Capire Carlo Emilio Gadda. Pezzi di storia italiana

Michele Lupo

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Semplicemente Gadda s’intitola un piccolo volume Einaudi sul meraviglioso scrittore milanese (non un “grande minore” come anni fa disse l’autore di almeno un paio di romanzi bellissimi, che non proprio a ragione gli è stato spesso accostato, Aldo Busi). L’autore è Mauro Bersani.

Nel libro testi e biografia s’intrecciano secondo una prospettiva critica per anni vituperata: cercare nella vita e in certi più o meno acclarati contrassegni psichici ragioni per le future declinazioni di poetica. Il che può essere volta per volta funzionale, (in)utile, interessante oppure può proprio portarci fuori strada.

La nevrosi gaddiana, le sue fasi depressive, certe derive paranoiche e i tratti persino estremi di dissociazione fra ragioni impulsi ossessioni opposte appartengono al catalogo di conoscenze ovvie quanto obbligate di ogni suo lettore. L’ambivalenza e la conflittualità ne costituiscono segni irrinunciabili. Alla base  v’è secondo Bersani una sostanza psichica tragica, fratta: da cui deriva un’ermeneutica della scissione. In luogo di un’impossibile sintesi hegeliana, un’irreparabile ma artisticamente direi fruttuosissima incapacità di conciliare gli opposti. E come spesso ma non sempre accade (ancora Busi soccorrerebbe all’eccezione), è l’indisponibilità della parte volontaristica di sé al caos che pulsa da tutte le parti (dentro e fuori) a creare l’opera – stante genio e talento, si capisce.

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Michele Lupo

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