La ragazza di Cracovia

Alessandra Stoppini

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La ragazza di CracoviaPer la redazione del romanzo La ragazza di Cracovia (Sperling & Kupfer 2017) l’autore statunitense Alex Rosenberg ha tratto ispirazione da una storia vera.


Polonia, Cracovia 1935. “Una donna che studia legge non ha molto senso, specialmente se è ebrea. Non ci sono posti statali: Non si accettano candidature di ebrei o donne”. Rita Feuerstahl frequentava la Facoltà di Giurisprudenza, perché “voleva una vita”.

Alta, bionda, occhi azzurri, Rita aveva gli stessi desideri di una qualsiasi ragazza di vent’anni, convinta di essere molto intelligente, carina, e decisa a cogliere la propria occasione, a mettere alla prova il proprio ottimismo. Cosa che non avrebbe mai potuto fare nella città paterna o in qualunque altro posto dei dintorni. La giovane, spinta da una grande ambizione, aveva lasciato Gorlice, cittadina della Slesia vicina al confine con la Cecoslovacchia distante cento chilometri a sud di Cracovia, per studiare a Cracovia e di conseguenza scoprire il mondo. Ma il destino le aveva fatto incontrare Urs Guildenstern, studente all’ultimo anno della Facoltà di Medicina, che arrivava da Karpatyn, una grande città abitata da pochi polacchi ma soprattutto da ucraini ed ebrei distante cinquecento chilometri a sudest di Cracovia, oltre L’vov, sul Dnepr poco più a nord del confine rumeno.

Poco tempo dopo il loro primo appuntamento Urs e Rita si erano fidanzati, non rendendosi conto che erano troppo diversi per stare insieme. Se Urs era un tipo cauto, metodico che soppesava tutto con attenzione prima di agire, Rita era l’esatto opposto, volitiva e istintiva. Dopo il matrimonio gli sposi erano andati a vivere a Karpatyn dove Urs esercitava la professione di medico, mentre Rita cercava di dare un senso alla propria vita che si stava rivelando sempre più noiosa e banale, priva di senso.

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Alessandra Stoppini

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