Van Dis il cosmopolita presenta “Il vagabondo”

Valentina Pizzi

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vandisIn occasione del Festival della Letteratura olandese, la libreria Feltrinelli di corso Buenos Aires a Milano ha accolto due importanti scrittori del nord Europa, per l’uscita dei loro ultimi romanzi. Adriaan Van Dis, con “Il Vagabondo” (Iperborea, 2009) e Dimitri Verhust, con “Il purtroppo delle cose” (Fazi, 2009). L’incontro è stato tenuto da Maria Pace Ottieri, giornalista attenta al tema dell’immigrazione e da Emilia Lodigiani, fondatrice della casa editrice milanese e organizzatrice dell’evento.

L’angolo caffé  della libreria si è subito riempito di persone: giovani e adulti, studenti e appassionati librofili, ma soprattutto moltissimi olandesi che, come ha specificato Van Dis, “sono dappertutto!“. La scelta di presentare  i due scrittori contemporaneamente nasce dal fatto che entrambi dedicano nei loro ultimi lavori un’attenzione particolare al tema dei vinti e delle persone che si trovano al margine della società.

Il Vagabondo” nasce da un consiglio medico: il dottore suggerisce allo scrittore di fare lunghe camminate e Van Dis, in queste sue escursioni, scopre una Parigi diversa. Così come il suo autore, il protagonista del romanzo, il ricco e abitudinario Mulder, fa lunghe camminate sempre uguali a se stesse: stessi luoghi, stessi visi, stessi pensieri.

Un giorno però accade l’inaspettato: l’incendio ad un palazzo abitato da povera gente colpisce la sua attenzione e un cane (che rimarrà senza nome per tutto il racconto), per salvarsi, salta sulle sue spalle. Da qui inizierà una strettissima amicizia con l’animale che, con il suo vagabondare, lo porterà allo scoperta dell’altra Parigi, quella dei “senza”: senza tetto, senza casa, senza lavoro, senza futuro. E’ la parte della città sconosciuta ai più , nonostante sia a soli nove minuti dall’Eliseo, ed è un luogo di degrado, di povertà, di storie di vita difficili e quasi fantastiche. Il cane fa scoprire a Mulder una realtà forte e inaspettata: è un ‘intrusione violenta  per il protagonista, che prima ne è spaventato ma che poi si sente in dovere di aiutare queste persone ed è travolto dalla necessità di fare qualcosa.

Maria Pace Ottieri incentra l’attenzione della sua intervista sul tema del Bene e del Male, sull’esigenza che molti come Mulder hanno di dover fare del bene davanti a realtà di degrado e di povertà. In questo senso, Van Dis è consapevole del ruolo che la scrittura ha nel poter far conoscere esperienze totalmente lontane da quelle che siamo soliti vivere.

Il libro infatti, non ha un messaggio preciso: è lo spaccato di una parte della città che troppo spesso viene nascosta perché fastidiosa, ingombrante e imbarazzante nella quale però vivono persone al margine, orgogliose e ricche di dignità. Van Dis e Mulder diventano testimoni consapevoli del degrado che li circonda, capaci di vedere e di sentire tutto.

Esplicativa, quindi è l’ultima parte del romanzo, con la “preghiera umanistica” del protagonista: “Credo nella speranza (…) nelle persone che creano cose con le loro mani, con la loro testa. Non credo nei progetti dall’alto.(…) Credo che l’uomo esista per sbaglio e che cerchi di ricavarne il meglio“.

Adriaan Van Dis è nato a Bergen in Olanda nel 1946 in una famiglia rimpatriata dall’Indonesia. La passione per il viaggio e per la cultura altra sarà presente in lui sin da subito e in “Africa” (1991) si avvicinerà anche al tema dell’apartheid, del quale è militante. Tra le opere di maggior successo ricordiamo anche Familieziek (2002), storia di un ragazzo che dall’Indonesia rimpatria in Olanda. Il suo ultimo libro, “Il Vagabondo”, è stato pubblicato in Olanda nel 2007 e nel 2009 in Italia.

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Valentina Pizzi

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