
Nuova raccolta di poesie per Stefano Giovinazzo, capace ancora una volta, con “Il sorriso di Godot” (Edilet, 2011), di aprirci una finestra sul suo universo di “parole e emozioni”. L’approccio lirico si tramuta pian piano in un disegno tracciato a lapis sulla superficie vischiosa della quotidianità. Sprazzi di colore si moltiplicano fino a diffondersi nel cuore e negli occhi del lettore, dimostrando di fatto la capacità indiscutibile di dire molto con le parole più semplici.




Vorrei muovere alcuni interrogativi a questo nuovo libro di Marco Onofrio. Il primo riguarda il rapporto tra poetiche e opere d’arte: il proliferare delle poetiche nel Novecento, si è detto, è il segno del dibattito, del dialogo che sorge intorno all’opera, proprio in quanto istitutiva di un «nuovo mondo»; ma è anche vero che il fenomeno delle poetiche ha la sua spiegazione nell’orizzonte del «vecchio mondo» per creare il «nuovo mondo» che l’opera inaugurerà: il fenomeno delle poetiche non sarebbe tanto un modo dell’abitare e del dialogare con l’opera, ma ciò che rende possibile, oltre il mondo dell’opera, la fondazione del suo mondo.
A volte capita di leggere un libro di un amico su un treno che corre verso Torino, a volte capita che quell’amico è Paolo Di Paolo, una delle grandi promesse della narrativa italiana, a volte queste promesse si mantengono e si inizia a pensare “beh, è diventato davvero bravo”.


























