“Belle sceme”, la Genova di Maria Masella

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bellesceme2Un mondo femminile che ruota intorno alla protagonista quello di “Belle sceme” (Corbaccio, 2009), tutte donne di età compresa tra i 20 e 30 anni che sanno combinare solo pasticci. Del resto l’autrice, Maria Masella, parlando delle trentenni degli anni duemila sembra non avere molta considerazione riguardo ai loro ideali. “Ricordo che ai miei tempi, quando si sce-glieva una professione lo si faceva per passione, ora il primo pensiero che hanno le ragaz-ze appena diplomate o laureate quando cercano un lavoro è:quanto mi renderà quest’attività?“. Beh, la protagonista del suo romanzo, Laura, è proprio una trentenne in carriera che si è laureata in ingegneria col massimo dei voti e che si sta facendo avanti nel mondo del lavoro cercando di aiutare anche l’uomo che ama.

Fino a qui niente che non vada se non il fatto che quest’uomo, Umberto, non sembra pro-prio esserle riconoscente, anzi, dopo una dedizione di 5 anni la lascia per sposare un’altra. A questo punto non si può non comprendere il titolo del libro che mette in evidenza quan-to alcune donne che certamente non dovrebbero essere sceme lo diventino con un uomo sbagliato al fianco. Un genere rosa quello di “Belle sceme” a differenza dei libri precedenti della Masella no-toriamente conosciuta per scrivere gialli, ma lei ci tiene a sottolineare che si diverte a pas-sare da un genere all’altro per un desiderio innato di cambiare sempre, di voltar pagina per poi ritornare a dove era partita.

Scenografia costante di tutte le sue opere Genova
, che in quest’ultimo romanzo presenta le sue mille sfaccettature. Una Genova multietnica fatta di vicoli, ma anche città borghese in cui l’aspetto tradizionale ha un forte valore, in cui Laura è sballottata a seconda delle si-tuazioni. Umberto la vuole frequentare la Genova”bene”,quella del Bar Mangini, mentre lei quando è con le sue amiche preferisce senz’altro frequentare i locali del centro storico. “Genova fa parte di me, dice la Masella, non ho viaggiato molto durate la mia vita, e mi sarebbe difficile parlare di città diverse dalla mia che amo e che mi affascina sempre“.

Ma chi è questa protagonista? E da cosa è venuta l’idea di un romanzo di questo genere? L’autrice, sorridendo, svela che il nome della protagonista è quello di una sua compagna di scuola, per niente simile caratterialmente alla Laura del libro. “La mia compagna non si sarebbe mai messa nella condizione della protagonista, ma questo non significa che ini-zialmente io abbia pensato a lei. Il resto è venuto da sé. Le idee mi vengono fuori da pic-coli episodi che mi accadono o a cui assisto, così come i personaggi dei miei libri. Alle volte mi guardo intorno, magari quando sono sull’autobus, ed ecco che tra quei volti trovo i miei personaggi. Questo è quanto è accaduto anche per “Belle sceme“.

Una commedia ironica, profondamente umana nella quale tutte le donne possono ricono-scersi, e, chi lo sa, forse anche qualche uomo capace di fare un piccolo esame di coscien-za. Un romanzo di vita quotidiana raccontato da una donna semplice, quasi timida nel rac-contarsi al pubblico, ma attenta. Una donna a cui l’insegnamento,che è stata la sua vita fi-no all’età da pensione, ha dato tanto e le ha fatto prendere confidenza con il mondo dei giovani,un mondo di cui oggi fanno parte tanti dei suoi lettori più affezionati.

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