“In fuga con la zia”

Chiara Pieri

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in-fuga-con-la-ziaPubertà e adolescenza, età difficili soprattutto se la madre cade in depressione e finisce in una clinica psichiatrica. E’ quel che accade ai fratelli Thebes e Logan, in “In fuga con la zia (Marcos y Marcos, 2009) di Miriam Toews. Per fortuna in loro aiuto accorre la zia Hattie, che li porterà in un lungo viaggio tra il Canada e il Messico alla ricerca del padre.

Hattie, una giovane donna che vive a Parigi, riceve allarmanti telefonate dal Canada da parte dei suoi due nipoti. Apprende che la sorella Min è depressa, non si alza dal letto e non si cura dei figli. La zia parte immediatamente in aiuto dei ragazzi abbandonati a se stessi: Thebes, una bambina di undici anni loquace e fantasiosa e Logan, il fratello più grande, ma ancora bisognoso di una guida.

La situazione pare disperata. Min chiede alla sorella di aiutarla a morire, Hattie risponde con un “no” secco e decide di farla rinchiudere in una clinica psichiatrica e di prendersi cura dei nipoti. L’impresa è ardua: Thebes non smette mai di parlare, ha i capelli blu, non si lava mai, Logan sembra più maturo, ma è chiuso in se stesso, difficile da avvicinare.  Hattie  comprende che da sola non ce la può fare e così ha inizio la fuga, in realtà un viaggio in tre su un disastrato furgoncino alla ricerca del padre dei ragazzi. Sono tre anime confuse: si sentono abbandonate e hanno bisogno di aiuto.

Il percorso dal Canada al Messico risulta pieno di sorprese, di incontri,di scappatelle, di ritrovamenti, ma è anche un susseguirsi di giochi, di fantasie, di tentativi di comunicazione. L’happy end chiude il romanzo: i due fratelli incontrano una sorella, figlia di una diversa madre ed infine ritrovano il padre. La mamma  che si negava al telefono e sembrava averli dimenticati, ritorna inaspettatamente alla realtà e viene dimessa dalla clinica.

Il libro, fresco e vivace, è attraversato da dialoghi dal sapore autentico. Il linguaggio è quello parlato dagli adolescenti, ne riflette gli umori, le emozioni, le paure e le speranze. La fuga, iniziata come un viaggio d’aiuto si chiude con un ritorno e un ritrovamento, ma soprattutto con un’intesa che muterà per sempre la vita delle persone coinvolte.

Miriam Toews, autentica rivelazione della narrativa canadese degli ultimi anni, è nata in una comunità mennonita del Manitoba, tirata su da genitori piuttosto burberi. A diciott’anni se n’è andata di casa sbattendo la porta e ha girato mezzo mondo. Appassionata di cinema – se potessi, vedrei anche tre film al giorno! – si è cimentata persino come attrice, con risultati egregi. Nei suoi romanzi, commuove e diverte con una scrittura di straordinaria freschezza, parlando di felicità complesse, vite al margine, lucida follia. Nel 2004 ha vinto un premio stratosferico, il Governor General’s Award, con Un complicato atto d’amore, pubblicato in Italia da Adelphi. Uscito in Canada e in USA nel 2008, In fuga con  la zia, è in corso di traduzione in dieci lingue.

Autore: Miriam Toews
Titolo: In fuga con la zia
Editore: Marcos y marcos
Anno di pubblicazione: 2009
Prezzo: 16,50 euro
Pagine: 281

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Chiara Pieri

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