Fuochi d’artificio

Antonella Stoppini

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Fuochi d'artificio salani
Fuochi d’artificio salani

“Il piano segreto di quattro giovanissimi partigiani” è il sottotitolo del volume Fuochi d’artificio di Andrea Bouchard (Salani 2015).


Aprile 1944, Alpi piemontesi. Marta Bertin, 13 anni, capelli lunghi biondi e occhi grigio verdi, e suo padre, ingegnere capo alla Fiat di Torino, si trovavano in bicicletta nella val Praverso. Padre e figlia erano stati fermati a un posto di blocco da due soldati tedeschi per un controllo ai loro documenti. Marta si era spaventata, perché il padre le aveva infilato sotto la canottiera una grossa busta gialla. “Cammino guardando oltre i soldati, verso le montagne, per cercare rifugio dal panico che mi sta assalendo”. L’aspetto teutonico della ragazzina aveva tranquillizzato i soldati “Figlia bella. Come nostre bambine”. Marta aveva capito che il padre “è attivo nella lotta antifascista, nella Resistenza”. In verità l’ingegnere Berlin era uno dei dirigenti del Comitato di Liberazione del Piemonte. La madre, insegnante di musica, si era rifugiata in Svizzera perché scoperta ad aiutare gli ebrei a fuggire oltre confine. Il fratello maggiore diciannovenne Matteo, dopo l’8 settembre 1943, “quando il Re è passato con gli americani e i tedeschi hanno occupato l’Italia”, si era unito ai partigiani. Da circa un anno la ragazzina abitava con i nonni insieme al fratello Davide di quattordici anni. Il nonno, che “ha un debole per me”, operaio in fabbrica e la nonna, che “ci ama di un affetto severo”, possedevano un piccolo podere provvisto di orto e animali.

Ascoltato il racconto dell’avventura vissuta da Marta, Davide le aveva confidato il suo progetto di aiutare i partigiani “una lotta segreta senza farci scoprire dagli stessi partigiani”. Marta era molto dubbiosa “non mi voglio immischiare in cose più grandi di me”. La coscienziosa tredicenne avrebbe voluto che tutti posassero le armi per favorire la pace. La proposta del fratello aveva reso Marta molto pensierosa, il suo cuore le diceva che non si deve uccidere mai, per nessun motivo. Eppure “aspettare con le mani in mano che ci liberino gli altri è da vigliacchi”. Fratello e sorella avevano deciso di recarsi nella zona libera per la loro prima missione “andare in bicicletta a Praverso e lasciare questo messaggio nella chiesetta”.

Durante il tragitto le sue amate montagne e i prati verdi in fiore non erano riusciti a rasserenare i pensieri di Marta “incontreremo i partigiani fra poco e mi sento impreparata”. Era il primo maggio, festa dei lavoratori, e il paese era pieno di partigiani, uomini e ragazzi che credevano in un’Italia libera. La ragazzina era rimasta colpita non solo dall’atmosfera che si respirava ma anche dall’abbigliamento degli uomini “non sembrano soldati”. Gli abiti e le armi erano scompagnati. L’unica cosa che li accomunava era un fazzoletto verde al collo. Nella piazza del paese un coro stava cantando la canzone “Fischia il vento”. Marta era rimasta ipnotizzata dalla magica melodia e dalle parole che comunicavano coraggio e speranza in un avvenire splendente per il quale vale la pena combattere e morire. L’incontro con il comandante Libero le avrebbe indicato la strada da percorrere. Da adesso in poi la coraggiosa Marta avrebbe fatto parte della Resistenza, perché non si può stare sempre a osservare senza intervenire “i partigiani rischiano la vita e lottano per la libertà di tutti noi”.

Una ragazzina di soli tredici anni ha compreso che la Storia siamo tutti noi e nessuno si può sottrarre. Un libro forte e intenso che ricostruisce la lotta partigiana e illustra ai nostri ragazzi come si è giunti alla conquista di tutte quelle libertà che oggi possono apparire scontate. Attraverso gli occhi di Marta il lettore ha la possibilità di ritornare in un momento storico fondativo per il nostro Paese in cui si combatteva per valori e ideali imprescindibili.

“Fischia il vento, infuria la bufera, scarpe rotte e pur bisogna andar”.

Andrea Bouchard è nato a Milano nel 1963 da genitori originari delle valli Pellice e Germanasca (Torino), teatro, nel 1943-45 di una Resistenza particolarmente tenace. Fin da bambino Andrea ha sentito i racconti impressionanti dei suoi protagonisti, tra i quali quelli sullo zio Willy Jervis, medaglia d’oro al valor militare, valdese, alpinista, instancabile organizzatore, fucilato nell’agosto 1944. Oggi Andrea vive a Roma, dove lavora come maestro elementare e autore di spettacoli per bambini e letteratura per l’infanzia. Con Salani ha pubblicato Acqua Dolce (Premio biblioteche di Roma 2010), Magica amicizia (finalista Premio Bancarellino 2012) e Il pianeta senza baci (e senza bici) (2013), tutti ristampati numerose volte. Fuochi d’artificio è il primo romanzo rivolto a ragazzi e ragazze più grandi.

Autore: Andrea Bouchard
Titolo: Fuochi d’artificio
Editore: Salani
Pubblicazione: 2015
Prezzo: 14,90 euro
Pagine: 317

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Antonella Stoppini

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