Davvero un bel libro “La stasi dietro il lavello” (Keller, 2009) di Claudia Rush. Tragico e grottesco allo stesso tempo, appassionante e leggero, duro ed elegante. La vita all’ombra del Muro attraverso gli occhi di una bambina.
Il 2009 è stato l’anno dell’anniversario della caduta del muro di Berlino, 20 anni lunghissimi e brevi. E il mercato editoriale si è riempito di pubblicazioni sull’argomento.
Sono poche le opere che però hanno detto davvero qualcosa di interessante e questa è una di quelle. L’autrice, a mio avviso, con questo testo – e per la capacità dimostrata di sapersi districare, con classe, in una materia così difficile – entra di diritto nella “elite” della nuova narrativa tedesca ed internazionale (non è un caso che già da qualche mese critica e pubblico sono concordi nell’elogiarla).
Libro di racconti o romanzo ad episodi questo La Stasi dietro il lavello racconta con una vena fortemente autobiografica gli ultimi anni – quindici per l’esattezza – della Germania dell’Est. Ne esce fuori un quadro profondamente umano, quasi un percorso che, alternando rallentamenti ed accelerazioni, porti inevitabilmente ad una via d’uscita che solo la luce flebile della speranza aveva immaginato. L’autrice non rimpiange niente della DDR, non subisce il fascino di un revisionismo storico troppo spesso invocato e mai ponderato. Il muro non è solo il portatore di simbologie libertarie che oggi amiamo sottolineare ma è un muro reale, un muro che “al di dentro” significa vessazioni, persecuzioni, assurdità del destino e della vita umana.
L’autrice osserva la caduta del muro da posizione privilegiata, è una ragazza – non più bambina, ma neanche donna – di diciotto anni: ha tutta una vita davanti ma anche un ricordo reale, vivo, limpido, vicino. Per questo può lasciarsi andare ad un tono ora goliardico ora amareggiato, ora esplosivo ora riflessivo, ora consapevole ora onirico. Coincidono in lei le invisibili forze che attraggono e oppongono infanzia e adolescenza, fanciullezza ed età adulta, vita e, perché no, morte.
Il futuro davanti – che ora è soltanto una linea di continuità tra passato e presente – annienta ogni ricordo spiacevole, ogni pensiero capace di allontanare speranza e dolcezza. La protagonista – alter ego – vive la sua quotidianità su un filo, in pieno bilico tra salvezza e fine: figlia di genitori “dissidenti” – capaci di impegnarsi nella difesa dei diritti civili – dovrà dire la propria per emanciparsi non tanto da loro, quanto dal proprio tempo.
Claudia Rusch, nata nel 1971 a Stralsund, è cresciuta nell’isola di Ruegen, nella Marca del Brandeburgo e a Berlino. Ha studiato germanistica e romanistica a Berlino e a Bologna. Ha lavorato sei anni nella redazione di un’emittente televisiva e dal 2001 vive a Berlino come libera scrittrice. Nel 2003 ha pubblicato per la S. Fischer Verlag di Francoforte il bestseller Meine freie deutsche Jugend (in italiano La Stasi dietro il lavello), seguito nel 2009 da Aufbau Ost. Unterwegs zwischen Zinnowitz und Zwickau.Claudia Rusch, nata nel 1971, ha trascorso l’infanzia nell’isola di Ruegen, nel Brandeburgo, prima di trasferirsi a Berlino (Est) con la famiglia. I suoi genitori erano attivisti dei diritti civili sotto il regime comunista. Oggi vive a Berlino.
Autore: Claudia Rusch
Titolo: La Stasi dietro il lavello
Editore: Keller
Anno di pubblicazione: 2009
Prezzo: 13 euro
Pagine: 144
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