I conformisti italiani. L’estinzione degli intellettuali

Michela Spartera

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i-conformistiIn “I conformisti” (Rizzoli, 2010), Pierluigi Battista ci spiega chi sono i sempre più rari intellettuali “irregolari” e riflette sul come mai in Italia, ormai da quindici anni, prevalga un desolante conformismo.

Come sarà possibile risollevare le sorti di una cultura italiana, ormai alla deriva, in cui la sinistra ha smesso di pensare  e la destra non ha mai cominciato?

Gli intellettuali irregolari sostengono cose molto semplici e lineari: anche per questo non esercitano molta attrazione e suscitano poco entusiasmo. I conformisti, al contrario, sanno addobbare i loro discorsi con l’enfasi della profondità. Gli irregolari, spiriti irrequieti e caparbi, amano dare risposte chiare agli interrogativi che generalmente i conformisti tendono a disertare.

Un tempo gli irregolari erano coloro che, in ossequio alla libertà d’intelletto, non si piegavano ai dettami del mondo in cui vivevano e preferivano esporsi ad ostracismi e discriminazioni, piuttosto che corrompere la propria mente per facilitare le propria vita e la propria carriera. Oggi “l’unica pena in Italia che l’irregolare è costretto a subire non è la marginalizzazione coatta: è lo sconforto”

Difatti per l’Autore “la semplicità di ragionamento degli irregolari, viene penalizzata. Funziona l’ovvio pomposo, l’effetto che fa, il pensiero stravolto nell’esasperazione parodistica dello scontro amico-nemico…gli intellettuali non capiscono più quello che succede nel mondo. Si indignano per un nonnulla dentro casa, e non sanno più vedere le forche che un ancora rigoglioso dispotismo dissemina nel mondo.

L’Autore esamina così alcuni esempi celebri di quegli intellettuali a cui “piace tanto suonare il piffero delle tirannie (purché lontane)“, per poi interrogarsi sul perché ci sia pregiudizio sull’exeità, mentre i “redenti vengono sempre in qualche modo premiati“. O ci racconta ad esempio dell’arte di avere torto di un Jean-Paul Sartre paragonata allo spirito dell’irregolare Aron da cui si evince che “sbagliare non costa nulla” secondo uno schema concettuale ironico “dell’Avevamo ragione ad avere torto“.  Ci parla del “linciaggio” che negli anni Sessanta colpì Hannan Arendt, fino alla desolante constatazione che i conformisti vendono libri, mentre eccellenti capolavori di irregolari vengano “ostracizzati”, dimenticati dai critici e recensori.

Battista riflette poi sul rapporto distorto che in Italia abbiamo con la nostra Storia oscillante fra la nostalgia  e la demonizzazione che non di rado si tramuta nel nostro Paese in “Ipotesi cospirazioni sta”..: la cosa grave è che altrove il complottismo arricchisce il mondo delle fiction mentre il nostro viene preso sul serio e sbattuto in prima pagina.

Un ritratto pungente di un’Italia che culturalmente va alla deriva, in cui spesso, Fiera di Torino docet, si rischia di poter dire solo ciò che è accettabile, in cui la libertà e l’arte fioriscono più dai finanziamenti che dalle idee del genio creativo, in cui l’Onu sprofonda nel ridicolo e la fine del segreto determina la morte della riservatezza e la demolizione del privato.

Per Battista, che conclude il suo saggio con tre lettere aperte pervase di “sottile ironia”, l’unica speranza di una rinascita culturale risiede proprio in quegli intellettuali irregolari, sempre più rari, ma non ancora estinti.

Pierluigi Battista è giornalista del “Corriere della Sera”, di cui è stato vicedirettore dal 2004 al 2009. Ha condotto su Raiuno il programma di approfondimento Batti e Ribatti e su La7 tre edizioni della trasmissione Altra Storia. Ha pubblicato tra gli altri La fine dell’innocenza. Utopia, totalitarismo, comunismo (2000) e Cancellare le tracce (2007).

Autore: Pierluigi Battista
Titolo: I conformisti. L’estinzione degli intellettuali d’Italia
Editore: Rizzoli
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 18 euro
Pagine: 221

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