Da Livorno al Quirinale. Memorie di un Presidente

Alessandra Stoppini

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da-livorno-al-quirinaleRem tene, verba sequentur”. La massima catoniana è la stella polare dell’esistenza di Carlo Azeglio Ciampi citata nella sua autobiografia Da Livorno al Quirinale. Storia di un italiano. Conversazione con Arrigo Levi (Il Mulino).

Abbi possesso dell’argomento, impadronisciti del problema, svisceralo fino in fondo, le soluzioni verranno”. Queste sono le parole della locuzione latina alla quale Ciampi ha sempre fatto riferimento quando si è trovato di fronte a un impegno nuovo, oneroso, emozionante, quasi una sfida da vincere e portare a termine con spirito di servizio, passione e testardaggine tipicamente toscana. In quest’appassionante cavalcata attraverso novant’anni di vita italiana e europea, tanti quanti sono gli anni dell’ex Presidente, Arrigo Levi amico, consigliere e collaboratore durante il settennato presidenziale, dialoga con Ciampi in un colloquio incalzante, pieno di ricordi. Non solo memorie di un secolo breve ma anche uno sguardo rivolto verso il futuro e verso le giovani generazioni che ne sono il simbolo.

La storia di un civil servant della Repubblica ha inizio a Livorno che Ciampi definisce “città – asilo” nella quale è ancora profonda l’influenza della cultura ecumenica del Granduca di Toscana. Livorno città aperta a tutte le genti di qualsiasi nazionalità o religione. Infatti il tema della tesi di laurea in Giurisprudenza di Ciampi nel 1946 è La libertà delle minoranze religiose, quindi per l’autore fondamentale è stato il clima respirato nella sua città di origine dove il porto “è il simbolo stesso dell’apertura e dell’accoglienza”. L’Ottica Ciampi “la prima ottica di Livorno”, aperta dal nonno Azeglio e gestita per tutta la vita dal padre e dallo zio di Ciampi ora è portata avanti dalla quinta generazione. I legami con Livorno, con le radici, fanno sempre parte dell’anima di Ciampi che giovanissimo, a soli sedici anni e mezzo, lasciò la città toscana per studiare Letteratura greca alla Normale di Pisa dove si laureò nel ’41. Egli passò quindi dall’ambiente religioso dei padri Gesuiti del liceo a un ambiente laico se non ateo. “Questo forse ha fatto si che in me sia rimasta sia la componente di una pratica religiosa discreta, ma direi regolare, sia al tempo stesso questo laicismo”.

Intime, intense le pagine dedicate alla II Guerra Mondiale. Allo scoppio della guerra “una giornata cupa” dopo un periodo di addestramento il sottotenente Ciampi viene mandato in Albania. Durante un discorso pronunciato nell’ottobre del 2003 in occasione di una visita presidenziale a Piombino, Ciampi così si è espresso: l’8 settembre è stato la prova più dura della nostra vita… ma non è stato, come qualcuno ha scritto, la morte della Patria. Ma fu in quelle drammatiche giornate che la Patria si è riaffermata nella coscienza di ciascuno di noi. Nelle scelte dei singoli italiani, in quei giorni, la Patria rinacque, rinacque nella nostra coscienza. Ciampi dopo l’8 settembre cercò di andare al Sud, verso l’Italia libera. Insieme a un amico Nino Quaglione soldato anche lui, riparò in Abruzzo a Scanno “bel paesino isolato nella montagna” dove rimase sei mesi. Qui si trovò al confino insieme alla sua famiglia il filosofo e professore presso la Normale Guido Calogero. Le lunghe chiacchierate con Calogero a Scanno “mi sembrò un paradiso” protetti dalla affettuosa e generosa accoglienza della popolazione locale, faranno parte dei ricordi più cari di Ciampi.”E’ rimasto in me un profondo sentimento di riconoscenza e di affetto per questa popolazione che mi ha adottato”. Ciampi interrogò il professor Calogero “che aveva sempre avuto il desiderio di parlare con i giovani, di dialogare, di interrogarli” sull’assunzione della responsabilità personale, come operare da antifascisti senza diventare comunisti. E’ stata quasi una sorta di prova generale di quello che aspetterà al futuro Presidente negli anni a venire.

Per caso. Così, quasi per schermirsi, Ciampi rievoca come iniziò il suo lavoro in Banca d’Italia, lui che desiderava intraprendere la carriera diplomatica. Invece terminata la guerra diventato insegnante di italiano e latino nei licei presentò domanda d’assunzione presso la Banca d’Italia, che assumeva reduci, dove resterà per quarantasette anni, quattordici come Governatore. Fino a quando una mattina del 26 aprile 1993 squillò il telefono a casa Ciampi. E’ il Presidente Scalfaro... Quella fatale telefonata è l’inizio di un nuovo percorso che l’avrebbe portato a ricoprire la più alta carica istituzionale del nostro paese. La madre di Carlo Azeglio ripeteva spesso “Non rinviare a domani quello che potresti fare oggi, il tempo è breve”. E’ una regola di vita che il figlio ha fatto sua.

Un libro – intervista che si legge tutto d’un fiato e che ha scalato rapidamente le classifiche di vendita editoriali nel settore della saggistica, nel quale viene anche ricordato il legame d’amicizia che unì Giovanni Paolo II a Carlo Azeglio Ciampi “si parlava al di fuori di ogni protocollo”. Memorabile la frase affettuosa “non si strapazzi” che Franca Ciampi rivolse al Papa al termine di un incontro ufficiale. Senza un filo di retorica né di nostalgia, anzi le memorie delle tre esistenze del Presidente vissute tra etica e passione sono rivolte ai giovani e rappresentano una indimenticabile lezione di vita. Eugenio Scalfari ha definito “un personaggio come Ciampi unico nella storia dell’Italia repubblicana”.

La fiducia e la speranza mi vengono dai giovani, che pure vivono un presente difficile e nutrono d’incertezza il loro futuro… Quando questi giovani chiederanno con vigore, perentoriamente, ai loro padri “E ora, fatevi da parte””. E’ ciò che fece la mia generazione all’indomani della guerra. Tra mille difficoltà, senza molte certezze circa il nostro futuro, salvo una” Ora tocca a noi”. Ce la facemmo. Ce la faranno”.

Carlo Azeglio Ciampi è nato a Livorno il 9 dicembre 1920. Chiamato come il nonno paterno, proviene da una famiglia toscana da parte di padre “dall’animo religioso, ma al tempo stesso laico e risorgimentale”. La madre Maria Masino era figlia di un ufficiale di cavalleria piemontese proveniente da una famiglia “dal taglio fortemente laico”. Economista e uomo politico italiano, decimo presidente della Repubblica dal 18 maggio 1999 al 10 maggio 2006. Ha conseguito la laurea in Lettere nel ’41 presso la Normale di Pisa e nel ’46 la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Pisa. E’ stato Governatore della Banca d’Italia dal ’79 al ’93, Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro del Turismo e dello Spettacolo ad interim (1993/1994) e Ministro del Tesoro e del Bilancio (1996/1999). Dopo la fine del mandato presidenziale è stato nominato senatore a vita. Primo presidente del Consiglio e primo capo dello Stato non parlamentare nella storia della Repubblica. Per Il Mulino ha pubblicato Un metodo per governare (1996) e La libertà delle minoranze religiose (2009).

Arrigo Levi è nato a Modena il 17 Luglio del 1926. Giornalista, scrittore e conduttore televisivo, ha iniziato la sua carriera giornalistica come collaboratore di Italia Libera. Corrispondente del Corriere della Sera e del Giorno, inviato e successivamente direttore del quotidiano La Stampa. Dal 1966 al 1968 ha condotto il telegiornale. Dal 1979 al 1983 ha collaborato con il Times curando la rubrica di problemi internazionali. Dal 1998 fino al 3 Luglio 2007 è stato consigliere per le relazioni esterne del Quirinale, prima con Carlo Azeglio Ciampi poi con Giorgio Napolitano. Ha pubblicato con il Mulino: Rapporto sul Medio Oriente (1998), Dialoghi sulla fede (con Vincenzo Paglia e Andrea Riccardi 2000), America Latina: memorie e ritorni (2004), Cinque discorsi fra due scelte (2004), Un paese non basta (Il Mulino 2009). E’ attualmente consulente personale del Presidente Napolitano.

Autore: Carlo Azeglio Ciampi
Titolo: Da Livorno al Quirinale. Storia di un italiano. Conversazione con Arrigo Levi
Editore: Il Mulino
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 14 euro
Pagine: 192

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Alessandra Stoppini

One Comment

  1. Maria Pia Balboni

    Ottima recensione, grazie, il libro la merita pienamente