Diario di una telefonista erotica. Intervista a Rita Meliis

Stefano Giovinazzo

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megliodietroLa cuorisa parabola di una neolaureata di belle speranze alle prese con il difficile inserimento nel mondo del lavoro. Questa la storia di Rita Meliis in “Meglio dietro. Diario di una telefonista erotica” (Eretica stampa alternativa, 2008). Cose interessanti emergono dal dialogo con l’autrice.

Meglio dietro, un titolo che si apre a più interpretazioni, puoi spiegarcelo?
“In realtà le interpretazioni più maliziose vanno accantonate, anche se il titolo gioca evidentemente sul doppio senso…. le parole vanno lette unitamente alle immagini…e l’immagine è quella della cornetta del telefono, ovvero: “Meglio dietro una cornetta”…il reale paravento della telefonista erotica, l’oggetto che le consente di sentirsi al riparo da un mondo che si percepisce, inequivocabilmente, come malato e sporco e attraverso il quale si svela la vera essenza di questa “professione alternativa” che, mio malgrado, per necessità, mi sono trovata a svolgere.”

La curiosa parabola di una neolaureata che si vede catapultata in una realtà squallida e meschina. Ci puoi raccontare il tuo approccio?
“Un approccio inevitabilmente traumatico: il difficile impatto con una città come Roma, il cercare lavoro, piena di speranze, la difficoltà nel trovarlo, il doversi arrendere all’evidenza e alla necessità di rivolgere la propria attenzione ad impieghi “diversi”…e poi lo shock del dover affrontare la cornetta e l’interlocutore che dietro la stessa si cela, simulando e scimmiottando una parte della vita e di sè stessi , fino ad allora, gelosamente tenuta al riparo da sguardi ed orecchie indiscreti. Comunque, dopo un breve ascolto ed una prima telefonata che potrei definire soft (in quanto casulamente l’ascoltatore non chiedeva un “contatto erotico”), il nodo principale si è sciolto e, mano a mano che le telefonate si succedevano, il disgusto e lo stupore nel constatare lo squallore e la meschinità di questo mondo, divenivano routine…solo a posteriori puoi renderti conto di quanto una simile routine possa spegnere lentamente quell’entusiasmo e quella fiducia nei rapporti umani che speravi di possedere!”

Rabbia, protagonismo o verità? Qual è stata la molla che ha fatto nascere questo libro?
“Probabilmente nè rabbia, nè protagonismo, nè verità, ma semplice casualità. O meglio, inizialmente, a spingermi verso la scrittura, è stata la necessità di esternare ad un interlocutore indefinito ed immaginario, forse un mio alter ego, i fatti e le sensazioni vissute tra quelle quattro squallide pareti…da una parte nutrivo una sorta di senso di colpa e di vergogna che mi impedivano di condividere con amici e parenti quella parte “oscura” della mia vita, ma dall’altra sentivo forte la necessità di non tenere tutto quel triste grigiore dentro di me. Poi, voltata pagina e trovato un impiego più decoroso, per un lungo periodo ho forse volutamente dimenticato quella “parentesi erotica”…gli eventi successivi, che mi hanno portato alla pubblicazione del libro, sono stati del tutto casuali, il sostegno di un amico al quale per gioco avevo sottoposto il mio libro, l’incontro con un editore che mi ha manifestato il suo apprezzamento per il testo e l’idea improvvisa di tentare l’impossibile…ho inviato il manoscritto a tutte le case editrici presenti nel panorama italiano ed ho trovato un riscontro direi insperato…”

In queste pagine descrivi i rapporto con le colleghe, i dialoghi con i clienti, le dinamiche della gestione di questi call center erotici. Che idea ti sei fatta?
“L’idea che mi sono fatta è, complessivamente, di un estremo squallore, come già accennavo sopra, che prende forme ed entità diverse a seconda dei vari oggetti sui quali lo sguardo, di volta in volta, va a posarsi. L’unico dato positivo che ho riscontrato in questa esperienza è stata quella sorta di legame solidale che è solito instaurarsi tra i protagonisti o, meglio, tra le vittime di meccanismi perversi, le quali per evitare di venirne completamente schiacciati, creano l’unione che conferisce loro la forza e la vitalità per resistere… Per il resto soltanto ricordi da cancellare: da una parte le perversioni dell’utente medio del call center, (che spaziano dal classico feticismo “podo-orientato”, ad un amore sfrenato per le bestie da cortile, fino a varie forme di coprofilia), le quali mostrano la pochezza intellettuale e l’incapacità di vivere una vita reale di certi soggetti; dall’altra la speculazione, perpetrata dai gestori di queste “centrali del sesso”, sulle miserie di individui che, nonostante la spontanea ed immediata avversione che sono capaci di suscitare, non sono altro che piccoli uomini…. e quindi il prolungamento oltre misura delle telefonate nella spiegazione di futili dettagli, premessa della vera e propria telefonata erotica, o piccoli espedienti suggeriti a noi telefoniste per il raggiungimento del medesimo scopo…”

Era indispensabile fare questa esperienza? Hai ricevuto contatti di persone che si sono ritrovate nella tua condizione?
“Sappiamo tutti che nella vita ben poche sono le cose davvero necessarie…è stata una scelta, motivata da fatti ed esigenze reali, ma comunque una scelta…è scontato che avrei potuto farne una diversa…ma alla fine sarebbe stato meglio? Non lo so e non credo…. al di là dell’opportunità che da questa esperienza è scaturita, ossia la pubblicazione de mio primo libro e lo stimolo a continuare su questo sentiero, con la stesura di un secondo romanzo (che, questa volta, sia capace di affrancarmi dall’etichetta di “scrittrice erotica”), ho anche avuto modo di guardare la realtà con meno filtri, di rendermi conto di quali e quanto basse siano spesso le dinamiche che muovono i rapporti tra gli individui…insomma di far cadere le numerose illusioni che hanno accompagnato la mia giovinezza, come quella di tanti altri! Quanto ai contatti da parte di persone che hanno vissuto un’esperienza simile alla mia, a dire il vero, finora non ce ne sono stati…molta curiosità, piuttosto, da parte dei mass media, ma anche di studenti che hanno ritenuto e ritengono di poter utilizzare la mia vicenda come oggetto di studio ed argomento da trattare nelle loro tesi di laurea.”

Questa esperienza professionale ti ha macchiato il curriculum o anzi ti ha permesso di aumentare contatti per un lavoro per il quale hai studiato?
“Sinceramente nè una nè l’altra, anche perché non ne ho mai fatto menzione nel mio ambiente lavorativo…nella società in cui lavoro, pochissimi sanno di questo mio passato. Io, attualmente, non ho nessun pentimento o senso di colpa riguardo questa parentesi della mia esistenza: con il tempo ho metabolizzato un’esperienza che inizialmente vivevo come drammatica e disonorevole, ma, mi rendo conto, soltanto a causa di inutili pregiudizi di ordine morale. Al contempo però non posso che essere consapevole che il rendere noto nel mio ambiente lavorativo, borghese e perbenista, un tale spaccato non gioverebbe affatto alla mia carriera e, dunque, evito semplicemente di divulgarlo, riservando a quei pochi intimi di cui sopra la condivisione di questa parte di me.”

Un buon motivo per leggere il tuo libro.
“Che dire? Di motivi ne potrei elencare numerosi, nascosti anche tra le righe precedenti…dall’opportunità di conoscere realtà parallele apparentemente non visibili, alla maliziosa curiosità di apprendere episodi piccanti emersi da voci sconosciute, celate dietro una cornetta, fino alla scoperta di materiale utile a studi di tipo sociologico – ambientale. Sinceramente, però, trovo un po’ ipocrita l’idea di tessere le lodi della mia opera, svelandone i pregi nascosti ed evidenziando i benefici che il lettore potrebbe trarne…sono convinta, del resto, che lo stimolo ad iniziare una lettura sia solo in noi stessi, nell’interesse che l’immagine di una copertina riesce a suscitare in noi o nei ricordi e sensazioni che una storia o magari un semplice un titolo ci evocano!”

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Stefano Giovinazzo

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