Mai amato abbastanza

Valentina Presti Danisi

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mai-amato-abbastanzaUn amore proibito, un odio profondo e giustificato, un destino spietato e tragico. Sono questi gli elementi portanti di “Mai amato abbastanza” (Meligrana, 2010). Libro che ricalca i temi classici dell’incesto, del conflitto con la figura paterna e dell’ineluttabilità del fato.

Luca, il protagonista, narra in prima persona gli episodi cruciali della sua infanzia tormentata e, in parallelo, ripercorre a ritroso le tappe dell’innamoramento per la giovanissima Sofia. Lo vediamo, quindi, assistere da bambino allo sfaldamento del matrimonio dei suoi genitori. Di fronte a un padre sempre più insofferente, che rientra ubriaco e si addormenta immerso nel suo stesso vomito, il piccolo Luca realizza che “non è vero quando si dice che ai propri genitori si vuole bene per sempre”.

A soli otto anni, mentre gioca col suo carro armato giocattolo, non può fare a meno di pensare che “avrei tanto voluto averne uno vero, tutto mio, allora sì che le persone ci avrebbero pensato due volte prima di spezzarmi il cuore”. E le cose non migliorano man mano che il tempo passa. Da un lato il padre si ricostruisce una vita, con un’altra famiglia, una nuova moglie e una figlia che “amava più di me. Odiavo tutto, me stesso più di ogni altra cosa”.

Dall’altro la madre annega sempre di più nell’alcolismo, in una spirale di “devastazione, occhi inespressivi, grigiume e arrendevolezza”. Per Luca diventa una vita “a cavallo tra due inferni opposti ma ugualmente terrificanti”. Il sentimento di costrizione, la consapevolezza di non avere una via di fuga, formano “un nodo nello stomaco grande come una pallina da tennis che ho soprannominato ‘Il mio cancro’. Il mio divoratore, il mio cannibale, il mio assassino, il mio unico amico”.

La svolta è rappresentata dall’incontro, dopo qualche anno, con la sorellastra Sofia, l’unica capace di amarlo incondizionatamente. Forse, anche ingenuamente. I due vengono risucchiati in un rapporto quasi ossessivo, che sembra recare il marchio del destino. Di un destino infelice, come quello di molti amanti nei classici della letteratura. Anche di fronte alla profezia: “Lasciala andare! Non esiste nessun posto dove possiate andare assieme”, Luca non riesce a separarsi dalla ragazza: “mi si strinse intorno e m’incastrò la testa sotto il mento. Feci di lei una pallina e la difesi tra le braccia come una neonata”.

La storia risente di una certa pesantezza retorica e della forte tendenza alla drammatizzazione. L’esasperazione degli aspetti sessuali della relazione tra i due protagonisti finisce per far passare in secondo piano l’aspetto emotivo e sentimentale. Inoltre l’erotismo viene svilito dall’eccesso di dettagli e dalla ridondanza delle descrizioni. Tuttavia, il romanzo di Alessio Biagi ha dalla sua una struttura ben ragionata, che permette al lettore di addentrarsi nella storia seguendo passaggi calibrati, calcolati, che conducono alla convergenza tra le storie dell’infanzia e quelle del passato più recente.

Alessio Biagi è nato nel 1980 a Massa dove vive e lavora. Cresciuto con la passione della poesia, si è dedicato alla narrativa dopo il fortunato incontro con lo scrittore fiorentino Marco Vichi. Nell’ottobre 2006 ha pubblicato, per la casa editrice Pensa, un primo racconto nell’antologia La città che narra ed un secondo, contenuto nell’antologia La legge del desiderio a cura di Giulio Milani, presso la casa editrice Transeuropa. “In tutti i respiri che ti ho preso” è il suo primo romanzo.

Autore: Alessio Biagi
Titolo: “Mai amato abbastanza”
Editore: Meligrana
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 13 euro
Pagine: 206

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Valentina Presti Danisi

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