“Foto di classe” (Laterza, 2009) è l’ultimo ottimo risultato dello scrittore Mario Desiati. Un lungo excursus tra ricordi del liceo e incontri, dove a distanza di anni l’io narrante decide di rintracciare, uno per uno, i suoi ex compagni di classe per constatare quanto è cambiata la loro vita, se è migliorata dopo aver lasciato la Puglia e trovato un lavoro. E per capire che “il vero dato che ci univa era che a trent’anni suonati fossimo senza un figlio e senza una vera volontà di averne“.
Tutto parte da una fotografia. È un’immagine di quelle che si scattano tutti i santi anni, come a fermare un attimo che si ripete; la stessa classe, gli stessi compagni che si odiano o si vogliono bene, mentre il tempo sembra fossilizzato in un’aula, che poi, quando si cresce, si abbandona. E si emigra. Il protagonista riprende tra le mani questa foto durante una rimpatriata di cui ha ricevuto avviso tramite mail. L’appuntamento, per tutti quelli che frequentavano la villa comunale di Martina Franca quindici anni fa, che lì hanno dato il primo bacio e lì hanno fumato la loro prima sigaretta, era fissato per la sera di Natale.
Vittime di quello che Mario Desiati chiama felicemente “marketing della nostalgia“, gli ex compagni di classe, contagiati da questa sorpresa nella posta elettronica, scelgono di rivedersi, di confrontarsi con alcuni fantasmi del passato. Ma il protagonista fa di più: a partire da quel raduno “Arrivai in villa da dove arrivavo sempre, perché c’è anche un’urbanistica e uno stradario dei proprio luoghi d’infanzia, angoli da rispettare, riti da non tradire”, un’”ossessione” s’impossesserà di lui, qualcosa che non ha neanche un nome preciso ma che spinge a fare i conti con il passato e con il futuro.
Ecco allora che sfilano, inseriti in categorie evocative e appropriate, personaggi che parlano di se stessi: sono i compagni della vita liceale con cui il narratore dialoga profondamente, ne conosce le vite, ne svela i segreti e i mutamenti. Loro sono “I chiusi”, “I fuggiti”, “I fedeli”, “Gli usati”, “I mammisti”, “I soldati”, “Gli arrangiati” e “I rimasti”. Sono i nuovi emigrati e fuori sede che, in un contesto italiano tristemente sempre uguale, vanno via dalla provincia di Taranto per vivere altrove.
“U uagnon se n’asciot” - “il ragazzo se n’è andato” - è il sottotitolo di “Foto di classe” di Mario Desiati, perché la Puglia ha una parte attiva in questo libro, è lei la protagonista insieme ai giovani, al precariato, al cambiamento, alla forza di legami che in qualche modo influiscono sulla tua vita per sempre.
Uno stile impeccabile, una grande introspezione, personaggi delineati con parole nuove e vecchie, a recuperare un amore per l’italiano che oggi sembra scomparso, anche tra sedicenti scrittori. Mario Desiati attualmente lavora come direttore editoriale della Fandango e porta avanti la sua vocazione di talent scout, senza dimenticarsi la sua vena di scrittore. Se lo facesse, sarebbe un vero peccato.
Mario Desiati (1977), originario di Martina Franca, ha pubblicato tre romanzi e una raccolta di poesie. Il suo ultimo libro è Il paese delle spose infelici (Mondadori 2008). Lavora in campo editoriale e vive a Roma.
Autore: Mario Desiati
Titolo: Foto di classe
Editore: Laterza
Anno di pubblicazione: 2009
Prezzo: 10 euro
Pagine: 133
* Diritti dell’articolo di Ornella Spagnulo
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