Foibe: una ferita ancora aperta

Roberto Nicola

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foibeJoze Pirjevec, professore di Storia all’Università di Capodistria, affiancato da un team di ricercatori e studiosi, presenta un’accurata ricerca su uno dei capitoli più delicati della Seconda guerra mondiale. “Foibe. Una storia d’Italia(Einaudi, 2009), è un’attenta indagine storiografica volta a ricostruire il retroterra storico-culturale che ha portato al sanguinoso capitolo delle foibe, e ad analizzare il contesto politico nazionale ed internazionale dell’immediato dopo-guerra nel quale va collocata l’intera vicenda.

Non è facile recensire un libro su un argomento scomodo senza limitarsi ad usare parole di circostanza, attentamente soppesate per non rischiare di urtare i sentimenti o per non incappare nell’errore. Nella vicenda delle foibe quello che rende tutto ancora più difficile è lo slittamento del dibattito dal binario della Storia a quello politico-ideologico. Ed è proprio questo uno dei punti che ha accompagnato l’ uscita del libro “Foibe. Una storia d’Italia“, cui hanno fatto seguito le prevedibili polemiche intorno ad una ferita ancora aperta.

Per capire un fenomeno tanto complesso bisogna risalire alle cause che lo hanno generato. A partire dalla fine della Prima guerra mondiale e successivamente con il trattato di Rapallo, passarono sotto la sovranità dell’Italia circa 300.000 sloveni e 170.000 croati, verso i quali lo Stato italiano si impegnò a garantire un buon trattamento. Ma così non fu. Al disprezzo verso la popolazione: “[…] Noi siamo disposti a non accorgerci che simili insetti vivano insieme a noi, a patto che gli insetti restino ad ammuffire nell’ombra. Altrimenti mediteranno amaramente sulle conseguenze…” (editoriale del “Popolo di Trieste” 4 Febbraio 1921), si sostituirono le violenze portate avanti dallo squadrismo fascista prima e durante il Ventennio: “Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del Bastone.” (Benito Mussolini). A ciò si aggiunsero le atrocità compiute dall’esercito comandato dal Gen. Mario Roatta negli anni dell’occupazione italiana (1941-1943)- purtroppo spesso passate sotto silenzio e culminante con la costruzione del campo di concentramento sull’isola d’Arbe (Rab) in Croazia – ed infine l’appoggio che i repubblichini diedero ai nazisti durante la resistenza dei partigiani jugoslavi (1943-1945). Non si può, quindi, non prescindere da tutto questo per capire quello che è avvenuto dopo.

Coloro che per anni furono vessati, umiliati e disprezzati si ritrovarono ad essere i vincitori. E cosa non meno importante, essi erano per di più comunisti. In un clima di odi, di tensioni sociali e politiche si compirono “esecrandi atti di vendetta provocati da altrettanto esecrandi odi e pregiudiziali razziali”, come afferma Pirjevec nella prefazione del libro citando una lettera che egli stesso inviò al quotidiano il “Piccolo” nel 1984. Non siamo di fronte ad un libro che nega l’accaduto, come riportato in molti commenti che hanno tacciato di negazionismo l’autore e la sua opera. Le esecuzioni sommarie e l’occultamento dei cadaveri di civili e militari italiani all’interno delle cavità carsiche, compiute dalle truppe di Tito, è ormai un fatto assodato.

Fa discutere, invece, la posizione di Pirjevec, accusato dai suoi detrattori di non riconoscere che la tragedia delle foibe sia da attribuire alla volontà di effettuare una pulizia etnica, come invece vorrebbe una parte del mondo politico. Una tesi, quest’ultima, tra l’altro rigettata dalla Commissione mista italo-slovena che nel 2000 arrivò alla conclusione che “arresti deportazioni e uccisioni avvennero in un clima di resa dei conti per la violenza fascista e di guerra e appaiono in larga misura il frutto di un progetto politico preordinato […]”. In nome di una pacificazione bipartisan volta ad accomunare tutti e non accontentare nessuno, l’azione politica si presta a strumentalizzare per fini prettamente utilitaristici vicende storiche e umane la cui complessità non dovrebbe mai essere ridotta a mero carattere di contorno.

Joze Pirjevec (Trieste, 1940)  si è laureato in Storia nel 1966 all’Università di Trieste, continuando poi i suoi studi a Pisa, Vienna e Lubiana. Professore di storia dei popoli slavi all’Università di Trieste, è membro dell’Accademia slovena delle arti e delle scienze e capo del dipartimento di storia all’Università del Litorale di Capodistria.Dello stesso autore: Storia degli sloveni in Italia 1866-1998, Dal conflitto all’incontro, Le guerre jugoslave 1991-1999.

Autore: Joze Pirjevec
Titolo: Foibe. Una storia d’Italia
Editore: Einaudi
Anno di pubblicazione: 2009
Prezzo: 32 euro

Pagine: 375

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Roberto Nicola

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