Un piccolo gesto crudele

Alessandra Stoppini

Un piccolo gesto crudeleLa raffinata Lucca fa da scenario a Un piccolo gesto crudele di Elisabeth George (Longanesi 2014), nuovo imperdibile romanzo della regina del mystery. “Barbara, mi spieghi con calma cosa è successo”. La dolce Hadiyyah di nove anni figlia dell’amico e vicino di casa del sergente investigativo Barbara Havers, il microbiologo pakistano Taymullah Azhar, era scomparsa portata via dalla madre Angelina Upman. Azhar tornato a casa dall’University College, aveva trovato l’appartamento svuotato di tutto ciò che apparteneva alla figlia e alla madre. Erano rimasti solo la divisa della scuola, la giraffa di peluche e il portatile della bimba.
Barbara, molto affezionata alla piccola, aveva chiesto subito l’aiuto del suo capo, Thomas Lynley ispettore della Metropolitan Police. Tutto era risultato vano: madre e figlia erano scomparse senza lasciare traccia. La vicenda era complicata dal fatto che Azhar e Angelina non erano sposati, impossibile formalizzare la loro unione avendo l’uomo lasciato per Angelina una moglie da cui si era sempre rifiutato di divorziare. “Con lei Azhar aveva avuto due figli”. Miss Upman quindi non aveva infranto la legge, non aveva violato accordi di separazione o di divorzio, di affidamento o altro, Hadiyyah portava il suo cognome. “Angelina aveva usato le sue armi di seduzione per riguadagnarsi l’amore di Azhar, l’affetto della figlia, e l’involontaria complicità di Barbara”.

Cinque mesi dopo a Lucca, dove Angelina era andata a vivere insieme al suo nuovo compagno italiano Lorenzo Mura, Hadiyyah era improvvisamente sparita dal mercato della cittadina. Dopo che Source una testata scandalistica, grazie all’opportuna soffiata di Barbara, aveva accusato la Met di prendere sotto gamba il caso, New Scotland Yard aveva deciso di inviare in Italia Lynley con il compito di fare da collegamento tra gli inquirenti italiani, l’ispettore Salvatore Lo Bianco e il Pubblico Ministero Piero Fanucci, e la madre della bambina. “Era stato in Italia molte volte durante l’infanzia, l’adolescenza e la vita adulta ma, chissà perché, non era mai stato a Lucca”. Circondato dalle verdissime colline toscane di quella primavera inoltrata, per Thomas era arrivato il momento di scoprire che cosa si nascondeva dietro il rapimento della bambina.

“… vista da fuori l’Italia è un Paese terribilmente disorganizzato, ma immagino che sappiano come si conduce un’indagine di polizia…”. Solo Lynley ”il poliziotto più capace di compassione di tutta l’Inghilterra” sarebbe stato in grado di risolvere un caso delicato giacché nella storia dell’“inglesina rapita” i particolari abbondavano. “Decise che il luogo migliore per approcciarla era un mercato. Ce n’erano parecchi a Lucca e dintorni e il più bello era all’interno delle mura che circondavano la parte vecchia della città”.

Con Just One Evil Act l’autrice mette in scena una dramma shakesperiano nel quale sono presenti tutti i sentimenti per i quali le persone sono disposte a fare le cose più impensate: amore, desiderio, gelosia, odio e vendetta. È stata proprio la passione per William Shakespeare che ha scatenato nella scrittrice americana una straordinaria affinità con tutto ciò che riguarda il mondo inglese ed è per questo motivo che tutti i romanzi della George sono ambientati nel Regno Unito. Incisiva è l’analisi delle personalità dei singoli personaggi presenti in scena, perché il palcoscenico nel quale si muovono i protagonisti dei mystery dell’autrice è sempre affollato. In questo libro la scrittrice che può vantare di aver venduto in Italia due milioni di copie, ci mostra Thomas Lynley ancora addolorato per l’assurda morte della moglie Helen e Barbara Havers la stessa ragazza generosa, a volte poco oculata e sempre poco diplomatica. Attorno a loro entrambi occupati tra Londra e Lucca a comprendere il significato di “un gesto premeditato, organizzato nei minimi dettagli”, ambigue e tragiche maschere teatrali. Angelina Upman, donna che si stava rivelando molto più misteriosa del previsto aveva fondato la sua nuova vita “su una quantità non indifferente di menzogne” e Taymullah Azhar era ancora innamorato di Angelina come il primo giorno, nonostante la donna l’avesse fatto soffrire. Ma, come ci insegna Shakespeare nel Mercante di Venezia nella frase che l’autrice ha posto come esergo del volume “dall’ornamento esterno il mondo si lasciò sempre ingannare. Nel mondo della legge, quale causa, per quanto sporca e trista, non saprà oscurar la sua natura, se perorata da un fiorito accento?”.

Elisabeth George è nata a Warren nello Stato americano dell’Ohio il 29 febbraio 1949. Si è laureata all’Università della California e ha svolto la professione d’insegnante per tredici anni fino alla pubblicazione del suo primo romanzo A great deliverance nel 1989, premiato come migliore opera prima dell’anno. Si è divisa poi tra la scrittura e l’insegnamento di scrittura creativa in seminari presso varie università. Ha creato il personaggio dell’ispettore Thomas Lynley da cui è stata tratta una serie televisiva. Ha ricevuto alcuni prestigiosi premi internazionali per la narrativa poliziesca, tra i quali il premio Agatha per il miglior romanzo d’esordio E liberaci dal padre (2001), il Grand Prix de la Littérature Policière e il premio tedesco MIMI per Scuola Omicidi (2005). Vive nello Stato di Washington ma fa frequenti viaggi a Londra, dove possiede un appartamento a South Kensington. È autrice di diciotto romanzi gialli, un saggio e due raccolte di racconti, tra i quali Agguato sull’isola (2004), Nessun Testimone (2005), Prima di ucciderla (2007), La donna che vestiva di rosso (2009), Questo corpo mortale (2011) e Un castello di inganni (2012) tutti pubblicati dalla Casa Editrice Longanesi.

Un piccolo gesto crudele è tradotto da Annamaria Bavasco e Valentina Guani.

Autore: Elisabeth George
Titolo: Un piccolo gesto crudele
Editore: Longanesi
Anno di pubblicazione: 2014
Prezzo: 19,90 euro
Pagine: 709

 

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Alessandra Stoppini

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