L’armadio di Satie

Michele Lupo

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armadio-satieQualcuno ci ha provato – Cage, per esempio – a eseguire le terribili Vexations di Erik Satie, lavoro musicale che passa per essere il più lungo della storia, fino a una durata di ventiquattro ore – con ciò dimenticando tanto per dire The Theatre of Eternal Music , opera potenzialmente infinita di La Monte Young, padre del minimalismo che fuggiva da Cage a sua volta insofferente alla furia teorica di Darmstadt che vedeva Satie come un buffo e trascurabile sparaballe.


Col che è tracciata una silhouette potenziale della musica del ‘900 ma non è detto ancora nulla del presente articolo: senza essere del mestiere, l’anarchico Pierre Lacombe, per caso o forse no, durante una fuga dalla polizia finisce in casa del celebre autore delle splendide Gnossiennes. Gli capita (malconcio e frastornato com’è) di buttare per errore l’occhio sulla partitura suddetta; e si rende conto che il suo benefattore dev’essere assai svitato. Cosa che aveva pensato in verità da subito, la notte prima, quando nella luce verde scuro della pioggia parigina l’uomo gli aveva offerto il proprio rifugio fidandosi ciecamente di uno sconosciuto malridotto, probabile criminale scampato prima agli sbirri e poi ai topi delle fogne.

Questa è la scena e il racconto di L’armadio di Satie, graphic novel di Sebastiano Vilella, fumettista e illustratore di lungo corso alle prese con un noir – virato al verde – interessante e assai godibile, e per il tono cromatico di fondo e per il contrasto con le geometrie spigolose e oblique. Ma non meno per l’invenzione narrativa: l’incontro fra un pericoloso sovversivo politico e un sovversivo della cultura di primo novecento – eccentrico, ineffabile musicista, dadaista, rosacrociano e tante altre cose, Erik Satie appunto.

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Michele Lupo

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