Mara come me: il libro ispirato al caso don Gelmini

Valentina Presti Danisi

Tagged: , ,

mara-come-meDifficile definire “Mara come me” (Cooper) un romanzo. Il libro di Salvia si trova nella difficile posizione di raccontare fatti veri, ma senza potersi avvalere di quella certificazione di autenticità che solo dei testimoni potrebbero fornire.
Diventa quindi un romanzo ispirato a fatti realmente accaduti. Fatti di inaudita gravità.

Già pubblicato nel 2004, nel 2007 il libro ha attirato l’attenzione della stampa per aver anticipato il cosiddetto “caso don Gelmini”. Noto come prete antidroga, l’uomo è in attesa di processo per abuso sessuale sui minori ospiti della sua comunità di recupero.

Nel romanzo, la figura del prete è rappresentata da don Luigi, detto sarcasticamente “il santo”: “perché quando arringava qualcuno dei ragazzi, il trasporto mistico era tale che una sorta di beatitudine traspariva dai suoi lineamenti”. A stridere con questa immagine di uomo pio ci sono però delle indiscrezioni inquietanti sulla sua vita privata e, come se non bastasse, degli “aspetti pubblici non mascherabili del suo carattere, come la facilità all’ira o la predilezione per calorosi ed equivoci abbracci con i più giovani”.

Definito senza mezzi termini un “megalomane, fanatico e cattolico fondamentalista”, l’uomo è riuscito a creare una comunità di recupero per tossicodipendenti, gestita dai suoi fedelissimi, che ha le sembianze di un’istituzione totalitaria. Il giovane protagonista, Fausto, si dovrà confrontare con una realtà distopica che riproduce su piccola scala l’incubo orwelliano, dove violenza fisica e psicologica si mischiano al fanatismo religioso e dove vigono solo le regole non scritte dettate arbitrariamente dai vari responsabili della comunità.

Dopo aver già vissuto il dramma della dipendenza dalla droga, il giovane si ritrova ad essere picchiato e minacciato da coloro i quali si erano assunti il compito di “salvarlo”. Costretto ad assistere a crimini veri e propri, forme di tortura, perfino un omicidio. Questa storia di una lunga discesa all’inferno culminerà con una rocambolesca fuga, che però per Fausto non coincide affatto con la fine di un incubo. Perché i segni lasciati da tanto orrore non verranno dimenticati neanche col passare degli anni.

Colpisce la precisione con cui vengono descritti gli atteggiamenti fanatici e i comportamenti brutali a cui assiste il protagonista, dai “sermoni apocalittici sulla nostra malvagità” al rifiuto ostinato di qualsiasi consulenza professionale esterna “che avrebbe potuto mettere in discussione i metodi adottati, né un assistente sociale, né uno psicologo, né tanto meno un medico”.

Le considerazioni di Fausto, che cerca di mantenersi lucido anche in quella situazione aberrante, fanno riflettere. In particolare quando viene constatato che “lo stato sosteneva e sovvenzionava queste organizzazioni, che si reggevano sulle rette e sul lavoro gratuito di centinaia di giovani”. Lavoro gratuito ma anche lavori forzati, cui sono sottoposti i ragazzi seguendo una logica perversa per la quale “togliere al sudore di un uomo qualsiasi significato o utilità appariva un modo in più per delegittimarlo”.

A completare il testo, troviamo un resoconto dei fatti giudiziari che vedono coinvolto Pierino Gelmini e una postfazione nella quale l’autore esprime il suo augurio che si riesca a definire “una volta per tutte quale disgrazia fu per i malcapitati non solo la droga in sé, ma anche il business del recupero che ci fu dietro”.

Marco Salvia è nato a Napoli. Ha studiato lettere moderne a Napoli e Scienze della religione ad Urbino. Nel 2004 ha pubblicato la prima edizione di “Mara come me” e nel 2007 il libro di racconti “L’ultimo sangue” con l’editore Stampa Alternativa. Come poeta è presente in diverse antologie ed è stato pubblicato sulle riviste “Nuovi Argomenti” e “Linea d’ombra”. Collabora con i quotidiani: “Il Mattino di Napoli” e “l’Unità”.

Autore: Marco Salvia
Titolo: Mara come me
Editore: Cooper
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo: 13 euro
Pagine: 159

/ 25 Articles

Valentina Presti Danisi

One Comment

  1. fra1612

    Oltre al “caro” Don Gelmini, nel libro vengono descritte per filo e per segno le torture e gli atti aberranti e inauditi compiuti da Muccioli e dalla sua squadretta in quella che doveva essere una comunità di “recupero” e che invece è stata la definitiva rovina di centinaia di ragazzi. Il tutto foraggiato dallo Stato (inconsapevole mi auguro…). In rete è possibile reperire gli atti del processo a Muccioli e ad alcuni, pentiti e non, del suo staff condannati per torture e omicidio.