Bugiardi e innamorati nell’America di Richard Yates

Emanuela Cicoira

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bugiardi-e-innamoratiChi conosce la biografia di Richard Yates, “uno dei grandi scrittori meno famosi d’America“, lo associa alla figura un po’ stereotipata dell’artista novecentesco descritta da Enrico Gregorio: “propensione all’alcool, barba e isolamento volontario sia culturale che sociale da un mondo che disprezzava. Per non parlare della povertà e dei problemi polmonari degni del Dostoevskij messo peggio“.

L’antipatia di chi ha formulato un simile identikit per l’autore di “Revolutionary Road” non è da biasimare, non foss’altro per l’accostamento spontaneo al gigante della letteratura russa il quale, buon’anima, per quanto lungimirante, della crisi del Positivismo non fece in tempo a saperne nulla. Ebbene, immaginando il povero Yates come uno scrittore sostanzialmente incompreso, senza un soldo, malaticcio, collezionista di matrimoni falliti e intossicato di fumo e alcol a livello molecolare, non ci si può certo aspettare che i suoi racconti sprizzino ottimismo da ogni rigo di inchiostro. Al contrario: il caso Yates è quasi l’emblema della commistione imprescindibile tra autobiografia e scrittura, tra vita e universo letterario.

Come ha infatti dimostrato Blake Bailey, autore della biografia “A Tragic Honesty”, ogni evento della vita di Yates è rintracciabile nelle sue opere. I genitori separati, per esempio – Vincent, aspirante tenore e rappresentante della General Elettric, e Ruth, mediocre scultrice schiava delle proprie velleità artistiche – sono diventati i personaggi della novella “Oh, Giuseppe, sono tanto stanca” senza subire nemmeno un tentativo di camuffamento, insieme ai due bambini che con ogni evidenza sono l’autore e sua sorella. E non è solo Bugiardi e innamorati“, la raccolta di novelle pubblicata per la prima volta in Italia da minimum fax trent’anni dopo l’edizione americana, ad abbondare di coppie separate o in procinto di separarsi, di figli trascurati, di madri inadeguate e proiettate verso la costruzione di un’immagine artefatta di sé, di uomini che vorrebbero costantemente essere migliori e invece non trovano la via del riscatto dal pantano della mediocrità. Anche i romanzi e le altre raccolte ne sono ricchi.

Proiezioni neanche troppo dissimulate dei peggiori tormenti dello scrittore e multi sfaccettati alterego dello stesso, gli “uomini d’inazione yatesiani” si aggirano come dei ritornelli sul pentagramma della sua narrativa scarna e disadorna, con l’America degli anni Quarantae Cinquanta sullo sfondo, la manina sempre poggiata sulla bottiglia del superalcolico di turno. Lo scrittore impedito dalla tubercolosi, il padre che non si sente all’altezza, il soldato che finge la camminata da scapestrato…  Tutti mentono sapendo di mentire, fingono per cucirsi addosso un ruolo, presi come sono dalla necessità di “avere stile”. È l’altra faccia dell’America, di quell’America che ha vinto la guerra e affronta il progresso tecnologico e il benessere economico.

Yates racconta the dark side of the moon, ovvero l’insoddisfazione della middle class. I legami tra le persone non reggono, crollano. I comuni mortali sono protagonisti sconfitti di storie di fallimenti. Hai voglia, Tu, Lettore, a cercare un barlume di speranza nel finale di una novella di Yates. Macché. Ne finirai una e ne comincerai un’altra con l’amaro in bocca. Se non fosse morto da vent’anni vorresti incontrarlo per assestargli una pacca sulla spalla: “suvvia Richard, vecchio mio, tirati su. È vero che tutto il mondo è un palcoscenico, ma non può sempre esserci del marcio nel regno degli Usa!”…

Costui, in definitiva, ti appare come l’alacre cantore della crisi della crisi del sogno americano già distrutto da Fitzgerald. Solo dopo, riflettendoci bene; dopo che gli uomini e le donne frustrati e depressi di questi racconti saranno rimasti per un po’ a decantare nell’immaginario delle cose lette, ti torneranno in mente le “sporadiche epifanie” evidenziate da Giorgio Vasta nella Prefazione, frutto del sentimento della tenerezza: “un abito che sa di pulito, posare la testa nel grembo della madre, un maglione da finire e regalare, le luci che si accendono una dopo l’altra in una casa vuota”… E allora ecco che penserai rassicurato: bugiardi, ma innamorati.

Richard Yates (1926-1992) è stato recentemente riscoperto come uno dei grandi classici del realismo americano del secondo Novecento. Dal suo capolavoro, “Revolutionary Road”, è stato tratto un film con Leonardo di Caprio e Kate Winslet. Fra le altre sue opere, sono uscite per minimum fax “Disturbo della quiete pubblica”, “Undici solitudini”, “Easter Parade”, “Una buona scuola” e “Cold Spring Harbor”.

Autore: Richard Yates
Titolo: Bugiardi e innamorati
Editore: Minimum fax
Anno: 2011
Pagine: 319
Prezzo: 13,50 euro

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Emanuela Cicoira

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