Stephen Dunn: tempo e poesia

Matteo Chiavarone

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ore-diverseOre diverse(Del Vecchio editore, 2009) è un campionario di versi ad opera di Stephen Dunn, certamente uno dei più interessanti poeti americani, ancora sconosciuto, o quasi, sia in Italia che in Europa. Che risponde ad una esigenza semplice: sopperire ai vuoti lasciati dall’incessante movimento del tempo, dai silenzi ricoperti di fragorosi rumori della quotidianità.

Giustamente, il critico Gerald Stern ha visto, da una parte, la “saggezza” come la materia poetica che caratterizza l’opera di Dunn e, dall’altra, come un qualcosa di limitato che non riesce ad esprimerne il concetto. In Dunn c’è qualcosa di “insopportabile, coraggioso e bello” ed è un qualcosa di incessante, impalpabile. Una forza titanica che non è racchiusa in una parola – la “trebbiatrice” di Pascoli che rompe il silenzio rurale o la “scavatrice” di Pasolini che modifica i processi mentali dello scrittore nello scendere a Donna Olimpia – ma nella carica ancestrale del linguaggio.

In linguistica la caratteristica più importante della lingua è che, con essa, si può dire tutto, anche spiegare se stessa. In questa silloge si vuole esprimere tale concetto ma svuotandolo di quel nichilismo di certa letteratura degli anni sessanta troppo incentrata ad allontanare i “significati” dai “significanti”. Eppure nella poesia di Dunn appaiono come numi tutelari, ma invisibili, i versi di chi l’ha preceduto: il pestifero trittico “kicks-joy-darkness” della generazione di Kerouac è però riveduto e corretto, offrendo all’oscurità maggiori vie d’uscita, illuminazioni e “fantasticazioni” da perseguire per bloccare il tempo e la vita che passano.

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Matteo Chiavarone

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