
Evelina Santangelo (di cui mi piace ricordare la cura di un libro straordinario come Terra matta) scrive con Cose da pazzi (Einaudi) un romanzo fitto fitto sulla città di Palermo.

Evelina Santangelo (di cui mi piace ricordare la cura di un libro straordinario come Terra matta) scrive con Cose da pazzi (Einaudi) un romanzo fitto fitto sulla città di Palermo.
Il nome che hanno utilizzato per lui – la critica sente sempre il bisogno di farlo – è Hrabal. Che è un riferimento impegnativo, evidentemente, trattandosi dell’autore più importante del secondo novecento ceko. Non so, certo Jachym Topol si difende benissimo. Ancora in banale metafora, attaccando. Sì perché L’officina del diavolo, breve ma esuberante romanzo tradotto da Zandonai, è un fiume in piena di invenzioni e funamboliche ricostruzioni di un mondo impazzito: nella realtà storica e nella sua delirante, raccapricciante rappresentazione successiva.
Ci sono libri che scivolano sulle dita quasi indifferenti e libri che trasudano emozioni dalla prima all’ultima pagina, lasciando nell’anima traccia indelebile del loro passaggio. “Credevo bastasse amare“, romanzo-verità che segna l’esordio di Alessio Masciulli, appartiene a questa seconda categoria. E’ la storia, reale, di un amore spezzato da una tragica fatalità e del faticoso percorso intrapreso dall’autore verso la riconquista di una serenità interiore. La storia comincia qua, su una piazza di questa città ai confini del mare. Pescara. Una sera di giugno 2006.
Una vera e propria epidemia, propagatasi a partire dalla geniale invenzione di Gutenberg, la stampa a caratteri mobili, sperimentata per la prima volta nel 1456 con la pubblicazione della “Bibbia delle 42 linee“. Un morbo che può manifestarsi, a seconda della gravità, sotto forma di bibliofilia, bibliomania o bibliofollia, che sembra non conoscere battute d’arresto ma che continua a propagarsi, attraversando le epoche e colpendo soprattutto giovani e giovanissimi.
“Ho Magalli in testa e non riesco a dirlo” (Noubs, 2009) è piccolo volume del giovane Marco Marsullo che cerca, con ironia, di osservare il mondo che lo circonda e riproporcelo in una visione personale, tagliente e volutamente anti-poetica. Storie e microstorie diverse e diversificate che a volte si avvicinano ma molto spesso si allontanano; storie che trovano il proprio centro nel tempo in cui sono ambientate.
“Ho impiegato molto tempo e ho girato quasi tutto il mondo per imparare quello che so dell’amore, del destino e delle scelte che si fanno nella vita. Per capire l’essenziale, però, mi è bastato un istante, mentre mi torturavano legato a un muro“. È un incipit che si imprime all’istante nel cuore del lettore quello di “Shantaram” (Neri Pozza, 2005), scritto dal poliedrico Gregory David Roberts, scrittore dai trascorsi avventurosi e decisamente movimentati.
Il matrimonio, forse, è ciò che spesso la donna desidera, una famiglia, dei figli, ma poi il sogno si infrange e iniziano i problemi, le incomprensioni, le delusioni. Nel romanzo “Le ricette di Chole Zivago per il matrimonio e l’adulterio” (Garzanti, 2007) di Olivia Lichtenstein, ci sono tutti questi ingredienti, sempre attuali. La protagonista Chloe, psicoterapeuta di successo, ascolta e aiuta gli altri, ma non abbastanza se stessa quanto dovrebbe.
“L’Anarchiste” (Aliberti, 2005) di Francesca Mazzucato non avrebbe potuto avere titolo migliore. Senza dubbio. Nulla si trova in questo libro di controllato o regolato. Tutto segue un proprio, travolgente corso. Un fiume in piena di emozioni, ricordi, sesso. Una serie di pagine liquide e dense allo stesso tempo, che ad ogni svolta, però, tagliano l’aria, la fendono come ali desiderose di assumere un assetto controllato e stabile. E invece sfuggono.
Ogni volta che torna in mente il nome di Dino Campana si pensa ad un grande protagonista del novecento, ma soprattutto all’unico poeta italiano di questo secolo su cui sia sorto un vero e proprio mito di “maledettismo”: un mito che rimanda ad un’aria decadente tutt’altro che nazionale, un’aria “francesizzante” e squisitamente europea.
“Chega de Saudade“ (Angelica editore, 2005) è un libro di Ruy Castro. In un appassionato racconto, l’autore descrive personaggi, luoghi, immagini e suoni della bossa nova in un lavoro minuzioso destinato non solo agli appassionati di MPB ma a tutti coloro che sono desiderosi di scoprire una terra non sempre conosciuta attraverso alcuni suoi personaggi come Tom Jobim, ormai considerato il Gershwin brasiliano, o Joao Gilberto, inventore della famosa “batida”.
“Una storia impossibile” (La Teca, 2009) di Giorgio Tagliafico è un breve ma intenso quaderno di appunti che trasporta i lettori in una dimensione “aliena”, rendendoli partecipi e protagonisti del viaggio di un uomo alla ricerca di sé stesso, dall’ordinario quotidiano allo straordinario di sempre. L’autore racconta di aver più volte desiderato scrivere la sua biografia, ma di aver sempre rimandato per pigrizia, ma è stato un fatto che gli ha cambiato la vita a fargli trovare la forza necessaria per portare a termine il suo progetto.
In “Heartjob” (Il filo, 2008), opera prima del bravo Marco Mazzucchelli, abbiamo una serie di racconti vivaci e generazionali, ma non generazionalisti. L’autore gioca, facendo largo uso di un’ironia sottilissima e spesso nascosta, con una materia nient’affatto banale: il proprio tempo. Riprendendo un verso di Vasco Brondi, in questo “Heatjob” è messa sotto scacco l’indecifrabilità e l’evanescenza di “questi cazzo di anni zero”.
“Alfredo l’imbranato“ (Ibiskos Editore Risolo, 2007) è un piacevole romanzo per ragazzi della brava Francesca Lombardi scritto con un linguaggio fresco, veloce, spesso divertente che lascia spazio al gusto dell’invenzione e al gioco linguistico. Narrato in terza persona, va da sé il punto di vista del protagonista, e con una lingua molto poco formale, spesso aperta alla libertà del parlato e all’uso, più che del dialetto, di regionalismi ed inflessioni tipiche del linguaggio di oggi.
Ammirazione. Ecco, è questa la parola che meglio si presta a descrivere cosa si prova dopo aver letto questo libro, o meglio, dopo l’ “incontro” con il suo autore. Lui è Walter Bonatti, alpinista italiano sconosciuto ai più, purtroppo. Il libro in questione s’intitola “I miei ricordi. Scalate al limite del possibile” (Baldini Castaldi Dalai editore, 2008). Questa non è la solita biografia, piuttosto il ricordo/cronaca delle sue più significative scalate compiute durante gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso.
In un futuro distante da noi diverse generazioni, il mondo è popolato da cloni umani che passano la vita ad annoiarsi, scorrendo le scene di vita dei loro predecessori e appuntandovi i propri commenti. Una vita da spettatori, priva di indignazione e di speranza, con l’aspettativa di un futuro di eterna ma sterile riproduzione. Soprattutto, una vita priva di sorriso: perché la prima delle capacità umane che i cloni smarriscono lungo il percorso di autoreplicazione, è proprio quella di sorridere.
“Libri da ardere” (Robin Edizioni, 2008), quarto titolo della scrittrice franco-belga Amélie Nothomb, pone un’importante questione: quale ruolo diamo alla letteratura in condizioni estreme? Un luogo imprecisato è sconvolto dalla guerra e dal freddo: i tre protagonisti, un professore, il suo giovane assistente, Daniel, e un’allieva in procinto di laurearsi, Marina, cercano di sopravvivere nonostante la morte aliti ovunque, per strada, all’università, persino nell’angusta stanza del professore, dove si svolge tutta l’azione.
Ne “Il paese delle prugne verdi” (Keller Editore, 2008) di Herta Mueller, traduzione di Alessandra Henke, la scrittrice descrive la storia narrata in prima persona dalla protagonista, una giovane studentessa la cui vita viene sconvolta quando una sua giovane amica Lola si suicida. Insieme ai suoi colleghi ella inizia ad indagare sulle ragioni di questa disgrazia attirando l’attenzione di un capitano di polizia.
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