Daphne

Alessandra Stoppini

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daphneNel volume Daphne di Tatiana de Rosnay (Neri Pozza 2016), l’autrice, partendo da una significativa frase di Daphne du Maurier (1907-1989): “Scompaiono le persone e le cose, non i luoghi” posta come esergo, rievoca con passione e perizia la vita della prolifica scrittrice britannica tradotta in più di venti lingue.


Se è vero che “il bambino che ha il destino di essere scrittore è aperto a tutti i venti”, la ricerca di de Rosnay parte da lì, dove tutto ebbe inizio, da Mayfair, quartiere londinese dalle vie calme e residenziali dove si susseguono tuttora case identiche come Cumberland Terrace dove al numero 24, il 13 maggio 1907, dietro a un portoncino bianco nacque “una scrittrice enigmatica e famosa”. Daphne du Maurier fin dai primi anni di vita si era sentita istintivamente legata al padre Sir Gerald du Murier, celebre attore teatrale dell’epoca. “C’era una relazione particolare tra loro due, un legame che non saprebbe descrivere, un legame segreto, forte”.

Grazie a Daddy, uomo affascinante, eterna sigaretta tra le labbra, dal patronimico dalle sonorità francesi, le tre bimbe du Maurier (Angela, Daphne e Jeanne), avevano inventato un gergo personale, una specie di codice. Anche Mummy, Muriel Beaumont, faceva l’attrice ma dopo il matrimonio, la donna aveva deciso di non recitare più. Daphne bambina curiosa di tutto, dotata fin da piccola di un vasto mondo immaginario (avrebbe voluto essere un maschio al quale aveva assegnato il nome di Eric Avon), amava passeggiare insieme alla tata e alle sorelle a Regent’s Park dove spesso incontravano i cinque cugini maschi Llewellyn Davies, adottati dopo la morte di entrambi i genitori, da J. M. Barrie, il creatore di “Peter Pan”, magica fiaba che le piccole non si stancavano mai di sentire e di interpretare. Nel frattempo era scoppiata la I Guerra Mondiale, Gerald continuava a fare l’attore con successo, nel 1916 Daddy aveva acquistato Cannon Hall, prestigiosa dimora al numero 14 di Cannon Place.

Terminata la Grande Guerra che aveva cambiato tutto, e dove niente era come prima, Daphne, dopo una serie di viaggi all’estero con la famiglia che le avevano aperto ancor di più la mente, già appassionata di letteratura inglese e francese, a diciotto anni si era trasferita a Parigi per completare privatamente i suoi studi. Fondamentale per l’educazione sentimentale e culturale di Daphne si sarebbe rivelata la relazione segreta con la signorina Fernande Yvon, la direttrice del collegio femminile di Meudon nella regione dell’Île-de-France, a sud-ovest di Parigi frequentato da Daphne. Nel settembre del 1926 l’esistenza della du Maurier cambiò in seguito al viaggio insieme alla madre e alle sorelle in Cornovaglia, a Fowey nell’estremità sud-ovest dell’Inghilterra. Daphne, folgorata da quegli scenari d’incomparabile e selvaggia bellezza, scoprì la libertà di scrivere (qui l’autrice compose all’età di ventidue anni il suo primo romanzo “Spirito d’amore”), di camminare, “ di andare a zonzo, di salire una collina, di uscire in barca, di essere sola”.

“Manderley for Ever”, il titolo di questa suggestiva biografia romanzata, cita Manderley, la magione teatro delle memorabili vicende di “Rebecca” (1938), bestseller mondiale della du Maurier, dal quale fu tratto il film omonimo girato nel 1940 da Alfred Hitchcock protagonisti Joan Fontaine e Lawrence Olivier, che al pari del libro ebbe un successo planetario. Per la descrizione di Manderley la scrittrice s’ispirò a Menabilly dimora elisabettiana del XVI secolo in Cornovaglia, dove trascorse gli ultimi vent’anni della propria vita. Quanto mai variegate le fonti della de Rosnay che provengono dalle memorie della du Maurier, dalla sua corrispondenza, e dal relativo dossier “autore” consultato all’IMEC, l’Istituto della Memoria dell’Edizione Contemporanea. “Le memorie della sorella, Angela du Maurier, e di sua figlia, Flavia Leng, mi sono state indispensabili, così come lo sono state le tre biografie di Daphne du Maurier scritte rispettivamente da Margaret Foster, Jane Dunn e Judith Cook”, ha precisato la de Rosnay nelle note finali del testo. Oltre a una serie di splendide fotografie di famiglia in bianco e nero, il libro comprende l’albero genealogico per far meglio capire al lettore l’ascendenza francese della scrittrice, il codice “du Maurier” e i soprannomi che si davano in famiglia, la cartina della regione di Fowey in Cornovaglia dove a Ferryside c’è la casa che Gerald acquistò nel 1926 nella quale oggi vive il figlio di Daphne, Christian Browning, con la famiglia. “Ha l’impressione di essere arrivata a casa, in una contrada amata e alla quale sente di appartenere”.

Tatiana de Rosnay è nata nel 1961 a Neuillysur-Seine, nei sobborghi di Parigi. È di origine inglese, francese e russa. Laureata in letteratura inglese presso l’università di East Anglia, a Norwich, dal 1992 ha pubblicato otto romanzi, tra cui La chiave di Sara, apparso in 22 paesi. Collabora con la rivista “Elle”. Vive a Parigi con il marito e i suoi due figli. “Daphne” è tradotto da Alberto Folin.

Autore: Tatiana de Rosnay
Titolo: Daphne
Editore: Neri Pozza
Anno di pubblicazione: 2016
Prezzo: 18 euro
Pagine: 432

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Alessandra Stoppini

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