Finché notte non sia più

Alessandra Stoppini

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Finché notte non sia più Per il titolo del romanzo Finché notte non sia più di Nòvita Amadei (Neri Pozza 2016) l’autrice ha tratto ispirazione da un verso di una poesia di Emily Dickinson. “Lenta – notte – da consumare Come Granelli su una spiaggia troppo impercettibili da notare Finché notte – non sia più”.


Caterina era una giovane donna che si era concessa un anno sabbatico nel Sud-Ovest della Francia per sfuggire all’amore possessivo della madre e marcare la distanza con la sua famiglia “e il rione usurato dov’era nata”. Delio era “un uomo silvestre” di settant’anni ammalato di malinconia vedovo da poco tempo. Teresa era volata via ma lui continuava a fissare il cielo per cercarla.

Caterina e Delio si erano conosciuti al Liliane Coiffure, il negozio di parrucchiere che Liliana, la zia di Caterina aveva aperto in quel “borgo di campagna dall’aria fragrante”, quando aveva lasciato Roma per sempre, per seguire il suo innamorato francese. La sensibilità acutissima di Caterina, specializzata in infermieristica geriatrica, aveva intuito subito il disagio fisico e psichico di Delio, depresso non solo per l’assenza della moglie Teresa ma soprattutto per il figlio Daniele che non vedeva da quattro anni, “ramo fragile della sua vita, a cui avrebbe voluto aggrapparsi e su cui invece rimaneva sospeso a sentire il vuoto sotto”.

Delio era quindi rimasto solo nel podere impreziosito da quel frutteto che Teresa aveva curato con passione, l’unica compagnia era data da Ramingo, l’anziano e malandato cane di undici anni che ormai non correva, non saltava, gli occhi non vedevano quasi più e vagavano rassegnati. I vicini Aron e Rose cercavano di risollevare lo spirito di Delio, ma l’impresa appariva ardua. Solo il trasferimento di Caterina, “ragazza di poche cose”, in un piccolo appartamento destinato a Daniele attiguo al casolare di Delio, aveva risanato l’animo affranto di un uomo che finora aveva vissuto nella solitudine dei campi, al centro di una campagna sperduta che aveva come padrone solo il vento. “Sono un italiano all’estero, un migrante, e questa è un’identità con i suoi connotati, un’identità à part entière come direbbe Teresa che adorava quest’espressione”. Nel frattempo all’orizzonte si profilava il ritorno del figliol prodigo. “Speravo che saresti tornato”.

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Alessandra Stoppini

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