Il profumo dell’oro

profumo oroÈ la passione per l’arte orafa della protagonista Fiamma il tema principale de Il profumo dell’oro (Rizzoli 2016) di Lorena Bianchi.


Roma, primavera 1527.

Vincenzo Giraldini era uno degli orafi più famosi della città. L’onesto e morigerato messer Vincenzo viveva in un’accogliente casa circondata da un giardino, “il colore del prato si faceva intenso come un tappeto di smeraldi e i fiordalisi si smaltavano di turchese” dove teste di leone ornavano la parete che separava l’area verde dalla fucina, il vero cuore di casa Giraldini. La figlia diciottenne Fiamma, capelli scuri e carnagione bianca, si trovava come di consueto nella fucina a lavorare alle sue creazioni. La ragazza era cresciuta amando e imparando il mestiere dal padre e i suoi balocchi erano stati il cesello, il bulino e i martelletti. Fiamma nella fucina era felice “poteva ripercorrervi i momenti più belli della sua vita” e vi aveva respirato il profumo dell’oro “carbone, cera d’api, legno bruciato e incenso”.

Il padre le aveva insegnato che l’orafo è “faber aurum”, fabbro dell’oro e che dall’oro si crea oro, infatti, il loro mestiere consisteva nel creare e trasformare. Fiamma con il tempo era diventata molto abile come orafa: prima realizzava disegni con il carboncino di seguito fondeva il prezioso metallo per poi cesellare e limare sempre con pazienza e operosità perché il lavoro richiedeva tempo e fatica. Messer Giraldini, il quale aveva da sempre servito cardinali e alti prelati si era accorto che le committenze stavano scemando a causa dell’arrivo in città dell’orafo e argentiere fiorentino Benvenuto Cellini. L’artigiano, fiutando l’aria che stava cambiando, aveva intuito che il dissoluto clero aveva bisogno di monili preziosi per le proprie amanti. Fiamma, intenzionata a carpire il segreto del fiorentino, si era recata nella sua bottega dove aveva incontrato il fascinoso e acuto Lorenzo, un apprendista orafo che lavorava con Cellini, dai bellissimi occhi verdi. La ragazza era rimasta ammaliata da Lorenzo il cui sguardo l’aveva resa consapevole di essere donna. Lo stesso Lorenzo si sentiva attratto da Fiamma “come la calamite faceva con il ferro”.

Sullo sfondo di una città “bellissima e sorprendente” dove si parlavano varie lingue e dalle taverne uscivano profumi “un miscuglio di fritto, grasso e vino”, una giovane donna stava per scoprire l’amore e la passione. Lorenzo le avrebbe mostrato quel quid che mancava alle sue opere: l’anima e il sentimento. Sulla Città Eterna, il cui “cielo sembrava fatto di lapislazzuli”, stavano per calare Carlo V d’Asburgo e i suoi lanzichenecchi (soldati mercenari tedeschi).

La scrittrice dipinge una figura di donna risoluta determinata a realizzare i suoi desideri consapevole di non essere una donna come il mondo del suo tempo richiedeva. L’intrigante narrazione viene perfettamente incastonata in un periodo storico, il Rinascimento, ricco di eventi e di arte imperitura. Prima Roma “città santa e carnale” e poi Firenze “era bellissima. Un fiore non di giglio ma di ginestra” restituiscono al lettore tutta l’atmosfera di quei tempi. “Era Lorenzo il suo fuoco. E Fiamma voleva lui”.

Lorena Bianchi è nata a Genova, dove vive. Lavora in banca ed è appassionata di arte, storia e teatro. Questo è il primo romanzo pubblicato con il suo vero nome.

Autore: Lorena Bianchi
Titolo: Il profumo dell’oro
Editore: Rizzoli
Pubblicazione: 2016
Prezzo: 19 euro
Pagine: 432