“Volevamo essere Maradona”: uno sguardo al passato

Matteo Chiavarone

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volevamo-solo-essere-maradonaVolevamo essere Maradona (Cento Autori) è un racconto di Rosario Cuomo che ci riporta ad un’Italia anni ’80 dal sapore mediterraneo ma che, in un certo senso, andava verso il nuovo millennio. Metafora della vita è ancora lo sport, anzi il calcio che per noi è un po’ la stessa cosa.   Quel calcio che aveva salutato gli anni ’70 con la pipa in bocca di Pertini per catapultarsi nella sbronza dei successi-eccessi napoletani, dell’avvento degli sponsor, dell’arrivo dei nuovi stranieri, delle eterne sfide campanilistiche, del calcio scommesse “de noantri” e di quei personaggi che forse mai dimenticheremo.

E in quel pantheon gigantesco – Gullit, Baresi, Giordano, Platini, Careca, Falcao, Boniek, Di Bartolomei, il “mio” modestissimo Fiorini – la luce maggiore non poteva che essere per il più grande di tutti: Diego Armando Maradona.

Non dimenticherò mai la frase di un mio compagno, molti anni fa: “se Pelè è stato il calcio, Maradona è stato il pallone”. Mai frase fu più vera. Perché negli anni ottanta non si giocava a calcio ma a pallone, e Maradona ne era il dio. Un dio assoluto e mai messo in discussione da nessuno. Figuriamoci poi a Napoli.

Un sogno da cui ancora oggi è difficile separarsi. Rosario Cuomo lo sa bene e ci regala un racconto piacevole e divertente, forse autobiografico, sicuramente verosimile ma soprattutto ben scritto. Un racconto che ci fa respirare l’aria di quegli anni, un’aria profondamente partenopea. Il Napoli di quegli anni è la storia di un popolo che per una volta riaccese tutta la sua antica gioia di vivere; è la storia di un giovane ragazzo; è la storia di un sogno e di una vita da vivere “per” e “nonostante” tutto.

La fantasia come motore irrefrenabile che permette di andare avanti, di procedere spediti. Lo sguardo di Cuomo si ferma sulla Napoli “dall’altra parte”, non quella aurea del lungomare ma quella popolare, profondamente umana, povera ma vitale. La Napoli sotto pelle, sanguigna, verace che si estende oltre la città, nei paesi limitrofi o più lontani.

Da un lato i ragazzi che non possono permettersi le scuole calcio in orbita-Napoli, dall’altra la visita del Campione, del Dio, del Taumaturgo argentino in un paese che non aspetta altro per esplodere di gioia e per ricominciare a vivere. In mezzo il passato e il futuro, come se si volesse “eternizzare” il presente. Ma il presente, e i napoletani lo sanno bene, è un attimo. E domani è un altro giorno.

Rosario Cuomo è proprio la persona che vedete. I due limoni, che si ritrova appiccicati agli occhi, sono i suoi personalissimi occhiali in 3D per guardarsi intorno. È autore di “Volevamo essere Maradona”(Centoautori 2010), esordio letterario in cui ha recuperato la pellicola con quel frammento di armonia e perfezione che è l’infanzia di ognuno di noi, fedele alle parole di un grande estimatore di Diego Armando Maradona, l’illustre Gianni Celati: “Perché scrivendo dei racconti si vedono paesaggi, si vedono figure, si sentono voci: è un cinema naturale della mente”.

Autore: Rosario Cuomo
Titolo: Volevamo essere Maradona
Editore: Cento autori
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 3 euro
Pagine: 48

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Matteo Chiavarone

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