detto, si può leggere tra le righe un’indubbia vocazione al romanzo in versi. L’utilizzo di assonanze e consonanze, in buona sostanza, conferiscono una maggiore musicalità interna ed estrinseca al verso, mantenendo sempre intatta la tensione poetica dei testi. Le liriche di Gherardi si prestano ad essere lette sia  singolarmente che come capitoli di un continuum narrativo. Ogni poesia appare, infatti, compita, sia che si tratti di un componimento lungo che di un frammento, e ogni immagine o storia narrata viene scandagliata nelle più intime sfumature.  Ogni componimento, in definitiva, è come se costituisse un tassello di un unico puzzle la cui cornice è costituita dalla campagna toscana o laziale, dall’Io narrante, dalle figure familiari e da quella femminile. L’autore stesso è un profondo conoscitore della sfera femminile, un’anima sensibile che non fatica ad entrare in comunione con l’altro sesso.

Se, da un lato, il paesaggio è caricato delle sensazioni filtrate dal poeta, dall’altro rifugge il petrarchismo poiché l’Io non ha bisogno di mediazioni ed è quasi sempre espresso in prima persona e si oppone a maschere e cristallizzazioni.

Il linguaggio di Gerry è quello del quotidiano, depauperato ma non povero, soprattutto essenziale. È evidente, a mio avviso, il debito verso una certa tradizione novecentista, sia italiana (Bertolucci, Montale, Ungaretti)  che francese (penso soprattutto ad alcune bozze scenografiche alla Prévert), nell’uso della strofa (per lo più regolare), della rima interna e della cesura che appare sulla falsariga del Pavese di Lavorare stanca. Mi riferisco, in particolare,  ai paesaggi di campagna, ai papaveri, alle colture e alle atmosfere trasmesse che può definire così bene solo chi si è sporcato le mani con il lavoro dei campi e con il sudore.

Lo sfumato del lessico, del ricordo e delle narrazioni in genere e il fluire del tempo, costituiscono nella poetica di Gherardi due vere e proprie “ossessioni” semantico-tematiche. Espressioni come “voci lontane”, “un giorno lontano” e “un canto lontano” sono sparpagliate un po’ ovunque, come se l’autore volesse leopardianamente suggerirgi la poetica del vago, sulla falsariga dell’aedo marchigiano. Il tempo, invece, è visto come incombente e spietato, una ruspa che tutto spiana e una bussola a cui tutto si riconduce. Basti segnalare espressioni come “rughe del tempo”, “nel silenzio dei tempi” o “sul viso del tempo”. L’amore, filo conduttore dell’opera prima di Gerry Gherardi, è approfondito e investigato da ogni punto di vista: come souvenir di gioventù,  come idealizzato o immaginato, come empirismo gioioso o provante, come amore sponsale che si rinnova o sentimento fraterno e rassicurante per una persona cara o un  familiare. L’autore toscano dedica il libro ai propri nonni.

In conclusione, il libro del nostro scrittore riesce a farci cogliere, sin dalle prime righe, tutto il calore dei sentimenti più  veraci e genuini e  l’agrodolce della vita quotidiana, strettamente connessi ad un Io poetico incline al realismo e ad un lirismo assolutamente esente da qualunque forma di retorica o autocompiacimento.  Il fatto che Gerry sia anche un attore di teatro ci aiuta a meglio chiarire la struttura di alcuni suoi componimenti i cui versi si susseguono come fotogrammi di una pellicola o cambi di scena di palco: “lei, / nuda, / coperta di seta / sulla pelle, / zucchero a velo / trasparente, leggero …”

Da un punto di vista linguistico e tematico, il libro si segnala anche sorprendente unità strutturale che appare soppesata e raffinata, frutto di un’attenta ricerca e meditazione semantica ineccepibile: “M’innamoro di te / come il vino nel bicchiere,  / rosso di terra / nell’ora del sole / che muore sui monti / tutte le sere.”

Il quadro del mondo è il primo e prezioso lavoro di Gerry Gherardi. Francamente, ci auriamo di vederne altri quanto prima. Da leggere.

Gerry Gherardi nasce a Pontedera un sabato d’agosto del 1978 alle 9,30 di mattina, faceva caldo e tutti erano in ferie. Dopo vent’anni passati a respirare l’aria dei campi di grano toscani si trasferisce a Roma dove frequenta la scuola di teatro “Ribalte” sotto la guida del Maestro Enzo Garinei. Debutta in teatro con Francesca Draghetti in “Terapia di Gruppo” di Christopher Durang, primo spettacolo di una lunga serie che scandisce una prolifica collaborazione. Doppiatore e sceneggiatore mette in scena due monologhi e una parodia per quattro attori. Il quadro del mondo è il suo primo libro.

articolo di Angelo Gasparini

Autore: Gerry Gherardi

Titolo: Il quadro del mondo

Editore: Edizione Ensemble

Anno: 2012

Pagine: 70

Prezzo: 10,00 euro

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“Il segno delle orme”. Mostra & presentazione catalogo

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Una mostra per ricordare la Liberazione e la Resistenza, mettendo a confronto due generazioni di artisti: dal 20 aprile al 25 maggio, alla Casa della Memoria e della Storia i giovani studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma si confrontano con gli artisti che hanno partecipato e vissuto in prima persona la tragedia della guerra ma anche la ricostruzione civile e morale dell’Italia con la mostra “Il segno delle orme”. Continue reading

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Dolore e realtà trasfigurati che diventano Poesia

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Matteo Blasi è stato un artista, musicista, giornalista, organizzatore di eventi e poeta. Le sue liriche sono state pubblicate postume per desiderio dei genitori Rodolfo ed Elsa, dopo la morte di Matteo nel settembre 2011, piegato dal cancro. “Ogni volta che ti piove in testa cerca il sole” è la prima raccolta di poesie di Blasi: liriche che colpiscono al cuore per la loro intensità. Continue reading

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La mia “Poesia come pietra”: Versi d’amore e di lotta

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È con molto piacere che abbiamo intervistato il poeta Massimiliano Damaggio, autore di Poesia come pietra (Ensemble, 2012), un’opera intensa in cui “la poesia è una pietra che si lancia, ma che, quando arriva, si trasforma in una preghiera”. Continue reading

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“Il titolo lo dai tu”

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Il titolo lo dai tu (Esnemble, 2012) è la seconda raccolta poetica di Roberto Orsatti. Una raccolta corposa che esprime una poetica matura e consapevole e una certa ricerca nello stile e nel linguaggio.

È difficile cercare un minimo comune denominatore dei testi perché l’autore riesce a non dare alcun appiglio al lettore.

Questo rivolgersi direttamente a noi è un omaggio alla purezza della poesia: siamo noi a dover dare il titolo alla raccolta. È assente anche la tradizionale prefazione, quella che troviamo sempre in appendice ai libri di poesia.

Orsatti ci mette alla prova ben consapevole di portare a casa la vittoria. È difficilissimo, impossibile, catalogarlo in un genere o in uno stilema.

Una poesia che è poesia d’amore ma anche altro.

Una poesia che è poesia civile ma fino ad un certo punto.

Una poesia che è poesia lirica ma è anche prosastica.

Una cosa solo è certa: non ci troviamo di fronte ad una poesia nichilista. Anzi due: Orsatti racconta la vita. E a volte la inneggia anche: “Io vivo per” dice. Ed elenca una serie di motivi: Cuore, dolore, felicità, amore, tristezza, malinconia, paura, coraggio, scelta, mano, gesto, chiarezza, furore, rabbia, onestà, calore, passione, sensi, sapore, gioia, ritmo, corsa, fatica, sudore, respiro, ansia, pensiero, attesa, paura, pazzia, battito, rumore, suono, musica, colore, vita.

La vita dunque come forza assoluta (e protagonista) ma dipanata in ognuna delle sue forme: naturale e metropolitana, familiare e civile, reale ed onirica, felice e triste.

Orsatti coglie nel segno proprio perché non crea sovrastrutture ma cerca nella semplicità la chiave di volta per tracciare il flusso continuo tra ciò che si vede, ciò che si vuole esprimere, e quello che si trascrive traducendolo in versi.

Roberto Orsatti è nato a Ferrara nel 1959, si trasferisce nei primi anni ‘60 a Roma. da sempre lavora nel mondo dei saperi, prima come insegnante delle scuole medie e successivamente presso l’Istituto Superiore di Sanità. da molti anni è impegnato nel mondo politico-sindacale.

Collabora con alcuni giornali e portali web. Nel 2010 pubblica la sua prima raccolta di poesie “Le parole che non so dire”.

“Il titolo lo dai tu” è la sua seconda silloge poetica.

Autore: Roberto Orsatti

Titolo: Il titolo lo dai tu

Editore: Ensemble

Anno di pubblicazione: 2012

Prezzo: 12 euro

Pagine: 110

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