Addio a Edoardo Sanguineti

Francesca Camponero

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foto_sanguinetiVoleva fare il ballerino, ma problemi fisici quando era ragazzo hanno fatto sì che la sua carriera prendesse una strada diversa, quella del “poeta più patetico del Novecento“, nel senso che il suo era un pathos del corpo, come lui stesso ironicamente affermava. Edoardo Sanguineti è mancato il 18 maggio scorso per un aneurisma presistente che improvvisamente ha ceduto; è stato un poeta, un autore di teatro, un critico, un narratore, un saggista che si è ritagliato un ruolo di primo piano nel panorama culturale italiano dell’ultimo mezzo secolo.

Il mondo della cultura lo ricorda con affetto e stima per quel suo modo di raccontare con lucidità e acutezza l’impossibilità del comunicare nella società dei consumi, nonché per quella sua capacità di confrontarsi con molti linguaggi delle contemporaneità con autoironia senza tralasciare affabilità e gentilezza verso tutti.

Con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ cosi‘” come dice la canzone di Paolo Conte, Sanguineti ha affascinato i suoi studenti di Torino, Salerno e Genova per quella capacità poetica e lessicale che lo ha reso unico. La sua critica eclettica è stata esercitata su un amplissimo spettro di autori e di epoche da Dante fino a Guido Gozzano, ma la sua passione era il teatro. Per questo ha composto varie drammaturgie poi messe in scena nei palcoscenici più prestigiosi d’Italia, così come è stato autore di libretti per musicisti contemporanei tra i quali anche Luciano Berio per cui scrisse un adattamento dell’Orlando Furioso, la cui regia è stata poi curata da Luca Ronconi. Del teatro Sanguineti prediligeva l’aspetto satirico e clowneristico e forse proprio il teatro è una delle chiavi per rileggere per intero la sua figura istrionica, acuta, dotta ma capace di graffio e piazzamenti intellettuali.

La sua città, Genova, da lui vista criticamente come “un microcosmo, un universo raccolto come in un modellino ristretto” lo piange accorata e lo ricorda come un uomo pacato, rassicurante, sempre attento, flemmatico nella sua eleganza  quasi”borghese”, molto in contrasto con il suo essere profondamente comunista.

La sua intelligenza fervida, capace di ironia tagliente e provocatoria, ha contribuito a demolire e innovare al tempo stesso il dibattito sulla poesia italiana del’900. Con lui se ne va senza dubbio un alto protagonista della letteratura contemporanea.

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Francesca Camponero

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