Tempo di seconda mano

Michela Gelati

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temposecondaSi potrebbe dire che Tempo di seconda mano. La vita in Russia dopo il crollo del comunismo del Premio Nobel 2015 Svetlana Aleksievic (Bompiani 2014) sia un libro da leggere lentamente, una storia alla volta.


E invece no: perché la forza di queste storie di uomini, donne, ragazzi comuni che raccontano un tempo che non c’è più – quello dell’Unione Sovietica, delle parate, della guerra fredda, dei sogni e delle speranze di cittadini come tanti – è la storia di un popolo intero, che non rientra nelle antologie ma fa sentire il respiro di una nazione. Un coro che va ascoltato tutto insieme.

Come l’anziana contadina bielorussa che dirà alla scrittrice “per me non è tanto importante che tu scriva quello che ti ho raccontato, ma che andando via ti volti a guardare la mia casetta, e non una ma due volte”, questa è una storia di vecchie isbe nella steppa, di grigi caseggiati delle periferie sovietiche, di terre lontane, di reduci dai gulag e sopravvissuti alla “grande guerra patriottica”, la seconda guerra mondiale. Di un popolo che ha molto sperato, che si è affidato alla speranza e alla sicurezza dell’ideologia, che con essa ha creduto e molto sofferto.

Le storie della Aleksievic raccontano il passaggio dalla Russia sovietica a un mercato sregolato che ha punito gli onesti e premiato i disonesti: la fine della dittatura ma anche degli ammortizzatori sociali, del lavoro garantito, di una società in cui si era tutti più poveri ma con un ideale che non è mai stato sostituito. Racconta, la scrittrice bielorussa, di negozi pieni dove però non si può comprare niente, perché tutto costa troppo caro, e di una società d’un tratto svuotata di tutti i suoi valori, o forse meglio, delle sue speranze e anche dell’orgoglio di vivere e combattere per un ideale comune. Lauree e istruzione non sono più valori, sostituiti dal denaro, per chi ci riesce, o dall’adattarsi a fare i lavori più umili pur di poter sfamare la propria famiglia. Tutto si vende, poco si può comprare. E nel vuoto assoluto di valori, si apre la strada dell’intolleranza e dell’odio etnico per le minoranze etniche, i ceceni in particolare. Vittime, carnefici, uomini e donne, buoni e meschini, la Aleksievic ne raccoglie le storie senza commentare, sparendo quasi nelle vite dei suoi personaggi, e al tempo stesso ci sembra, leggendo questo splendido racconto-reportage, di essere lì invisibili accanto a lei in un pomeriggio qualunque, in una città qualsiasi di quel grande Paese, ad ascoltare, commuoversi, indignarci a tratti, e vivere anche noi questo tempo di seconda mano.

Svetlana Aleksievic è nata in Ucraina nel 1948 da padre bielorusso e madre ucraina, entrambi insegnanti nelle scuole rurali. Giornalista e scrittrice, è nota soprattutto per essere stata cronista, per i connazionali, dei principali eventi dell’Unione Sovietica della seconda metà del XX secolo. Fortemente critica nei confronti del regime dittatoriale in Bielorussia, è stata perseguita dal regime del Presidente Aleksandr Lukašenko e i suoi libri sono stati banditi dal Paese. Dopo dodici anni all’estero, ora è tornata a Minsk. Ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura 2015 per la “sua polifonica scrittura nel raccontare un monumento alla sofferenza e al coraggio dei nostri tempi”. In Italia sono stati pubblicati “Preghiera per Chernobyl” (e/o 2002), “Ragazzi di zinco” (e/o 2003), “La guerra non ha un volto di donna. L’epopea delle donne sovietiche nella seconda guerra mondiale” (Bompiani 2015).

Autore: Svetlana Aleksievic
Titolo: Tempo di seconda mano. La vita in Russia dopo il crollo del comunismo
Editore: Bompiani
Pubblicazione: 2014
Prezzo: 24 euro
Pagine: 777

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Michela Gelati

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