Wabi-Sabi per artisti, designer, poeti e filosofi

Massimo Stillo

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Qualcosa di sfuggente, di imperscrutabile e difficilmente trasparente e definibile: questo sembra essere il Wabi-Sabi nel libro di Leonard Koren, Wabi-Sabi per artisti, designer, poeti e filosofi (Vallardi, 2020).


Più che un concetto, un insieme di sensazioni non riducibili a dottrina e contestualmente presente e ancorato alla cerimonia del tè in Giappone. L’estetica, disciplina della percezione o della conoscenza sensibile, appare come il territorio privilegiato per cogliere il Wabi-Sabi. La bellezza giapponese mostra la centralità del Wabi-Sabi che corrisponde, ci dice l’autore, agli ideali greci di bellezza e perfezione nell’estetica occidentale. E’ anche qualcosa che si avvicina a ciò che chiamiamo rustico e all’arte primitiva anche se, rispetto a quest’ultima, il Wabi-Sabi non viene quasi mai utilizzato per fini figurativi o simbolici. E’ qualcosa di semplice, non sofisticato, che rinvia anche ad uno stile di vita e quindi l’estetico richiama l’etico e, più in generale, il metafisico.

Se il modernismo è cristallino, geometrico, puro, il Wabi-Sabi è ambiguo, oscuro e tollera la contraddizione. La metafora della ciotola dai contorni morbidi ne rappresenta bene l’idea mentre il modernismo fa pensare piuttosto ad una scatola dai contorni rigidi e precisi. Il modernismo è spinoziano mentre il wabi-sabi fa pensare all’intuizionismo bergsoniano e proustiano. Il wabi-sabi esprime ciò che è caduco e contingente. Il contingente lascia tracce che possono essere rimosse in qualsiasi momento. E’ il resto di qualcosa che, nella sua delicatezza e nel suo dissolversi, svela una bellezza inaspettata. Di questi aspetti ce ne rendiamo conto anche vedendo le figure fotografiche che intervallano la lettura: foglie in decomposizione, capanne agricole, ferri arrugginiti, materiali vegetali indistinti…..

Il riconoscimento estetico della transitorietà della vita e del cambiamento è insito nel Wabi-Sabi. E in questo riconoscimento si coglie anche un qualcosa che va oltre, “come se” nell’estetico come luogo privilegiato dell’esperienza affiorasse quel guardare-attraverso di sapore kantiano e wittgensteiniano: “I materiali in cui sono fatte le cose wabi-sabi suscitano lo stesso genere di sensazioni trascendentali: il bagliore diffuso con cui la carta di riso trasmette la luce, le crepe che si formano nell’argilla mentre si asciuga, il colore e la metamorfosi nella consistenza del metallo quando si opacizza e si ossida. Sono queste le forze fisiche e le strutture profonde che sottostanno al nostro mondo di tutti i giorni.”

Questo guardare alle forze primordiali dietro i fenomeni ci mostra anche il lato morale. Come una continua epifania di esperienze, impariamo ad apprezzare ciò che incontriamo sbarazzandoci del superfluo. Vita semplice vuol dire anche questo. E nel momento delle decisioni da prendere può essere saggio anche non scegliere a seconda delle situazioni. Qui viene in mente la riflessione di un altro grande conoscitore dell’Oriente come F. Jullien e la saggezza del far maturare le scelte attraverso una trasformazione silenziosa dettata dall’intelligenza etica.

In queste pagine affiora il rapporto percettivo con gli oggetti deformi che inducono alla riflessione metafisica. Come nello spazio ristretto della stanza da tè, ci raccogliamo intimamente in noi stessi cercando la semplicità e la poesia. L’invisibile dentro il contingente.

Leonard Koren è architetto e creatore di WET, The Magazine of Gourmet Bathing, una delle riviste di avanguardia più importanti e influenti. Ha pubblicato diversi libri sul design e l’estetica tra cui Undersigning the Bath, Gardens of Gravel and Sand e 13 Books. Koren vive tra gli Stati Uniti e il Giappone.

Autore: Leonardo Koren
Titolo: Wabi-Sabi per Artisti, Designer, Poeti e Filosofi
Editore: Vallardi
Anno di pubblicazione: 2020
Prezzo: 14,50
Pagine: 96

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Massimo Stillo

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