La mossa del cavallo

Alessandra Stoppini

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La mossa del cavalloNella collana “La memoria”, Sellerio riedita La mossa del cavallo (2017) di Andrea Camilleri, uno dei più intelligenti, spassosi, esemplari romanzi del Maestro siciliano, pubblicato per la prima volta da Rizzoli nel 1999 e oggi considerato un classico.


La casa editrice siciliana ripropone La mossa del cavallo, il romanzo poliziesco ambientato nella Sicilia del XIX secolo con una nota dell’autore appositamente scritta per questa edizione. “La mossa del cavallo di Bovara è il recupero del dialetto siciliano. E quindi potersi muovere agevolmente dentro il dialetto ritrovato e rivoltare a suo beneficio il senso e il significato delle parole”.

L’azione del libro La mossa del cavallo si svolge nel 1877 e trae spunto da un episodio raccontato da Leopoldo Franchetti nel suo saggio Politica e mafia in Sicilia scritto nel 1876 e pubblicato nel 1995 dall’editore Bibliopolis di Napoli. Il ragioniere Giovanni Bovara, nato a Vigàta in Sicilia ma trasferitosi a soli tre mesi d’età a Genova, viene mandato nell’isola come Ispettore Capo dei Mulini dopo che i due che l’hanno preceduto sono morti ammazzati. A Vigàta rimane invischiato nei potentati locali, dal prete ai politici, agli uomini d’onore a infidi azzeccagarbugli che gli mandano messaggi in codice che Bovara, integerrimo funzionario, non può capire. Va dritto per la sua strada, che è quella della legge, e ragiona in dialetto genovese, ma è proprio questo che gli impedisce di cogliere la rete che lo va stritolando. Così quando viene ucciso Artemio Carnazza, un prete avido, corrotto, donnaiolo e in fama d’usuraio, l’unica maniera per difendersi dalla paradossale situazione in cui si è venuto a trovare, quella di essere accusato del delitto che ha denunciato, è la mossa del cavallo.

Giovanni Bovara dunque si mette non solo a parlare ma anche a pensare in siciliano, un dialetto che credeva d’aver perso, ma che sboccia spontaneo dalle sue labbra e si rivela la chiave per comprendere l’accaduto e soprattutto per dare scacco a chi controlla un paese intero. Insomma una autentica provocazione che rovescia la trappola fabbricata per lui. La connessione delle lingue: l’italiano postunitario, le parole della burocrazia, i dialetti genovese e siciliano; basta trovare il codice giusto per risolvere il corto circuito e accedere alla soluzione. Ed è questo che rende questo romanzo (che al racconto alterna verbali, documenti, corrispondenze e articoli fittizi), unico e uno dei più felici di Andrea Camilleri: per la scena animata e umoristica e il rovesciamento dei ruoli, per l’irrisione dei siciliani, fra cadaveri che appaiono e scompaiono, testimoni che si volatilizzano, parole sussurrate a mezza voce, una farsa tragica.

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Alessandra Stoppini

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