Il Recensore.com

Archivio ‘Varie’

Anime tagliate

scritto da Redazione il 3 febbraio 2012

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Che senso c’è, nel dolore ostentato? Nell’effrazione di ogni codice, nello stupro di ogni convenzione buona e confortante? Che gusto c’è dietro una lacrima di sangue, come quella che troneggia in copertina?

C’è che attrae perché respinge. O re-pelle, che è lo stesso. È la stessa storia di sempre: odi et amo (ano, forse qui). Sempre in bilico tra abbandono e negazione, tra estasi e rimozione. Ci sarà un motivo, no?, se la domanda incontra l’offerta. Viali e viali, adorni di alberi notturni spogli e semoventi.

Su questo piano, proprio su questo si gioca il bel libro di Francesco Scardone. Cosa offre chi si offre? Cosa nasconde, la ricerca del dolore? Quali patimenti copre? Quali vuoti riempie, chi si fa riempire o, anche (meraviglioso finale), si riempie da sé?

Propri gli stessi di chi riempie, Vuoto e pieno, scambio di pene (…) che appaga. Perché rompe, certo. Supera convenzioni asfissianti, dilata confini di genere e ruoli naturali e arbitrari travalicati dall’impeto di una passione tacciata di devianza e per questo, anche per questo tanto potente. Irresistibile. Da dipendenza. Dà, dipendenza, la complicità mercenaria della sovversione. E tutto si fa lecito, incluso scoprirsi capaci tanto di infliggere, dolore, quanto di assorbirne. Una sfida al rialzo. Non c’è colpo che io non possa parare: quindi, io ti posseggo. Paghi l’illusione di possedere, ma è di essere posseduto da chi possiedi, che sei pago. E tornerai. Cliente mio più fedele più i un automobilista alla sua pompa.

Come in ogni libro accadono cose. Qui, accadono bene e bene si susseguono: c’è maestria. È, questo, un libro tanto scabroso per il tema quanto piana ne è la scrittura. Straniante, deve essere così. Scivolano, le pagine; sapiente, il dosaggio complessivo, anche delle volgarità, delle aberrazioni. Questa è la cifra stilistica dei tempi, baby. Fattene una ragione. Ogni enunciato è un fendente ben assestato contro il corpo delle tue presunte verità. Dei tuoi limiti, dei tuoi baluardi etici. Ciascun fendente colpisce in sagoma: mira a tagliare anche la tua, di anima. Non più innocente, te ne accorgerai, di quella dei protagonisti.

Questo libro è una mattanza del buonsenso che alla fine, mistero delle Arti e degli scrittori di talento, un senso te lo consegna. Anche se non vorresti, anche se è scomodo. Anche se hai letto, forse tu pure, col pretesto di cercare appigli al tuo innato disgusto per ciò che non si fa.

O che non hai tu il coraggio di fare.

articolo di Andrea Viviani

“Il bacio dell’angelo caduto”

scritto da Elisa Bonfadini il 2 febbraio 2012

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Giovani liceali alle prese con più antico dei drammi: l’amore. Una lotta tra sentimento e razionalità, tra terreno e celestiale che non sembra lasciare nulla al caso. “Il bacio dell’angelo caduto” (Piemme, 2010) risveglia il gusto dell’amore proibito.

La giovane studentessa Nora, non ha mai cercato o pensato all’amore, malgrado avesse accanto la sua migliore amica Vee, intenzionata solo a trovarle un ragazzo. Quando nella sua classe compare Patch, qualcosa sembra attrarre l’attenzione della giovane. Un ragazzo dal sorriso irresistibile, ma tanto spavaldo e sicuro di se da creare in Nora una forte antipatia. Seppur la giovane tenti in tutti i modi di stargli alla larga, l’attrazione è troppo forte: più forte delle sue convinzioni e di quello spirito di conservazione che la fa dubitare dell’onestà del ragazzo.

Nel frattempo hanno inizio strani avvenimenti, incidenti che non lasciano segni di alcun genere, se non quello di infondere in Nora la paura di essere braccata da qualcuno. Comincia così una sua personale indagine che la metterà via via sempre più in pericolo, tanto da dover chiedere aiuto a quel giovane da cui vorrebbe poter stare alla larga.

Si scopre così la vera natura di Patch e il perché della sua presenza accanto alla giovane, ma nell’ombra c’è sempre qualcosa che cerca di attirarla a se.

Un’antica lotta ed il destino che  la pone innanzi ad una scelta: vita o morte, amore o odio, terra o cielo?

Un divertente ed avvincente romanzo urban-fantasy che ci porta a sognare l’amore eterno.

Titolo: Il bacio dell’angelo caduto

Autore: Becca Fitzpatrick

Editore: Piemme

Anno: 2010

Prezzo: 17,00 euro

Pagine: 334

Amber per sempre

scritto da Alessandra Stoppini il 1 febbraio 2012

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Sensuale, molto femminile, combattiva ma soprattutto moderna. È Amber di Kathleen Winsor (SUPERBEAT 2011) fascinosa wonder woman protagonista del bestseller da oltre due milioni di copie dell’autrice californiana pubblicato per la prima volta nel 1944. Le mirabili gesta di Forever Amber (titolo originale del volume) che hanno inaugurato lo scorso novembre la nuova collana SUPERBEAT hanno come sfondo la seicentesca Inghilterra della Restaurazione al tempo di Carlo II Stuart. Amber St.Clare, figlia illegittima di genitori nobili non sposati tra di loro, abbandona la campagna dell’Essex per la tentacolare Londra che si è appena scrollata di dosso undici anni di puritano potere del Lord Protettore Oliver Cromwell. “Finalmente, quando sembrava che niente più potesse cambiare, il re tornò nel suo paese, dal suo popolo. Carlo Stuart non era più Carlo Senzaterra”. Qui Amber, pagina dopo pagina, inizia la sua scalata al successo e alla ricchezza con una determinazione ferrea consapevole che dalla sua figura emana non solo una “rigogliosa esuberanza” ma anche una “promessa di piacere che subito si comunicava agli uomini”. Un potere, un’arma in più che suscita la gelosia istintiva nelle altre donne e una cieca bramosia negli appartenenti alla razza maschile, siano semplici garzoni, ufficiali, ricchi mercanti, aristocratici o lo stesso sovrano. “Sei la donna dei sogni di qualunque uomo”.

Le avventure di questo fiore inglese dai capelli biondi e dagli occhi screziati d’ambra che si leggono tutte di un fiato, crearono scandalo all’uscita del romanzo procurando un’immediata fama alla giornalista/scrittrice. Forever Amber vendette centomila copie solo la prima settimana nonostante fosse stato bandito prima da tutte le librerie di Boston e poi in altri quattordici Stati USA a causa degli espliciti riferimenti contenuti nel libro riguardo alla peccaminosa narrazione di gravidanze illegittime, scene di rapporti sessuali e come se non bastasse di svariati aborti. Nonostante il Codice Hays, che controllava la morale del cinema americano, avesse caldamente consigliato che il libro non diventasse film, nel 1947 Otto Preminger diresse Ambra (Forever Ambra) protagonisti Linda Darnel e Cornel Wilde togliendo dalla pellicola ogni riferimento immorale. Il primo feuilleton storico redatto con una perfetta ambientazione dell’epoca fu divorato e letto di nascosto dalle avide lettrici conquistate da una donna che tre secoli prima era diventata artefice del proprio destino. Mentre i loro padri, fidanzati o mariti combattevano in Europa per evitare il pericolo nazista, le lettrici americane scoprivano in Amber un’eroina che lottava anche con metodi non propriamente ortodossi per l’affermazione di se stessa, per la propria emancipazione. Non sarà certo la corrotta corte inglese, né la peste e nemmeno il furioso e devastante incendio di Londra del 1666 a fermare l’intraprendenza e la spregiudicatezza di Amber che al termine delle oltre 800 pagine approderà nell’ancora vergine America alla ricerca del suo grande e unico amore, Bruce Carlton, lancia in resta alla conquista del nuovo mondo. Perché per Amber come per l’intrepida Rossella O’Hara di Gone with the WindDomani è un altro giorno”.

Kathleen Winsor (1919 – 2003) visse in California e si laureò a Berkeley. Appassionata studiosa della Restaurazione inglese, divenuta celebre dopo la pubblicazione di Amber, ebbe un’intensa vita mondana e sentimentale: si sposò quattro volte, tra cui una con il famoso clarinettista Artie Shaw.

Autore: Kathleen Winsor

Titolo: Amber

Editore: SUPERBEAT

Anno di pubblicazione: 2011

Prezzo: 14,90 Euro

Pagine: 880

Matteo Ramundo tra fobie e follie

scritto da Redazione il 31 gennaio 2012

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Il giovane Matteo Ramundo con “Phobia” è al suo secondo libro e mostra tutta la determinazione del veterano della carta e penna, unita all’innovazione lessicale e tematica in un libro che conferma che il talento non ha bisogno di una data di nascita troppo antica.

Le poesie di Ramundo scorrono come una lente di ingrandimento sul nostro animo, lasciando il lettore sconvolto dal carico esistenziale che questo giovane autore riesce a trasmettere.
Sono poesie dell’abbandono? Oppure sono una summa morale dell’uomo occidentale sconvolto dalla paura di vivere? A queste domande il lettore può dare delle risposte silenti ed interiori perché come diceva Cèline “l’uomo che non prova mai paura è perduto”.
“Phobia” ci appare come un decalogo, un catalogo dei viventi, perché spesso siamo di quello che abbiamo paura, spesso siamo quello che non appare al resto del mondo.
La poesia di Matteo Ramundo è una poesia colta che nelle rime e nelle ideazioni di giochi lessicali mai banali, che tendono a rendere più leggera la narrazione poetica che altrimenti risulterebbe proibitiva. E’ un volume che non ha una necessaria struttura stabilita, possiamo infatti iniziarlo dalla fine o farlo divenire un piccolo breviario quotidiano per le nostre crisi irrisolte o per i nostri sorrisi spezzati da qualche pensiero astratto.
“Phobia”  serve a non perdersi nel labirinto della città e a pensare che non siamo soli ad aver paura e dichiararlo è molto coraggioso.

Matteo Ramundo è nato il 26 marzo del 1991 a Roma. Esordisce nel 2010 con la raccolta non-sense Nella mente del mentecatto (Ed. Gruppo Albatros Il filo); nello stesso anno, conclusi gli studi superiori, entra come allievo attore presso l’Accademia Nazionale d’arte drammatica “Silvio D’Amico”, dove attualmente frequenta il secondo anno. Nel 2009 parte con l’onlus AfrikàSì per uno scambio interculturale avvenuto tra un piccolo gruppo di studenti romani e studenti provenienti dalla baraccopoli Deep Sea di Nairobi.

Attualmente è il presidente di UP (University Project), progetto che mira a sostenere gli studi universitari di parte di quell’umanità a cui rimarrà eternamente legato.

Autore: Matteo Ramundo

Titolo: Phobia

Editore: Ensemble

Anno di pubblicazione: 2012

Prezzo: 10 euro

Pagine: 92

Bolaño postumo

scritto da Michele Lupo il 30 gennaio 2012

i-dispiaceri-del-vero-poliziottoChe le trame nei romanzi di Bolaño (ecco un lascito postumo dal titolo “I dispiaceri del vero poliziotto”Adelphi) siano se non elusive tutt’altro che lineari, indifferenti a un’idea ortodossa del plot (benché si tratti di storie, sia chiaro, di personaggi che non smettono di chiacchierare, scopare, congetturare, spostarsi da una parte all’altra del mondo) è noto.

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Due saggi sul potere

scritto da Michele Lupo il 27 gennaio 2012

lc2b4invenzione-della-virilitaDue saggi diversissimi, per tema, impostazione, struttura eppure imparentabili da un denominatore comune per così dire iper-classico: il potere. L´invenzione della virilità. Politica e immaginario maschile nell´Italia contemporanea, Carocci, pagg. 182, euro 17) di Sandro Bellassai e Suggestione. Potenza e limiti del fascino politico (Bollati Boringhieri) di Andrea Cavalletti.

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Nella Casa di Gilead

scritto da Michele Lupo il 26 gennaio 2012

casa-einaudiUna famiglia priva di un figlio di buona donna rischia di non essere abbastanza interessante, per chi scrive e per chi legge. Non so se è stato questo il pensiero che ha mosso Marilynne Robinson a proseguire il racconto di Gilead, con questo “Casa (Einaudi), quasi un romanzo da camera se non fosse che ogni occasione è buona per mandare la storia avanti e indietro fuori dalle mura in cui si svolge.

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“Il quadro del mondo” di Gherardi

scritto da Redazione il 25 gennaio 2012

gerrySe dovessimo trovare una stagione spazio temporale alle poesie di Gerry Gherardi, autore de “Il quadro del mondo” (Ed. Ensemble) la migliore sarebbe l’estate, sembra infatti andar di pari passo la lucentezza di questa stagione con i versi malinconici e silenti del giovane autore, che tra campi di grano, sorrisi spezzati e ardore giovanile, sfida le conseguenze del tempo e ci arriva a delineare un piccolo affresco di un mondo interiore dove la memoria, la famiglia, le origini sembrano essere il passaporto per altri mondi, diversi, lontani.

E’ una poesia di passaggio quella di Gherardi, dall’età adolescente a quella adulta, dalla campagna inurbata della Toscana,sua terra di provenienza alla città tagliente, alla metropoli che non tarpa le ali ma cerca di amplificare i propri desideri.
I versi di Gherardi sono ordinati e ben delineati, non deludono il lettore. Come ogni opera prima c’è un voltarsi all’indietro della propria vita, il difficile da un punto di vista letterario verrà quando esaurito il carico emotivo di ciò che è stato si dovrà raccontare quello che verrà.

Ma con stile e precisione Gherardi riuscirà ad andare oltre al vissuto, per regalarci un po’ di futuro.

Gerry Gherardi nasce a Pontedera un sabato d’agosto del 1978 alle 9,30 di mattina, faceva caldo e tutti erano in ferie. Dopo vent’anni passati a respirare l’aria dei campi di grano toscani si trasferisce a Roma dove frequenta la scuola di teatro “Ribalte” sotto la guida del Maestro Enzo Garinei. Debutta in teatro con Francesca Draghetti in “Terapia di Gruppo” di Christopher Durang, primo spettacolo di una lunga serie che scandisce una prolifica collaborazione. Doppiatore e sceneggiatore mette in scena due monologhi e una parodia per quattro attori. Il quadro del mondo è il suo primo libro.

Autore: Gerry Gherardi
Titolo: Il quadro del mondo
Editore: Ensemble
Anno di pubblicazione: 2011
Pagine: 68
Prezzo: 10 euro

I “Quaderni russi” di Igort

scritto da Michela Gelati il 24 gennaio 2012

igort_001È un altro prezioso viaggio quello di “Quaderni russi” di Igort (Mondadori 2011), che dopo “Quaderni ucraini”pubblicato l’anno scorso torna con una bellissima graphic novel, questa volta sulla Russia e le guerre dimenticate del Caucaso, dove si è consumato uno dei conflitti più drammatici e meno raccontati del Novecento. Con la triste eccezione di Anna Politkovskaja, la giornalista del quotidiano russo Novaja Gazeta che ha pagato con la vita le sue inchieste sui crimini di guerra russi in Cecenia. Proprio da questo omicidio ancora (volutamente) irrisolto Igort parte con il suo racconto, raccontando per immagini la sua visita al palazzo dove è stata uccisa la giornalista russa, freddo e neve per le strade, sotto un cielo arancione ma livido, l’ascensore su cui Anna stava salendo nell’autunno del 2006 con le borse della spesa in mano, prima di essere assassinata.

Quel condominio anonimo e un po’ triste è la prima tappa del lungo viaggio di Igort, che ha vissuto per mesi in Russia per raccogliere materiale e testimonianze. Tra crimini recenti - la guerra cecena, i rastrellamenti nei villaggi, la disperazione delle madri, la capitale cecena, Grozny, fatta di neri scheletri di case, di palazzi fantasma, ma anche la strage di Beslan - e i gulag staliniani dove morirono milioni di dissidenti del regime sovietico. Sono forse queste le pagine più belle: pagine di nebbie gelide a trenta gradi sotto zero, di baracche quasi scomparse e filo spinato.

Qui anche le parole si riducono, il racconto si fa essenziale per lasciare spazio al disegno che meglio racconta la profonda solitudine e l’annichilimento sistematico dell’uomo, ridotto infine a una figura sempre più minuscola che pare scomparire nella pagina come nel bianco della neve.

Se forse non ai livelli del precedente “Quaderni ucraini”, anche questo lavoro di Igort prova la forza narrativa e il merito della testimonianza dell’autore, che continua a raccontare la storia di aree “marginali” del mondo provando a svelare questa volta il grande mistero russo, terra sconfinata, al tempo stesso patria di grandi uomini e scenario di immense tragedie.

Igort è nato a Cagliari nel 1958. Da trent’anni è autore di fumetti e illustratore. Ha pubblicato le prime storie sulla rivista “Il pinguino”, di cui è stato tra i fondatori. Negli anni ‘80 i suoi fumetti sono stati pubblicati sulle pagine di prestigiose riviste internazionali, come Linus. Nel 2000 ha fondato la casa editrice Coconino Press. Tra i suoi ultimi lavori,Storyteller (Coconino Press 2006), Dimmi che non vuoi morire (Mondadori 2007), Baobab 3(Coconino Press 2008), Quaderni ucraini (Mondadori 2010), Parola di Chandler, tradotto da Sandro Veronesi su testi di Raymond Chandler (Coconino Press - Fandango 2011), Alligatore, dimmi che non vuoi morire (Coconino Press - Fandango 2011). I suoi lavori sono pubblicati in 15 Paesi.

Autore: Igort
Titolo: Quaderni russi
Editore: Mondadori
Anno di pubblicazione: 2011
Pagine: 180
Prezzo: 17.50 euro

Eccetto Topolino: fascismo e fumetti

scritto da Michele Lupo il 23 gennaio 2012

eccetto-topolinoEccetto Topolino (Lo scontro culturale tra Fascismo e Fumetti), volume di grande formato, ricchissimo di illustrazioni a colori e in bianco e nero, lettere, circolari, interviste, veline di regime, edito da Nicola Pesce Editore, firmato da tre autori, Leonardo Gori, Sergio Lama e Fabio Gadducci, è uno studio serissimo, una ricostruzione capillare di una vicenda storica significativa della storia culturale italiana.

Non casualmente il lavoro è promosso da uno storico come Mimmo Franzinelli che del fascismo è uno studioso attento, sensibile anche a tematiche di solito non troppo frequentate dagli storici accademici, come quelle delle culture pop. Scrive nella sua breve introduzione: “Questo fondamentale libro […] resterà negli annali del fumetto italiano come l’opera che ha segnato il passaggio dall’interesse collezionistico alla ricostruzione storica.”

Tre sono sostanzialmente le zone investigate dagli autori, mossi dall’obiettivo di esaurire la lettura di una vicenda meno semplice di quanto non si possa immaginare. Le fortune e le cadute difformi del fumetto americano in epoca fascista erano provocate da più fattori. Intanto, i tre studiosi hanno fatto i conti con lo sviluppo del mercato editoriale dell’epoca, dall’esperienza di Nerbini, considerato “il vero padre fondatore del fumetto in Italia”, a Mondadori; il secondo aspetto verte sull’incontro-scontro degli editori che intrecciavano le loro ragioni e interessi con quelle del regime, e del suo massimo ufficio culturale, il Ministero della Cultura Popolare (con un’insinuante presenza di fattori privati legati a predilezioni particolari di uno o l’altro esponente del fascismo); infine, viene investigato il ruolo non secondario giocato in questa complessa partita dalle agenzie di stampa americane.

Ricostruzione seria vuol dire utilizzo degli archivi, nel caso specifico quello di Guglielmo Emanuel (dopo la seconda guerra direttore del Corriere della Sera), e degli Archivi di Stato. Importante il ruolo di personaggi di non secondo momento come Cesare Zavattini, o del filosofo Gentile, nonché la presenza tutt’altro che occulta e immancabile della Chiesa Cattolica, sempre pronta ad allungare le mani sui processi pedagogici della gioventù italiana, che allestisce da par suo un periodico gradito al fascismo, Il Vittorioso, che nel nome come spesso accade chiude in cifra il destino della sfida nella fase terminale della dittatura decisa a sfasciare il paese.

In linea generale, possiamo parlare di un primo periodo in cui la ricettività non è priva di contraddizioni - Topolino appare in edicola nel 1932 Topolino - ma che impone il fumetto come uno dei luoghi privilegiati della cultura di massa (assieme alle riviste illustrate e alla stampa sportiva).

Lo scarto radicale vi sarà nel 1938, ma anche da quel momento in avanti non si può parlare di censura pura e semplice. Ché, giusto il titolo, se i comics americani cominceranno ad avere vita dura in Italia, un’eccezione verrà fatta per Walt Disney, segnatamente per le vicende legate al topo più famoso della storia.

La leggenda vuole che Mussolini in persona si fosse opposto all’idea di sopprimere Topolino. Cosa non semplice, marcandosi con gli anni una distanza sempre più netta fra l’ideologia fascista e certe istanze roosveltiane adombrate nel fumetto. Ma anche Gentile, e Ciano, non convergono del tutto con l’acribia censoria del Minculpop, un po’ come accadeva con il bigotto ostracismo verso il jazz e i gialli (il pericolo di innamorarsi di un gangster…). A un passo dalla dichiarazione di guerra degli Stati Uniti, la situazione precipita. La cosa curiosa è con Badoglio il bando verrà confermato. Non ne raccontiamo lo svolgimento, perché il libro merita una lettura completa: si potrà scoprire come persino le vicende private, familiari dei gerarchi potranno influenzare le sorti di questo scontro.

Autori: Leonardo Gori, Sergio Lama e Fabio Gadducci

Titolo: Eccetto Topolino (Lo scontro culturale tra Fascismo e Fumetti)

Editore: Nicola Pesce editore

Pagine: 432

Prezzo: Euro 35

Le lodi di Mariangela Gualtieri

scritto da Francesco Bove il 20 gennaio 2012

bestiadigioiaAlla luce dell’ultima uscita editoriale di Mariangela Gualtieri, “Caino”, non si poteva trascurare “Bestia di gioia” (Einaudi, 2010), raccolta - divisa per sezioni - di poesie indimenticabili, un inno continuo di gratitudine alla Natura.

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La luce prima di Tonon

scritto da Sara Meddi il 18 gennaio 2012

tonon-luceprimaLa luce prima” (Isbn, 2011) è un romanzo d’amore, un urlo disperato di amore di un figlio per una madre. Romanzo universale e insieme intima biografia che attraversa il tempo, il ricordo e la morte.

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“Il Dono”, una storia preziosa

scritto da Michela Gelati il 17 gennaio 2012

ildono-saggiatoreIl Dono” di Ted Gup (Il Saggiatore 2011) è un piccolo gioiello di Natale, una lettura che non si dimentica. È il dicembre 1933, in piena Grande Depressione: un Natale di miseria a Canton, cittadina dell’Ohio, dove uno sconosciuto benefattore, sotto lo pseudonimo di B.Virdot - che si rivela dalle prime pagine essere il nonno dell’autore - annuncia sul giornale locale di voler dare 10 dollari a 75 famiglie, chiedendo loro di raccontare per lettera le proprie disavventure.

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La commissione delle feste

scritto da Redazione il 13 gennaio 2012

la-commissione-delle-festeIsmail Kadare descrive e riscrive gli sconvolgimenti storici e quindi epocali della sua Albania. Kadare rivive e fa rivivere, di nuovo, sussulti che la sua Albania manifestò soprattutto fuori dai suoi limiti e dentro i cuori del suo popolo. Inventando una storia che è storia.

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Uncharted: il Quarto Labirinto

scritto da Mario Petillo il 12 gennaio 2012

uncharted-book-frontIn contemporanea con l’uscita sul mercato di Uncharted 3, ultimo capitolo della saga dedicata alla versione maschile di Lara Croft, Nathan Drake, esce in tutte le librerie Uncharted: Il Quarto Labirinto.

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Tu Prostituta: storia di una escort

scritto da Chiara Pieri il 10 gennaio 2012

tu-prostitutaCosa succede quando si incontrano una giornalista e una prostituta? Ne nasce un libro come quello scritto da Maria Cristina Giongo, “Tu prostituta” (Laura Capone Editore, 2011), una storia vera che racconta con realismo e umanità la genesi di un’amicizia ai tempi del web 2.0. Un’amicizia fatta di chat, videochiamate e confidenze, che porta due donne diversissime alla reciproca stima.

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Nel cuore della notte

scritto da Valentina Presti Danisi il 20 dicembre 2011

nel-cuore-della-notteNel cuore della notte” (Del Vecchio, 2011) raccoglie nove racconti che scandiscono le ore notturne dalle ventuno alle sei di mattina. Ogni ora ha il suo autore, i suoi personaggi, la sua peculiare atmosfera.

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Ecco il cinema di John Ford

scritto da Michele Lupo il 14 dicembre 2011

john-ford-marsilioScavalcamenti di campo“, così li chiama Vito Zagarrio, “indizi di una deroga dalla grammatica del linguaggio hollywoodiano“: paradigma fra i più convincenti per una lettura complessiva dell’opera di John Ford, al quale è dedicato il volume omonimo della Marsilio, che prosegue nella pubblicazione di monografie di grandi registi; questa sul cineasta americano del Maine segue il libro dedicato a Bernardo Bertolucci.

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“Il libraio”

scritto da Sara Meddi il 12 dicembre 2011

il-libraioIl libraio(Aisara, 2011) di Règis de Sà Moreira è quello che tutti vorremmo avere, o almeno è quello che tutti i Veri Lettori vorrebbero avere.

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Charms: “I disastri”

scritto da Francesco Bove il 9 dicembre 2011

disastri-marcosIl genio permette al lettore di frequentare una scrittura illegittima, perversa e Daniil Charms con “Disastri” (Marcos Y Marcos, 2011) ci riesce con frammenti di testi apparentemente sconclusionati, banali, sicuramente avanguardistici anche per la nostra epoca.

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Scene di vita campestre

scritto da Alessandra Stoppini il 1 dicembre 2011

adam-bedeAdam Bede” di George Eliot (Castelvecchi, 2011) inizia con questa suggestiva frase “Con una singola goccia d’inchiostro per specchio, uno stregone egiziano promette di rivelare lontane immagini del passato a chiunque passi di lì. Questo è quello che ho intenzione di fare io per te, caro lettore”.

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Anime tagliate

3 febbraio, 2012