Un sacchetto di biglie

Antonella Stoppini

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Un sacchetto di biglieUn sacchetto di biglie (Bur 2018) di Joseph Joffo è il bestseller che l’autore francese scrisse nel 1973, dal quale è stato tratto l’omonimo film diretto da Christian Duguay, con Dorian Le Clech e Batyste Fleurial.


Parigi 1941. Nella Ville Lumière occupata dai nazisti, i piccoli Maurice di 12 anni e il fratellino decenne Joseph vivevano in un quartiere popolare nel XVIII Arrondissement. La loro infanzia trascorreva tra l’andare a scuola e giocare con le biglie di vetro che facevano correre sul marciapiede. La preferita del vivace Joseph era la biglia di terracotta con la vernice scheggiata che creava sulla sua superficie delle asperità, dei disegni, come il mappamondo che aveva in classe, in piccolo. In rue de Clignancourt c’era la bottega del padre con le lettere dipinte sulla facciata, grandi e larghe, scritte in bella calligrafia “Joffo – Parrucchiere”.

Nel negozio che profumava di lavanda e violetta, e si avvertiva l’odore pulito degli asciugamani e il ticchettio delle forbici, erano presenti di solito gli stessi clienti, come Monsieur Duvallier, il quale gradiva l’ambiente e le chiacchiere. Un giorno era stato affisso al vetro della bottega, un piccolo avviso, fondo giallo e lettere nere: “yiddish geschäft” (“negozio ebreo”). Un’altra novità era stata l’obbligo per tutti gli ebrei di indossare la stella gialla cucita a grossi punti sugli abiti. Nella terra della Libertà – Uguaglianza – Fratellanza, non si poteva più entrare nei cinema e teatri, escludendo in questo modo gli ebrei dalla vita pubblica. Il mondo intorno ai piccoli Joffo stava cambiando e Joseph sentiva la collera montare per la rabbia di non capire. “Sì, ragazzi, partirete oggi, è il vostro turno”. Una sera il padre Joffo aveva annunciato ai suoi bambini che era giunto il momento di partire per raggiungere i fratelli maggiori Henri e Albert a Mentone, nella zona libera del Maresciallo Pétain. L’infanzia dei due fratellini stava per terminare mentre un viaggio pericoloso verso la salvezza stava per iniziare.

Nel Prologo del volume, l’autore francese avverte che il libro non è opera di uno storico ma nasce dai suoi ricordi di bambino di dieci anni, che ha raccontato la sua avventura ai tempi dell’occupazione. A ragione Joffo sostiene che, dopo trent’anni, la memoria e l’oblio possono aver trasformato qualche infimo dettaglio ma l’essenziale rimane, nella sua autenticità, nella sua tenerezza, nella sua ridicolaggine senza dimenticare l’angoscia vissuta. Joseph e Maurice, con coraggio e inventiva, riescono a sopravvivere alle atrocità naziste scoprendo la malvagità e la generosità. Valida lettura nella Giornata della Memoria per non dimenticare.

“Guardando dormire mio figlio non posso che augurarmi una cosa: che mai provi il tempo della sofferenza e della paura come lo ho conosciuto io durante quegli anni. Ma cos’ho da temere? Cose del genere non si riprodurranno più, mai più”.

Joseph Joffo, figlio di parrucchieri, nasce a Parigi nel 1931 e trascorre la sua infanzia nel XVIII arrondissement di Parigi in un quartiere popolare, passando il tempo a giocare e fare monellerie, invece di studiare. Quando scoppia la II Guerra Mondiale e Parigi viene occupata dai tedeschi, Joseph si trova a vivere la difficile esperienza dei bambini dell’Olocausto. I membri della famiglia Joffo decidono di disperdersi per sfuggire alla cattura e alla deportazione e Joseph, insieme al fratello Maurice, si dirige verso il Sud della Francia, allora occupato dagli italiani. Il viaggio è pieno di avventure e di pericoli superati con fantasia e coraggio. Dopo la guerra, la famiglia Joffo si ritrova, tranne il padre catturato e ucciso in un campo di sterminio. Per un po’ Joseph si dedica all’attività di parrucchiere ma a un certo punto, a causa di un incidente sportivo che lo immobilizza per alcune settimane, decide di mettere per iscritto i ricordi che lo tormentano. Nasce così il suo primo, e più noto, romanzo Un sacchetto di biglie. Scrive in seguito altri romanzi di memorie, come Anna e la sua orchestra (1975) in cui racconta la gioventù di sua madre, Baby-foot, La jeune fille au pair (1993), che racconta dell’arrivo di una ragazza alla pari tedesca, subito dopo la guerra, in una famiglia ebraica. Oggi Joseph Joffo ha tre figli e abita a Parigi, dove possiede un’attività di parrucchiere.

Autore: Joseph Joffo
Titolo: Un sacchetto di biglie
Editore: Bur
Anno di pubblicazione: 2018
Prezzo: 14 euro
Pagine: 276

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Antonella Stoppini

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