La paranza dei bambini al Piccolo Eliseo

Stefano Giovinazzo

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manifesto la paranza
Credits: Teatro Piccolo Eliseo

Tutto e subito. È il leitmotiv, lo spirito e la vita veloce de La paranza dei bambini, una parte senza speranza dei giovani di Napoli (ma non solo) rappresentata nello spettacolo di Mario Gelardi e Roberto Saviano, con la collaborazione alla regia di Carlo Caracciolo, andato in scena al teatro Piccolo Eliseo di Roma dal 29 novembre al 17 dicembre. Il regista e lo scrittore tornano a lavorare insieme dopo l’esperienza molto positiva di Gomorra. La produzione nasce dal progetto del Nuovo Teatro Sanità.


Nessuna paura: sfida, potere, soldi, a tutti i costi. Sono i ragazzi della paranza, ispirati dal libro bestseller di Saviano, in libreria nel 2016 per la casa editrice Feltrinelli. Giovani disposti a tutto per emergere, vite lasciate allo sbando ma che da quel dramma vogliono uscirne subito e da “vincitori”. Anche col sangue.

La rappresentazione al Piccolo Eliseo, un’ora e mezza senza interruzioni, ha messo in luce una parte di Napoli in lotta con se stessa. Napoli, tuttavia, è solo il luogo dei fatti ma rappresenta lo specchio di una civiltà più ampia e malata. Napoli come altre città a rischio in tutto il mondo. I giovani della paranza, oggi, vivono un’adolescenza pericolosa in ogni dove: un’adolescenza cinica, violenta, divisa in cui l’unica velleità per i ragazzi capitanati da Nicolas “Maraja” Fiorillo, letteralmente “il grande re”, interpretato magistralmente da Riccardo Ciccarelli, è quella di conquistare tutto, facendo squadra ma pronti anche a tradire. Salire rapidamente in alto anche se poi il salto in basso sarà fatale.

Sul palcoscenico Ivan Castiglione, nel ruolo cardine del boss Copacabana, alla prese con la prepotenza e l’irruenza dei ragazzi della paranza. Un mondo irreversibile in cui chi sta dentro vuole arrivare ‘n coppa mentre chi sta fuori ha un unico obiettivo: “Il mio desiderio più grande è entrare nella Paranza” come dirà Dumbo. Una scelta senza possibilità di ritorno, una discesa agli inferi nel cuore di Forcella, un sistema che è un tritacarne di sentimenti e valori.

Oltre a Ciccarelli, già attore nella serie tv Gomorra attualmente in onda su Sky, nel cast troviamo: Vincenzo Antonucci, Luigi Bignone, Antimo Casertano, Mariano Coletti, Giampiero de Concilio, Simone Fiorillo, Carlo Geltrude, Enrico Maria Pacini, Antonio Orefice.

Ecco l’intervista esclusiva a Riccardo Ciccarelli in cui l’attore napoletano svela alcuni interessanti aspetti del suo mestiere di attore.

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Credits: Riccardo Ciccarelli

Fare teatro a Napoli, farlo alla Sanità. Cosa significa per te oggi essere impegnato in un lavoro, quello dell’attore, ancora tanto ambito in un territorio da sempre patria della teatralità?

Il teatro è uno strumento duttile che consente la diffusione della cultura e lo sviluppo di relazioni attraverso il gioco, la festa, l’azione creativa ed espressiva. È  un luogo in cui il corpo, attraverso i gesti e la voce, esprime e libera le sue emozioni e riconosce quelle altrui. È un modo per imparare a conoscersi, a prendere coscienza di sé e degli altri, a comunicare, a esprimersi e ad interagire. Questa è la strada che porta a diventare attori di teatro e della vita. Oggi giorno essere attori è per me una missione. L’obiettivo è quello di risvegliare la coscienza e la curiosità degli spettatori attraverso una relazione umana vera fatta di carne e ossa e non. Filtrata attraverso lo schermo di un i-Phone. Siamo troppo abituati al digitale. Il teatro è oggi giorno l’ultimo strumento dell’umanità per salvarsi. Il compito invece è chiaramente quello di affascinare, sedurre, divertire, sconvolgere, insomma intrattenere… la noia non porta attenzione.

La paranza dei bambini racconta una Napoli attuale: sanguigna, verace, violenta. Com’è il tuo rapporto con la città, soprattutto il tuo rione, e qual è stata la preparazione necessaria per lo spettacolo?

Io sono nato e cresciuto in periferia quindi anche determinate realtà “brutte” le ho conosciute sin da bambino ma le ho sempre conosciute per quello che sono, effetto di una società malata, che guarda dall’altra parte quando le cose brutte non la riguardano in prima persona. Io ho deciso di diventare un attore per raccontare i miei pensieri e la realtà che ci circonda ed è per questo che la preparazione ad uno spettacolo come questo forse è cominciata dalla mia infanzia si potrebbe dire. Ho sempre avuto voglia di raccontare queste storie perché raccontare un problema vuol dire conoscerlo sotto vari aspetti, vuol dire fare un primo passo verso una possibile soluzione …

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Credits: Riccardo Ciccarelli

Saviano, Gomorra e Napoli. Qual è il tuo rapporto con Roberto e cosa pensi prima da attore e poi da spettatore sia della serie tv in cui hai recitato che dello spettacolo teatrale diretto da Mario Gelardi?

Come ogni prodotto di Roberto Saviano, Gomorra e la paranza sono progetti di qualità non solo per i contenuti ma anche per forma. Inutile parlare di Gomorra: il fatto che questa straordinaria serie italiana sia seguita in tutto il mondo è qualcosa che riempie di orgoglio un po’ tutti gli italiani che lavorano in questo settore e non solo. La paranza dei bambini per la regia di Mario Gelardi continua un racconto cominciato 10 anni fa da Roberto Saviano col suo libro. L’esigenza dello scrittore è cambiata stavolta più che le dinamiche criminali sono raccontate e analizzate le dinamiche interiori di giovani adolescenti che vivono in posti difficili. Vengono analizzati i sentimenti che li portano ad agire in determinati modi, anche noi a teatro li raccontiamo senza giudizio, quello lo lasciamo agli spettatori. Noi proviamo a vivere quelle situazioni e proviamo a replicarle nella maniera più genuina possibile perché solo in questo modo rendiamo giustizia al nostro racconto. Inoltre nello spettacolo la scelta di trasformare il tutto in fumetto, la scelta di rendere questo racconto così epico è dovuta all’esigenza di trasformarlo in un racconto universale che possa parlare a tutti ma soprattutto a tutti i giovani del mondo.

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Rappresentare Napoli altrove. Che esigenza c’è oggi di raccontare una Napoli ancora più intima, vera che tocchi con mano i suoi problemi ma che mostri a tutti, fuori dai luoghi comuni, la meravigliosa faccia di un popolo pronto a rialzarsi sempre.

L’esigenza oggi nasce dal bisogno di gridare che queste realtà raccontate più volte, presenti nella città di Napoli sono realtà presenti in tutte le città del mondo e quindi quella mentalità di cui parliamo quella ricerca del denaro, della coca, del potere è una mentalità che purtroppo per noi è diffusa ormai in molti giovani del nostro pianeta ed è frutto della nostra condotta. Noi adulti dobbiamo tutti farci un esame di coscienza, porre delle domande a noi stessi (e in questo il teatro aiuta) capire anche i nostri errori non solo quelli degli altri…

Il tuo ruolo ne La paranza dei bambini è di leader: ordina i ragazzi della paranza, sfida e propone ai boss la via, ha un obiettivo ed è pronto a tutto. Fuori dal palcoscenico Riccardo Ciccarelli com’è nella sua Napoli? È un ruolo cercato e voluto o ti è stato assegnato?

Credo che ciò che ho detto fin ora renda l’idea di quale sia il mio obiettivo come attore e nella vita. Per quanto riguarda il ruolo è un tipo di ruolo che cerco sempre, sono stato provinato ma sicuramente la mia conoscenza col regista Mario Gelardi ha inciso sicuramente nel senso che Mario mi conosce bene e sapeva da subito che avrei preso questo progetto a cuore fino in fondo, fino all’ultima energia. Sapeva questo di me come di Ivan Castiglione che già 10 anni fa recitava in Gomorra, la versione teatrale per la regia appunto di Gelardi.

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Stefano Giovinazzo

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