Pensare l’infosfera

Massimo Stillo

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Viviamo in un mondo attraversato da miliardi di informazioni che trovano la loro origine sia nel cyberspazio sia nei mass media tradizionali. Uno spazio così ampio da includere porzioni sempre più estese di realtà. Luciano Floridi da tempo utilizza il neologismo infosfera per caratterizzare un ambiente fluido e interattivo che assume le caratteristiche di una vera e propria rivoluzione. Nel 2017, con la pubblicazione de La quarta rivoluzione – Come l’infosfera sta trasformando il mondo, Floridi aveva posto questioni che ora vengono riprese nel nuovo libro pubblicato sempre da Raffaello Cortina: Pensare l’infosfera – La filosofia come design concettuale.


Come emerge dal sottotitolo, è la stessa attività filosofica che viene pensata e direi anche maggiormente chiarita sotto l’impulso delle nuove tecnologie digitali; infatti, se la filosofia ha senso, non può essere riducibile al formulare domande ma è anche necessario cercare delle buone risposte. E per far questo dobbiamo utilizzare le risorse adatte. Queste risorse sono dette noetiche, cioè semantiche, non riducibili alle risorse empiriche o a quelle logico-matematiche; per evitare anche il “vandalismo di Hume” ossia che, oltre alle informazioni empiriche e quelle logico-matematiche, non rimane altro che illusione e sofisma.

Il percorso dell’autore si confronta con diverse possibili obiezioni (compresa l’obiezione ispirata da Hume) alla definizione delle domande filosofiche come domande aperte, servendosi del Livello di Astrazione come snodo teorico importante per chiarire le dispute filosofiche e per porre rimedio alle confusioni che si generano (viene in mente il consiglio incendiario di Hume trasformato da Wittgenstein minaccioso con l’attizzatoio in mano puntato verso Popper….). Detto in maniera molto semplice: le domande e le risposte hanno un senso dentro un certo livello di astrazione e lo perdono se riferito ad un altro livello o se questo livello non viene chiarito.

Passiamo alle risposte filosofiche. Possiamo dire che, una volta analizzate le domande, arriva il momento dell’innovazione e della creatività concettuale (il design concettuale). Il capitale semantico viene alimentato dalla filosofia e, quando arrivano risposte altamente convincenti a problemi sentiti come fondamentali, l’opera filosofica acquista tempo, cioè diventa un classico.

Potremmo chiederci: stiamo ancora sul piano della filosofia ma poco si è parlato di informazione e digitale. In realtà il libro di Floridi (che ha un procedere analitico, improntato ad una modellizzazione dei problemi) è calato filosoficamente nei problemi concreti della realtà virtuale; per fare un solo esempio il tema dell’identità personale online che non è più quello degli anni Novanta e che oggi, nell’era onlife, si è ulteriormente complicato.

Il design concettuale inquadra una epistemologia costruttiva e non passiva, in un percorso difficile e in equilibrio tra l’epistemologia vincente di origine platonica e la dissoluzione della realtà operata dal pensiero postmoderno. Lungo questo crinale non mancano gli spunti e le considerazioni che possono aiutarci per affrontare il tema dell’informazione così importante per tutti noi.

Luciano Floridi è nato a Roma nel 1964 e attualmente insegna all’università di Oxford. Noto per i suoi studi di filosofia ed etica dell’informazione, ha pubblicato La rivoluzione dell’informazione (2012) e La quarta rivoluzione (2017). E’ anche membro della commissione istituita da Google per il diritto all’oblio.

Autore: Luciano Floridi
Sottotitolo:  La filosofia come design concettuale
Editore: Raffaello Cortina
Anno di pubblicazione: 2020
Pagine: 152
Prezzo: 16 euro
Isbn: 9788832851489

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Massimo Stillo

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