Yasmine Ghata, la bambina che imparò a non parlare

Valentina Presti Danisi

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labambinache-delvecchioLa bambina che imparò a non parlare” (Del Vecchio) di Yasmine Ghata, non è semplicemente un libro sul silenzio. È il luogo dove l’autrice riesce a esprimere la sua voce interiore. È il momento in cui si libera dal mutismo, dalla segreta osservazione del mondo circostante, per permettere a noi, lettori, di entrare nel suo mondo, nel cerchio segreto dei suoi pensieri di bambina. Madre poetessa, padre deceduto: così si presenta Yasmine Ghata.

A soli sei anni deve fare i conti con l’assenza di una madre chiusa nel suo dolore e nel suo universo poetico, così distante e irraggiungibile per una bambina di quell’età “il mondo reale fu immediatamente accantonato, mia madre non ci vedeva niente d’importante da insegnarmi”.

Al tempo stesso, si confronta con la presenza labile, quasi fantasmatica di questo padre prematuramente scomparso, che lei ritrova negli oggetti disseminati per casa, nelle parole elusorie di sua madre e, soprattutto, dentro di sé, come una seconda coscienza. “Ogni giorno gli accordavo del tempo per ravvivare i suoi sensi e resuscitare la sua percezione delle cose. (…) Vivevamo entrambi nel mio corpo, e papà si faceva il meno invadente possibile”.

La vita quotidiana della piccola Yasmine si spacca in due: di giorno è sola, lontana dal mondo in cui vive sua madre: “lei non era più mia, ma di altri, dei suoi amici scrittori, giornalisti e poeti che sfilavano in casa nostra. Io li spiavo attraverso lo spiraglio della porta”. Di notte, invece, dormono abbracciate strette. Di notte non deve dividerla con gli estranei, ma può tenerla tutta per sé e per suo padre: “Mia madre, in quel momento, ignorava di essere così bella da guardare, e io ammiravo in silenzio le curve soavi, i movimenti aggraziati e la danza delle sue braccia. La notte ci restituiva una madre e una sposa”.

Man mano che cresce, Yasmine si rende conto che la scrittura rappresenta il rifugio scelto da sua madre per sottrarsi alla sofferenza, alla mancanza del marito: “senza dubbio pensava di stabilire un legame con l’aldilà martellando sui tasti, come per aprire una serratura. Voleva forzare quella barriera vietata grazie alle parole”. Da parte sua, la bambina vuole abbattere la barriera di silenzio che le divide, per questo arriva a distruggere la macchina da scrivere. Cercando, forse, un varco nella fiumana di parole scritte, lette, declamate, per potersi rendere finalmente visibile agli occhi della madre.

Di fronte al fallimento anche di questo tentativo, non resta che il ripiegamento in se stessa, la scelta di un ostinato silenzio da contrapporre a tutte quelle parole: “Il silenzio e l’inerzia caratterizzavano il mio tuono interiore, scorticavano la mia carne da dentro, quando fuori rimanevo impassibile”.

A volte la superficie del racconto si fa ruvida, come se la voce narrante si ritraesse di fronte a certi argomenti, come se ancora una volta avvertisse il desiderio o il bisogno di nascondersi, di sottrarsi alla vista dei visitatori o, in questo caso, dei lettori. Altre volte la narrazione assume una forma poetica, meno immediata ma dotata di potenza evocativa: “Io amavo il silenzio, il contorno del mondo finito che dentro di me scardinava le sue forme. Scrutavo i bordi di tutto, la loro natura così effimera e il loro passaggio nello spazio”.

Per Yasmine Ghata arriva, infine, il momento della riconciliazione con le parole, con la scrittura, con la creatività: scrivere diventa “una mia risorsa per farlo ritornare”, per riportare in vita il padre, ma anche per confrontarsi con l’amata figura materna. Come due esseri uguali e distinti: “l’immaginazione è contagiosa tra madre e figlia, è il nostro ossigeno, il nostro pane quotidiano, il nostro vestito per l’inverno e per l’estate”.

Yasmine Ghata: figlia della poetessa di origine libanese Vénus Khoury Ghata, è nata in Francia nel 1975. Ha studiato alla Sorbona e all’École du Louvre, specializzandosi in arte islamica. Nel 2005 ha pubblicato in Italia per Feltrinelli il suo primo romanzo, La notte dei calligrafi, vincitore nel 2007 del Premio Autore Esordiente alla XXVI edizione del Premio Grinzane- Cavour.

Autore: Yasmine Ghata
Titolo: La bambina che imparò a non parlare
Editore: Del Vecchio
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 13 euro
Pagine: 88

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Valentina Presti Danisi

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