Carlo Azeglio Ciampi. Il “domani possibile”

Alessandra Stoppini

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a-un-giovane-italianoNel saggio A un giovane italiano (Rizzoli 2012) di Carlo Azeglio Ciampi, sotto forma di lettera, il Presidente Emerito così si rivolge a un giovane “sconosciuto destinatario” degli anni 2000: “Desidero invitarti ad aguzzare lo sguardo, lo sguardo acuto dell’intelletto e del cuore, affinché tu non perda di vista il segno di quella strada che tu stesso dovrai provvedere a tracciare, senza superbia, ma senza troppi timori”.  Un’efficace lezione di etica civile per i ventenni di oggi che vedono il loro domani precario, “derubato del futuro” e senza punti di riferimento, scritto da un uomo di 91 anni “sono nato nel 1920” forte della sua lunga esperienza di vita che invita a non scoraggiarsi.

“È proprio l’età, che pure non mi risparmia acciacchi… a elargirmi con generosità tempo e disposizione d’animo per la riflessione e la lettura: un ostinato desiderio di capire, forse estrema e unica difesa dal senso di smarrimento di questo nostro confuso presente”.Ciampi pone significativamente all’inizio del volume una frase di Agnolo Pandolfini (1) scelta dal Trattato del governo della famiglia “… niuna letizia può essere a’ vecchi maggiore, che vedere la loro gioventù accostumata, reverente e virtuosa”.

Un dialogo esortativo che l’autore dedica “Alle mie nipoti e ai miei pronipoti, che rischiarano il mio tempo con il loro sorriso”: “Sta in te, giovane amico, prendere in mano il tuo futuro, non per portarti nel regno di Utopia, ma nella terra dove gli uomini si riconoscono tra loro”. Una missiva carica di speranza lunga quasi 150 pagine divisa in 8 capitoli, rivolta alla migliore gioventù la quale però “di buone intenzioni, esortazioni virtuose, richiami ai valori” ne ha già “sentiti esprimere molti”, seguiti da pochi fatti, dichiara l’ex presidente della Repubblica Ciampi. La crisi dei sistemi economici “dei principali Paesi industrializzati” perdura da oltre quattro anni e sta “acuendo, soprattutto le difficoltà dei giovani, che da troppo tempo si trovano a vivere uno stato di precarietà che non consente loro un progetto di vita lavorativa, affettiva, esistenziale”.

È un dramma mondiale e storico che non può non scuotere le coscienze di ciascuno di noi. Ciampi individua i simboli “della più grave crisi che abbia colpito l’economia mondiale dai tempi della Grande Depressione” nelle”immagini degli impiegati della Lehman Brothers che in un pomeriggio di settembre del 2008, raccolti i pochi oggetti personali in qualche scatola, varcano per l’ultima volta l’uscio di quello che fino a poche ore prima era il loro luogo di lavoro”. La colpa di tutto ciò è sicuramente da imputare a quel crollo generale di valori, a quella corsa al benessere effimero tipico della nostra società sempre più liquida, dove non ci sono più punti fermi e tutto cambia molto, troppo velocemente.

L’economista Ciampi ravvisa il prologo del dramma nei mutui subprime che sono stati “va da sé, nient’altro che una miccia”. Com’è potuto accadere tutto ciò si domanda l’autore, dove stavano i banchieri, le autorità di vigilanza nazionali e sovranazionali? “Non per annettermi meriti personali, ma solo per essere stato a lungo membro della comunità dei Banchieri Centrali, non posso non ricordare quanta parte avesse la stabilità del sistema finanziario nell’agenda dei lavori e negli ordini del giorno dei nostri incontri mensili a Basilea, presso la Banca dei regolamenti internazionali e in quelli annuali al Fondo monetario internazionale. Con insistenza martellante veniva ricordato ai responsabili delle banche quale fosse la loro <missione>, in uno con l’attività consustanziale alla banca: fornire credito all’economia”.

Uno dei padri fondatori dell’Euro che gode del prestigio dell’intera Europa da lui sempre considerata “casa comune” è preoccupato per il futuro dei giovani e con l’animo da civil servant che ha contraddistinto tutta la sua vita, scrive: “la responsabilità dell’imprenditore, e quindi anche del banchiere, va oltre l’impresa; si estende al ruolo che egli ha nella collettività”. Il “grande vecchio” dalla mente lucidissima non ha paura di definire i nuovi top manager provenienti da istituzioni blasonate come dei novelli Goldfinger. “Sono gli stessi soggetti che hanno fatto della finanza la foresta dove appagare appetiti ferini, dove impera la legge non scritta del cinismo, del disprezzo di ogni valore che non sia quello del guadagno, del successo, del potere, obiettivi rincorsi in un crescendo delirante in cui si spezza qualsiasi ragionevole legame tra desiderio e appagamento”.

Non è questo il paese che sognava Ciampi, per il quale combatté durante la II Guerra Mondiale quando “giovane sottotenente di complemento” del Regio Esercito Italiano dopo l’8 settembre ’43 rifiutò di aderire alla Repubblica di Salò e decise di congiungersi attraversando il massiccio della Majella “con chi ispirava la propria condotta ai principi di libertà, democrazia e solidarietà”. “Ho visto l’uomo, con il suo insopprimibile bisogno di libertà, avere la meglio su dittatori e regimi ritenuti imbattibili”. Un “piccolo libro” dai nobili concetti dal titolo risorgimentale che non scade mai nella retorica, un dialogo che è anche un ricordo, un bilancio del proprio cursus honorum.

“Oggi, posso affermare che, soprattutto, ho visto l’uomo, con la sua intelligenza e il suo coraggio di osare, spostare sempre più avanti le frontiere della conoscenza: conquiste scientifiche, progressi tecnologici che hanno recato benefici enormi all’umanità; basti pensare alle tante malattie debellate definitivamente.”

Sarebbe interessante avere un parere dell’autore, per quattordici anni governatore della Banca d’Italia, sul declassamento dell’Italia e di altri 8 paesi europei su 17 da parte dell’agenzia di rating Standard & Poor’s avvenuto il 13 gennaio scorso. Un attacco politico all’intera economia europea che batte la stessa moneta, ma l’Eurozona “è priva di una vera politica economica comune”. È importante ricordare che alla fine degli anni novanta Ciampi nella sua veste di Ministro del Tesoro nel Governo Prodi riuscì a far entrare l’Italia nell’Eurozona riuscendo a compiere un vero miracolo. Riuscì, infatti, a portare il rapporto bilancio-pil al livello del 3% (compatibile con i parametri di Maastricht) mentre il differenziale fra i titoli di Stato italiani e i Bund tedeschi, che aveva toccato quota 530, si ridusse ad appena 30 punti.”Vale sempre la pena di impegnarsi. E non solo in progetti ambiziosi in cui si investono le risorse migliori e in cui si ripongono le aspettative più elevate; ciascuno persegue gli obiettivi che più si confanno alle sue inclinazioni, ai suoi mezzi, alle sue possibilità”. Bisogna, “giovane amico – prosegue l’autore – ritrovare il senso di questa semplice parola: comunità”. “Novant’anni sono molti”confessa Ciampi ma rivolgendo uno sguardo indietro e pensando all’esortazione einaudiana “conoscere per deliberare” il cittadino d’Italia e d’Europa è fiero di dichiarare che “ne è valsa la pena”. Dopo il grido Indignez Vous! di Stephane Hessel raccolto da Occupy Wall Street, movimento di contestazione pacifica newyorkese che ha il suo centro a Zuccotti Park, nato per denunciare gli abusi del capitalismo finanziario, Carlo Azeglio Ciampi esorta i giovani sfiduciati a impegnarsi abbandonando quel senso di precarietà, insicurezza e incertezza che assilla le nuove generazioni.

Guardare al “domani possibile”, sempre e comunque “perché non sfuggano alla tua attenzione sentieri nuovi, mai praticati; non aver paura di osare, non permettere alla rassegnazione di fermare i tuoi passi e non temere la possibilità di un insuccesso”. Del resto conclude “l’impolitico” Ciampi (come lui stesso si definisce), Seneca scriveva così nelle sue Epistole morali a Lucilio: “Continua nei tuoi progressi e capirai che sono meno da temere proprio quelle cose che fanno più paura”.

(1) Uomo politico (Firenze 1360 – ivi 1446). Fece parte della Signoria (1397, 1408), fu gonfaloniere di giustizia (1414, 1420, 1431), e ambasciatore (1411, 1425, 1433). Ritiratosi dalla politica, passò gli ultimi 12 mesi in una sua villa, dove attese agli studi. Fonte Treccani.it

Carlo Azeglio Ciampi è nato a Livorno il 9 dicembre 1920. Chiamato come il nonno paterno, proviene da una famiglia toscana da parte di padre “dall’animo religioso, ma al tempo stesso laico e risorgimentale”. La madre Maria Masino era figlia di un ufficiale di cavalleria piemontese proveniente da una famiglia “dal taglio fortemente laico”. Economista e uomo politico italiano, decimo presidente della Repubblica dal 18 maggio 1999 al 10 maggio 2006. Ha conseguito la laurea in Lettere nel ’41 presso la Normale di Pisa e nel ’46 la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Pisa. È stato Governatore della Banca d’Italia dal ’79 al ’93, Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del Turismo e dello Spettacolo ad interim (1993/1994) e Ministro del Tesoro e del Bilancio (1996/1999). Dopo la fine del mandato presidenziale è stato nominato Senatore a vita. Primo Presidente del Consiglio e primo Capo dello Stato non parlamentare nella storia della Repubblica. Per Il Mulino ha pubblicato Un metodo per governare (1996) e La libertà delle minoranze religiose (2009) e Da Livorno al Quirinale. Storia di un italiano. Conversazione con Arrigo Levi (2010). Non è il paese che sognavo. Taccuino laico per i 150 anni dell’Unità d’Italia, colloquio con Alberto Orioli, Il Saggiatore (2010).

Autore: Carlo Azeglio Ciampi
Titolo: A un giovane italiano
Editore: Rizzoli
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo: 14,00 Euro
Pagine: 149

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