I giorni del ritorno

Alessandra Stoppini

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I giorni del ritornoI giorni del ritorno (Garzanti 2017) è il seguito del romanzo L’inverno si era sbagliato pubblicato dalla giornalista e scrittrice londinese Louisa Young nel 2011, per la cui la stesura della trama ha tratto ispirazione dalla nonna, che nel periodo della Grande Guerra aveva lavorato con i primi chirurghi plastici.


“Il mio sangue ci ha messo dieci anni a guarire”. Una frase di Addio a tutto questo, autobiografia di Robert Graves nella quale il poeta e scrittore inglese si sofferma sulla sua esperienza come ufficiale durante la I Guerra Mondiale, è il significativo esergo del testo che pone l’accento sul ritorno a casa dei reduci deturpati nel volto e nell’anima.

Londra, marzo 1919. Il Capitano Riley Purefoy e Nadine Waveney, finalmente coronavano il loro sogno d’amore iniziato durante l’infanzia, proseguito durante l’adolescenza e culminato durante i dolorosi anni del conflitto. Un amore osteggiato dai genitori di Nadine, perché il giovane non apparteneva alla loro classe sociale. Riley non solo era un figlio della working-class, ma soprattutto il militare era tornato dal fronte con la mandibola ricostruita dal chirurgo plastico. Adesso non solo era un tormento mangiare e bere (Riley usava una cannuccia di ottone inciso ricavata da un proiettile di granata) ma quali prospettive poteva avere mai un “eroe ferito” in tempo di pace? L’idea di Purefoy era di candidarsi alle prossime elezioni per il partito laburista, giacché il ragazzo si era affezionato ai concetti di pace e giustizia. Un anno e mezzo dopo essersi allontanato barcollando dal campo di battaglia, Purefoy quando gli capitava di pensare alla guerra, pensava più a quella futura e a come impedirla, ai futuri bambini e a come proteggerli o al futuro dei feriti come lui e a come migliorarlo. “Ma se c’era un insegnamento che aveva tratto dall’esperienza di essere fatto a pezzi e poi rattoppato, era questo: ora è il momento buono per fare quello che vuoi”. Nadine, “bellissima, adorabile, ragazza combattiva”, sarebbe sempre stata di conforto nei confronti di suo marito, incoraggiandolo, sostenendolo, in parole povere, amandolo. “Da settimane pensava a quel momento. Sarebbe stato diverso, adesso che erano sposati”.

Riley e Nadine si erano uniti in matrimonio circondati da una bellissima ondata effimera di fioritura londinese che coronava una città che era stata in guerra per così tanto tempo da non sapere come comportarsi. Alla cerimonia erano presenti Peter Locke, ex ufficiale in comando di Purefoy e testimone dello sposo, la cugina di Peter, Rose, brava infermiera, damigella d’onore in guanti bianchi, e il figlio di Peter, Tom, il paggetto. Fu una bella cerimonia e una giornata felice. Nessuno fece cenno ai timori che qualcuno poteva avere per il futuro di quel matrimonio, per il suo inizio precipitoso, per le anime malconce dello sposo e della sposa. “Era l’occasione buona per non parlarne. Nessuno voleva ricordare niente agli altri. Come se qualcuno avesse dimenticato”.

Louisa Young, londinese, discende da una famiglia di scrittori, scultori e poeti, fa la giornalista e scrive regolarmente per il Guardian. Il suo primo romanzo Baby Love è stato candidato all’Orange Prize. The Heroes’ Welcome è tradotto da Roberta Scarabelli.

Autore: Louisa Young
Titolo: I giorni del ritorno
Editore: Garzanti
Anno di pubblicazione: 2017
Prezzo: 18 euro
Pagine: 279

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Alessandra Stoppini

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