Essere marxisti in filosofia

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Essere marxisti in filosofiaEssere marxisti in filosofia (Edizioni Dedalo 2017, a cura e prefazione di G.M. Goshgarian, traduzione di Vito Carrassi) di Louis Althusser, è una bella iniziativa editoriale della casa editrice barese. Come il precedente Filosofia per non filosofi (pubblicato dalla medesima casa editrice) ci aiuta ad entrare nel laboratorio filosofico (si farebbe meglio a dire antifilosofico) del pensatore franco-algerino. L’introduzione di G. M. Goshgarian ricostruisce la genesi dell’opera postuma, scritta nel 1976, pubblicata in Francia nel 2015 ed ora pubblicata in Italia.


Il primo capitolo, intitolato L’asino di Groucha, è una piacevolissima introduzione “narrativa” in cui i filosofi di ogni epoca dialogano tra loro. Il discorso filosofico prosegue in maniera decostruttiva, procedendo attraverso le coppie concettuali soggetto-oggetto (e la conseguente teoria della conoscenza) e origine-fine. A partire da Cartesio, la posizione idealista si dimostra incapace a garantire (a fondare) le sue posizioni; Descartes cercando il fondamento della certezza conoscitiva, oltre ogni dubbio, procede in un regresso infinito, non potendo il percorso fondativo arrestarsi. Stesso discorso vale per Kant e il soggetto trascendentale e, possiamo dire, per (quasi) l’intera tradizione filosofica.

Il problema è, dal punto di vista materialistico, non cercare ciò che garantisce la conoscenza. Il problema, dal punto di vista materialistico althusseriano, non è trovare un inizio filosofico, un fondamento da cui dipanare l’argomentazione. I tentativi dei filosofi del passato di giungervi sono illusori in quanto quei fondamenti (come il cogito ergo sum) hanno alle loro spalle una storia e quindi non sono un vero e proprio inizio. Questo significa che il discorso filosofico materialistico può iniziare in qualsiasi punto, non essendovi un punto privilegiato che garantisca la correttezza del discorso o un fine a cui giungere. Da qui il celebre “processo senza soggetto” argomentato nel volume.

La filosofia non è teoria della conoscenza, tanto meno una scienza. Non cerca l’oggettività verificabile sperimentalmente. La filosofia non è nemmeno ontologia ma è presa di posizione all’interno di un campo di battaglia e, in questo senso, produce degli effetti perché coinvolge la società. Per Althusser, la filosofia è un campo di battaglia, una guerra teorica tra posizioni diverse e conflittuali. Nessuna pace perpetua ma agonismo che implica un correlarsi (proprio perché opponentesi) delle teorie.

Di contro a questa tradizione filosofica decostruita, ci sono altre linee di pensiero che mostrano un’altra tendenza. Una linea che passa da Epicuro e Spinoza per approdare infine a Marx. Quest’ultimo ha fondato una nuova scienza della storia. Una storia analizzata nel quadro di una lotta tra classi (dominanti e dominati).

Importante anche ricordare l’analisi del concetto di “incontro” (per cui si parla per Althusser di materialismo aleatorio) e la questione della dittatura del proletariato che mise il filosofo contro l’abbandono imminente, da parte del partito comunista francese, di questo concetto.

Per concludere, si tratta di una lettura interessante e piacevole nello stile dove l’intreccio tra storia, filosofia e politica è molto stretto. Una lettura forse inattuale ma anche per questo necessaria.

Louis Althusser, figura di riferimento della filosofia della seconda metà del Novecento, è stato un esponente di punta dello strutturalismo francese e un originale interprete di Marx e del marxismo. Tra le sue opere più celebri, Per Marx e Leggere il Capitale; per le edizioni Dedalo è stato recentemente pubblicato Filosofia per non filosofi.

Autore: Louis Althusser
Titolo: Essere marxisti in filosofia
Editore: Dedalo
anno di pubblicazione: 2017
Prezzo: 18 euro
Pagine: 256

* articolo di Massimo Stillo

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