I love Tiffany: un’estate da ricordare

Alessandra Stoppini

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i-love-tiffany-newton-comptonTi ricordi l’estate più bella della tua vita?”. Per Marjorie Hart fu memorabile l’estate del 1945 e ce la descrive in “I love Tiffany” (Newton Compton 2012), “il libro più atteso dell’anno”. New York, USA Giugno 1945, Harry Truman era diventato il 33esimo Presidente degli Stati Uniti d’America dopo la morte di Harry Delano Roosevelt.

La II Guerra Mondiale non era ancora terminata, le forze dell’Asse avevano firmato la resa incondizionata da appena un mese davanti ai rappresentanti militari degli alleati occidentali. Nel continente europeo la guerra era finita, solo le truppe dell’impero giapponese non si erano ancora arrese. Marjorie Jacobson radici norvegesi “non ero mai stata a est del fiume Mississippi” e la sua migliore amica, Martha (Marty) Garrett erano appena sbarcate nella Grande Mela in cerca di un lavoro estivo in una delle tante boutiques della Fifth Avenue. Le ragazze erano belle, giovani e determinate. “Eravamo vestite di nero dalla testa ai piedi: abiti, scarpe e cappelli a tesa larga”, secondo uno stile “copiato da una pubblicità patinata di Vogue, eppure in quella torrida giornata sembravamo due personaggi usciti da un romanzo di Tolstoj”.

Marjorie e Marty studentesse dell’Università dello Iowa, appartenenti all’associazione studentesca Kappa, si assomigliavano tra di loro “venivamo spesso scambiate per sorelle”: entrambe alte, bionde “ci pettinavamo i lunghi capelli come Lauren Bacall, portavamo lo stesso tipo di scarpe derby vissute ed eravamo le pollastre con le gambe di Betty Grable. Ma le somiglianze finivano là”: Marjorie proveniva da Story City una piccola città dello Iowa, Marty invece era di Des Moines, la capitale dello Iowa “e viveva in una casa coloniale di mattoni bianchi circondata da un bosco di quasi un ettaro”. Grazie alla loro intraprendenza condita da un pizzico d’ingenuità, le giovani riuscirono a ottenere un impiego presso la Tiffany & Co, perché “a causa della guerra c’è carenza di ragazzi e ci servono dei fattorini”. Marjorie e Marty “uniche signorine a lavorare nei piani adibiti alle vendite” dovevano consegnare “i pacchi per conto dei venditori all’ufficio riparazioni e spedizioni. Un servizio importante per il negozio”. Nella famosa gioielleria situata all’angolo tra la Quinta e Cinquantasettesima strada dove il sole “illuminava un edificio nuovo e signorile di sette piani con l’elegante insegna Tiffany & Co”, si realizzava un sogno per le studentesse certamente “le ragazze più fortunate della città” giacché erano “entrate a far parte della famiglia di Tiffany per poter guardare il sipario alzarsi sull’esposizione di gioielli più esclusiva al mondo”.

Summer at Tiffany è “il racconto di un’estate che non ho mai dimenticato, come ricorda Marjorie Hart nella nota introduttiva. “Quella del 1945 fu un’estate straordinaria; io e la mia amica Marty assistemmo alla parata del generale Eisenhower sulla Quinta strada con quattro milioni di newyorkesi, vedemmo l’arrivo della Queen Mary al porto di New York con quattordicimila soldati, e l’indimenticabile celebrazione del VJ Day (Victory over Japan) a Times Square. Ma soprattutto trovammo un lavoro da Tiffany & C”. Con indosso l’uniforme di Tiffany un abito di jersey “di seta azzurra con gonna a ruota e abbottonatura frontale” le ragazze si sentono due stelle del cinema, conoscono personaggi del mondo di celluloide come Judy Garland, Vincente Minnelli e Marlene Dietrich “avanzava fluttuando nella stanza con aria regale”, i mitici Quattrocento ovvero “i veri soldi di New York”. Inoltre entrano in contatto con famosi gangster e playboy, frequentano locali alla moda come lo Stork Club e il Martinique, dove l’orchestra suona Moonlight Serenade di Glenn Miller bellissima e indimenticabile colonna sonora dell’epoca.

Il romanzo è uno spaccato della condizione femminile americana alla fine della II Guerra Mondiale. Le protagoniste con fierezza e orgoglio a passo di marcia ogni giorno “si uniscono alla folla di lavoratori che si affrettavano verso la stazione della metro” e pranzano ai distributori Horn & Hardart che democraticamente “servivano tutti dal direttore di banca alle ragazze come noi”. Al centro della vicenda Tiffany un diamante di gioielleria nella quale “l’interno sembrava quello di una cattedrale: spazioso, tranquillo e fresco” e le sue tante gemme “luccicavano dai banconi di vetro quasi fossero stelle”. Il piacevole libro è la dimostrazione che “ciascuno di noi ha una storia fantastica da raccontare”.

Cara famiglia, siamo veramente emozionate! Abbiamo ottenuto il lavoro da Tiffany!!! Riuscite a crederci?”.

Marjorie Hart è una violoncellista professionista, ex presidente del Dipartimento di Belle Arti dell’Università di San Diego. Vive a La Mesa, in California.

Autore: Marjorie Hart

Titolo: I love Tiffany

Editore: Newton Compton

Traduzione: Annalisa Volta

Anno di pubblicazione: 2012

Prezzo: 9,90 euro

Pagine: 271

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Alessandra Stoppini

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