Sette vizi napoletani, la recensione

Simona Vitale

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Musica ed emozione, ironia e tante risate, divertimento e riflessione sono sicuramente alcune delle parole che possono descrivere lo spettacolo teatrale Sette vizi napoletani, portato in scena al Teatro Manfredi del Lido di Ostia – Roma da Gianfranco e Massimiliano Gallo dal 28 novembre al 3 dicembre 2017.

Nello scenario dell’intimo e accogliente teatro di Ostia la vivacità partenopea ha convinto il pubblico presente con un’ora e trenta di musica, comicità, impegno sociale (tra cui lo spazio al dramma delle morti bianche), divertimento e poesia. Quella poesia “musicata” che ha spaziato da Nunzio Gallo, famoso cantante napoletano e padre dei due attori in scena, passando per Vincenzo Russo e Pino Daniele.

Due nomi, una garanzia. Gianfranco e Massimiliano, infatti, sono due esponenti illustri del teatro e della musica napoletana e non solo, figli d’arte di quel mito che fu Nunzio Gallo. In particolare, gli appassionati della serie TV Gomorra, attualmente in onda su Sky Atlantic con la sua terza stagione, ricorderanno come Gianfranco Gallo sia uno dei protagonisti della serie ispirata al best seller di Roberto Saviano, nel ruolo di Giuseppe Avitabile, che non poco filo da torcere darà a Genny Savastano. Ma questa è un’altra storia.

Sette Vizi Napoletani

Sette vizi napoletani si propone di raccontare, in maniera passionale, coinvolgente e diretta quelli che sono i vizi di un popolo che vive in una delle città più belle del mondo, bagnata dall’azzurro del mare e baciata (quasi sempre) dal sole. Questi vizi, sulla falsariga di quelli capitali, presentano nomi che, senza spiegazione, sarebbero incomprensibili per chiunque non abiti a Napoli: la Bizzuocaria, la Vittimismeria, la Sfrantummazione, la Maschimeschinità, la Scassoneria e la Gomorra.

Gianfranco Gallo è l’autore di Sette vizi napoletani, nato dalla consapevolezza di vivere in una città affascinante come poche, ma anche ricca di quei difetti che il suo un popolo fa spesso fatica ad ammettere.

Giancarlo Gallo ha espresso in questi termini, come riportato da Napoli Today, la genesi dello spettacolo teatrale da lui ideato.

Sette vizi napoletani, la magia della chitarra di Antonio Maiello

A far da sottofondo a Sette vizi napoletani c’è un imprenscindibile elemento musicale, grazie alla chitarra acustica del bravissimo Antonio Maiello che in apertura delle due parti ha offerto al pubblico attimi di pura estasi.

Una chitarra magnifica che ha accompagnato i fratelli Gallo cimentarsi in brani storici, della tradizione musicale napoletana e non, come Qualcosa arriverà,  Acqua ‘e rose’, Pace e Serenità di Pino Daniele, ‘A cchiu’ bella cosa” di Totò e tante altre.

Sette Vizi Napoletani, risate e riflessione su argomenti delicati

A Sette Vizi Napoletani ha partecipato anche l’attore Marco Palmieri, autore di un toccante monologo sulla omosessualità, che ha emozionato il pubblico, tra una risata e l’altra dovuta alla “cazzimma” e all’esasperata capacità del napoletano di sentirsi spesso vittima degli eventi, che ci riporta anche al settimo vizio, quello della Camorra. Un vizio appena descritto, appena accennato dai Gallo, che però rende bene quel senso di impotenza che spesso impedisce di reagire e cambiare il sistema delle cose, un sistema del quale troppe persone fanno remissivamente parte.

Gianfranco e Massimiliano Gallo, con i sette vizi napoletani, ci conducono, dunque, ad assaporare una Napoli intima e sicuramente meno stereotipata del solito. Una città popolata di persone generose, allegre e solari, che contrappongono l’unicità dei loro pregi a quella dei loro difetti, con nomi coniati dallo stesso Gianfranco Gallo.

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Simona Vitale

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