La ballata di Hambone

Gabriele Blandamura

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la_ballata_di_hamboneLa ballata di Hambone” (Coconino Press, 2010) di Leila Marzocchi e Igort


. Gli anni ’20 americani e le cittadine di Huzlehurst e Vicksburg, ammalate di povertà da troppo tempo perché le parole “Grande Depressione” significhino davvero qualcosa; tanti attori diversi, ognuno portatore della sua personalissima miseria, che sembrano in fondo recitare lo stesso monologo disperato: un canto al sentimento, all’ambizione, alla vita, da parte di chi ormai impegna il 120% delle proprie energie per sopravvivere.


La ballata di Hambone
è un’opera corale intensa come poche, che ha per protagonista il destino beffardo di chi sembra non avere davvero più niente da perdere, eppure non riesce proprio ad abbandonare una voglia di riscatto e di pane tanto forte da spingere a partire, tradire, odiare ed uccidere senza alcun rimorso: è una lucida analisi dei peggiori istinti insiti in ogni essere umano ed allo stesso tempo un inno all’arte di arrangiarsi e ritrovare se stessi dopo una notte di incendi e sparatorie.

Lungo le sponde del Mississipi si incrociano i destini di due assassini, di un ritardato, dei proprietari di una pompa di benzina, di un talent scout, di un pope russo e di un bracciante di nome Hambone, che scopre suo malgrado di essere destinato a suonare la chitarra e scrivere canzoni; Igort (testo) si cimenta nuovamente con un racconto costruito su incastri più o meno visibili, in cui il testimone di protagonista passa da una mano all’altra ancor prima che il lettore se ne accorga: uomini e donne sull’orlo di un precipizio, costretti a proteggere ad ogni costo quel pizzico di vita nascosto alla polvere delle strade per non essere inghiottiti da una spirale di morte e barbarie.

La Depressione non lascia spazio al buon senso ed ogni scelta può portare ad esiti totalmente imprevisti: chi è debole rischia di venire punito per la propria innocenza e la violenza regala valige piene zeppe di denaro e gioielli; cogliere il disegno di un Dio che sembra molto lontano o molto distratto è quasi impossibile, a meno che la soluzione non consista nell’imparare ad assecondare il flusso degli eventi, diventare una rana quando piove ed un iguana del deserto quando c’è la siccità.
Una morale apparentemente spietata, che però porta dentro di sé  sintomi di positività assoluta, il primo stadio per arrivare ad una resurrezione insperata: e così Hambone disseppellisce la sua chitarra dopo aver visto più morti in faccia ed il vecchio signor Humbolt si alza dalla sedia a rotelle proprio dopo essere stato abbandonato da moglie e figlia.

Le illustrazioni di Leila Marzocchi colgono a pieno il senso di questa tragedia dei caratteri e delle possibilità: sotto le tinte scure degli sfondi brillano lampi arancione sanguigno e gli stessi personaggi (scavati come il peggior urlatore di Munch, spesso presentati ai limiti del bianco e nero) affidano le loro emozioni a piccole esplosioni di colore negli occhi e nel viso. E’ come se la loro caduta o il loro (momentaneo) riscatto fossero già scritti in una scintilla, che il lettore può scoprire con piacere, sempre che l’aridità e quegli strani miasmi zuccherosi che avvelenano l’aria della provincia americana non abbiano già avvelenato anche il suo cervello ed il suo spirito.

Autore: Leila Marzocchi, Igort
Titolo: La ballata di Hambone
Editore: Coconino Press
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 16 euro
Pagine: 136

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Gabriele Blandamura

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