“Stelle ai piedi”: il ritorno di Momo

Matteo Chiavarone

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momo1Momo torna alla ribalta con “Stelle ai piedi” (Bompiani, 2009). Un libro, corredato da un bellissimo “viaggio per immagini” e un disco a confermare il successo sancito un anno e mezzo fa dal “Il giocoliere (Sony Music, 2007). Ancora una volta tenta la via di un’apparizione folgorante, giocando con immagini e suoni, creando attorno a sé una realtà rarefatta, sempre immaginifica ma anche sensibile, ispirata e incontaminata. WEB/Il blog ufficiale

L’ironia che la contraddistingue sin dagli esordi, basti pensare a quella canzone, “Fondanela”, che colpì nel 2007 il pubblico del dopoFestival per il suo tono tra la fiaba e la presa in giro, è sempre presente ma più curata, quasi educata a dovere per toccare delle venature invisibili e profonde. Irriverente e pungente, coincidono in lei una satira sociale e politica dal gusto “antico”, quasi in una sorta di eco medievale e giullaresca.

Un menestrello surrealista ma anche profondamente con i piedi piantati a terra, capace di guardare al cielo ma anche intorno a lei. Luoghi, storie e personaggi si alternano e si sovrappongono come nei racconti landolfiani, tutto diventa squisito gioco linguistico, parole e suoni si ergono a strumenti per creare un piacevole distacco dalla quotidianità.

Significati si distaccano dai significanti, le forme dagli interstizi silenziosi che dovrebbero contenerle. Una vena espressiva tanto originale, quanto ricercata, plasmata da una conoscenza attenta di chi l’ha preceduta, che si tratti di poeti, narratori o musici poco importa.

Un inno alla vita e un elogio all’arte, quella innata e scevra da ogni compromesso. Un libro di poesia che non ha versi al suo interno, una favola che ha troppi appigli con la realtà. Un gran bel lavoro, il libro e il cd vanno visti nel loro stare insieme, che ci mette di fronte, a nudo, una bambina cresciuta, pura, trasparente e meravigliosa. Una bambina che ha qualcosa, anzi molte cose, da dire e non vuole urlare. Per questo sussurra, rielabora, gioca e scherza quasi con timidezza ma con la consapevolezza di chi sa di essere, proprio per questi aspetti, uno degli artisti più interessanti degli ultimi anni.

Momo, abruzzese di nascita, romana di adozione – al secolo Simona Cipollone (il nome d’arte le è stato suggerito in sogno da Totò) – è nota al grande pubblico per lo straordinario successo del suo “Fondanela”, brano surreale e ironicamente satirico scritto insieme alla pianista Alessandra Celletti, lanciato al dopofestival di Sanremo 2007. Nel 1996 con il suo Embè – arriva seconda al festival “Vocidomani”. Simone Cristicchi, colpito dal brano, lo fa suo e lo presenta al Festival di Sanremo 2006, con il titolo Che bella gente, classificandosi al secondo posto tra i Giovani, segnalando a pubblico e critica personalità e talento di Momo. Dal 2001 Momo si esibisce nei principali teatri e locali italiani, accompagnata dal suo gruppo: Luca Venitucci, arrangiatore; Daniele Ercoli, contrabbasso e bombardino; Desirée Infascelli, fisarmonica e violino; Giuio Caneponi, batteria e percussioni e Federica Principi, pianoforte. È con questi musicisti che Momo ha inciso entrambi i suoi album: Il giocoliere (Sony/BMG, 2007), e il nuovo Stelle ai piediregistrato a Roma nell’estate 2008. I due album sono stati prodotti da Simone Grassi, per Jux Tap Entertainment, Stelle ai piedi è anche il titolo del suo primo romanzo (Bompiani, 2009).

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Matteo Chiavarone

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