La vita davanti a sé: le banlieu di Romain Gary

Chiara Pieri

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la_vita_davanti_a_se“Venti anni prima di Pennac e degli scrittori dell’immigrazione araba, ecco la storia di Momo, ragazzino arabo nelle banlieu di Belleville, figlio di nessuno, accudito da una vecchia prostituta ebrea, Madame Rose”. Scrive il critico Stenio Solinas, esprimendo al meglio la sintesi del romanzo.Tutti credevano che Romain Gary avesse esaurito la sua vena narrativa quando, dopo la sua morte per suicidio, venne scoperto questo vero capolavoro, pubblicato con lo pseudonimo di Emile Ajar. Neri Pozza, a trent’anni di distanza dalla prima edizione, dà alle stampe il romanzo La vita davanti a sé, che nel 2012 è già giunto alla XVI edizione. Perché leggere un libro che dovrebbe apparire datato? L’autore attraverso gli occhi di un ragazzino arabo, Momo, su cui focalizza la su attenzione, ci dà uno squarcio della vita delle banlieu e dell’esistenza più in generale con i suoi problemi sempre attuali, dalla ricerca degli affetti all’emarginazione, alla tragedia della miseria e della vecchiaia, in cui gli uomini  incominciano a perdere la loro identità e solo a tratti sono veramente coscienti.  Uno strano amore ricambiato lega l’ebrea Madame Rose, ex prostituta, a Momo, un bambino che come tanti figli di sue un tempo compagne di mestiere, ella accudisce. Dal romanzo – scritto in prima persona – emerge un quadro variopinto,  costituito non soltanto da sofferenze, ma anche da incontri inaspettati e da una solidarietà che proviene dalle più strane “fantasie d’uomini”.

Non si tratta però di un romanzo sentimentale, perché gli affetti sono sempre connessi ai conflitti che li accompagnano nella vita reale. Momo è affezionato a Madame Rose, però molte volte fugge e si allontana da lei. E’ così che scopre il circo e il cinema, che può andare a ritroso come non avviene, purtroppo, nella vita reale. La sensibilità di un ragazzino, che partecipa dell’innocenza dell’infanzia e insieme della maturità di un adulto, hanno un risvolto di rara sensibilità di fronte ai problemi più profondi che presenta la vita, ieri come oggi. Lo stile, lieve e drammatico nello stesso tempo, si caratterizza per una grazia narrativa in cui il racconto si distende affascinando il lettore.

Romain Gary (pseudonimo di Romain Kacev) nacque nel 1914 in Lituania, figlio naturale di un’attrice, ebrea russa fuggita dalla rivoluzione, e di Ivan Mosjoukine, la più celebre vedette, insieme a Rodolfo Valentino, del cinema muto. A trent’anni, Gary è un eroe di guerra (gli viene conferita la Legion d’honneur), scrive un romanzo, Educazione europea (Neri Pozza 2006), che Sartre giudica il miglior testo sulla resistenza, gli si aprono le porte della diplomazia. Nel 1956, vince il Goncourt con Les racines du ciel. Nel 1960 pubblica uno dei suoi capolavori La promessa dell’alba (Neri Pozza 2006). Nel ’62 sposa Jean Seberg, l’attrice americana di Bonjour tristesse, l’interprete di A bout de souffle. Nel 1975 pubblica, con lo pseudonimo di Emile Ajar (identificato all’inizio come Paul Pavlovitch, nipote reale di Romain Gary), La vita davanti a sé (Neri Pozza 2005) che, nello stesso anno, vince il Prix Goncourt. Il pomeriggio del 3 dicembre 1980, Gary si uccide, nella sua casa di place Vendôme a Parigi. Con un colpo di pistola alla testa.

Autore: Romain Gary
Titolo: La vita davanti a sé
Editore: Neri Pozza
Anno: 2012
Pagine: 214
Prezzo: 11 Euro

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Chiara Pieri

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