Desiderio di vita – Ontologia e violenza

Massimo Stillo

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Adorno, Canetti e Gehlen sono autori molto diversi tra loro ma che hanno segnato in profondità il pensiero del XX secolo.  Adorno è ancora oggi molto attuale per la sua critica della società industriale e capitalistica e alcuni suoi libri hanno rappresentato un punto di riferimento per la riflessione sociologica e filosofica. Basti ricordare i Minima Moralia che, in forma aforistica, segnavano la crisi dell’uomo contemporaneo; o la Dialettica dell’illuminismo dove, insieme ad Horkheimer, si esprimeva l’impasse della razionalità illuministica rovesciatasi nel contrario del totalitarismo. Sarà un suo allievo, J. Habermas, a provare a superare la crisi della razionalità attraverso l’interazione comunicativa capace di liberare nuovi potenziali emancipativi.


Canetti è stato anche scrittore, con un’opera fondamentale come Auto da fè e con la splendida autobiografia che si apre con La lingua salvata; ma nel dialogo con Adorno, che Mimesis pubblica ora con il titolo Desiderio di vita – Conversazioni sulle metamorfosi dell’umano, viene discusso soprattutto Massa e potere, vera opera-monstre che ebbe una lunghissima gestazione (circa quarant’anni e considerata dal suo stesso autore come l’opera di una vita). Le masse invisibili, la paura del contatto, i simboli della massa e le mute sono oggetto del colloquio tra Adorno e Canetti; sullo sfondo la psicologia delle masse di Gustave Le Bon e lo stesso Freud.

Nell’altro dialogo, sempre con Adorno, abbiamo la figura di Arnold Gehlen che si è cimentato in particolare sulla questione della tecnica che diventa infatti oggetto di discussione con l’esponente della scuola di Francoforte. Di questo autore ricordiamo soprattutto L’uomo. La sua natura e il suo posto nel mondo. 

La tecnica è uno degli àmbiti privilegiati della riflessione filosofica come nel caso di Emanuele Severino di cui Mimesis pubblica Ontologia e violenza.Lezioni milanesi (2016-2017).Se la vita, come indica il titolo, è in continuo cambiamento allora le cose mutano e diventano altro da sé. Emanuele Severino sviluppa la sua nota analisi filosofica che esprime l’impossibilità che l’essere possa non essere (e sappiamo che, nella prospettiva del filosofo,  anche un piccolo cambiamento implica il passaggio dall’essere al non essere). Questa proposta sembrerebbe agli antipodi rispetto alle conversazioni precedenti. Eppure potrebbe essere proficuo metterle a confronto. Anche qui si può cogliere un rovesciamento, quello tra le forze che utilizzano la tecnica come mezzo (Cristianesimo, Capitalismo ecc.) e la tecnica come fine che, proprio nel suo espandersi, rende quelle forze stesse mezzi del suo potenziamento.

Nel dialogo tra Adorno e Gehlen che ha per oggetto la sociologia come scienza dell’uomo, si intravede una prospettiva diversa con il primo che coglie nella tecnica anche i rapporti di produzione contro un’idea astratta di razionalità tecnica; il secondo che fa luce sulla novità della società moderna che, nel suo progresso, consente un accesso sempre più ampio di beni e stimoli ma anche il rischio di un livellamento e di una omologazione delle differenze. E, aggiungiamo, quello di una colonizzazione del vivente da parte di forze anonime e impersonali. (Massimo Stillo)

Theodor W. Adorno è stato uno dei massimi rappresentanti della cosiddetta Scuola di Francoforte. Ha scritto  opere fondamentali. Oltre a quelle già citate, ricordiamo Dialettica negativa (1966) e Teoria estetica (1970).

Elias Canetti scrittore e sociologo bulgaro è noto soprattutto per l’imponente Massa e potere (1960) e Auto da fè (1935). Da ricordare anche l’autobiografia in più volumi La lingua salvata, Il frutto del fuoco e Il gioco degli occhi.

Arnold Gehlen è uno dei maggiori rappresentanti dell’antropologia filosofica. Tra le sue opere più significative L’uomo nell’era della tecnica (1957).

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Massimo Stillo

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